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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Giugno - ore 23.13

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Consumo del suolo in zone a forte rischio frana, i numeri spezzini

I dati Ispra e la mappa realizzata dal Sole 24 Ore.

Comune per Comune
Frana sulla provinciale 566

Cinque Terre - Val di Vara - “Le regioni con valori più elevati di popolazione a rischio frane residente in aree a pericolosità elevata o molto elevata sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Liguria. Se si prende in considerazione la percentuale di tale popolazione a rischio rispetto alla popolazione residente regionale i valori più elevati si registrano in Valle D’Aosta, Molise, Liguria, Abruzzo e Basilicata”. Lo si legge in un'indagine dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con dati aggiornati al 2019. Secondo l'Istituto, il 20 per cento del territorio nazionale è a pericolo frana, per quanto con intensità differenti; di questo ammontare, l'8.4 per cento è a rischio classificato come 'molto elevato' ed 'elevato'. Attingendo ai dati Ispra, Infodata - Il Sole 24 Ore, ha realizzato una mappa, comune per comune, che illustra “quanta parte del suolo è stato consumato nelle aree in cui il pericolo di gravi frane è maggiore”, citando il quotidiano economico milanese. Guardando allo Spezzino, emerge il dato del comune di Carrodano, dove Ispra rileva che è stato consumato il 58 per cento del suolo nelle aree a forte pericolo frane. Un valore che non ha pari nel resto della provincia. Seguono Carrodano i territori comunali di Bonassola (16 per cento), Bolano (14 per cento), Castelnuovo, Porto Venere e Vezzano (13 per cento), Luni (10 per cento). Tutti gli altri comuni sono sotto il dieci – il capoluogo è all'8 per cento di suolo consumato in aree a pericolosità di frana molto elevata -, mentre non è disponibile il dato dei comuni di Santo Stefano e Sarzana.

Delle circa 900mila frane censite nelle banche dati dei paesi europei, ricorda Ispra e riporta Il Sole, quasi due terzi si sono verificate in Italia. Fenomeni, spiega Ispra, “caratterizzati da velocità elevate, fino ad alcuni metri al secondo, e da elevata distruttività, spesso con gravi conseguenze in termini di perdita di vite umane, come ad esempio in Versilia (1996), a Sarno e Quindici (1998), in Piemonte e Valle d’Aosta (2000), in Val Canale (Friuli Venezia Giulia, 2003), a Messina (2009), a Borca di Cadore (2009), in Val di Vara, Cinque Terre e Lunigiana (2011), in Alta Val d’Isarco (2012) e a San Vito di Cadore (Belluno, 2015)“.

(foto di repertorio)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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