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Cronaca

Ambiente è Sviluppo, convegno a Riomaggiore. Bonanini: "Noi esempio di sviluppo sostenibile"

Franco Bonanini

Chi meglio delle Cinque Terre per ospitare un convegno sul rispetto dell’ambiente? Si è tenuto questo pomeriggio al Castello di Riomaggiore il convegno itinerante Ambiente è Sviluppo che fa tappa in Liguria dopo Taranto e prima di Siracusa. Una due giorni di lavori su un tema molto caro a chi ha reso le Cinque Terre un vero modello di sviluppo sostenibile non solo in territorio italiano. La conferenza odierna, che prevedeva l’intervento del sen. Sandro Bondi e del presidente della Regione Burlando assenti, si apre con i saluti di Franco Bonanini e del sindaco di Riomaggiore Lino Gogioso che raccontano come è avvenuto il rilancio di un territorio dalle mille risorse che si scontra con difficoltà logitiche geo-morfologiche: “Un lavoro che ci ha permesso di ringiovanire la popolazione fornendoci la speranza di mantenere determinati valori di sviluppo sostenibile” – spiegano in coro Bonanini, Giogoso e il vice-presidente della provincia Giacomelli.
Edoardo D’Avosso, presidente del Tribunale della Spezia sottolinea l’importanza del “bene ambiente”. E spiega come il tema sia materia giuridica: “I processi in materia riguardano la violazione della normativa in materia urbanistica. Altri procedimenti riguardano la normativa sullo stoccaggio dei rifiuti. Per fare qualche numero si contano 47 procedimenti nel 2008, 35 nel 2007, 47 nel 2006”. Conclusa la prima parte istituzionale, di saluto ed introduzione l’inizio vero e proprio dei lavori è Roberto Garofoli, consiglieri di stato, su “Danno ambientale, giurisdizione e rinascimento”. Cds vi propone il suo intervento: “E’ un tema di attualità piena e al tempo stesso delicatezza. Che cos’è l’ambiente? E’ un bene unitario, immateriale che pur comprendendo componenti differenti è ontologicamente distinto da queste e va considerato nella sua unitarietà. E il danno ambientale? Partendo dall’art.18 la legittimazione a chiedere un risarcimento per danno ambientale è riconosciuta allo stato. Il sistema del contenzioso inizia a cambiare con la nota direttiva comunitaria (35/2004) che da un lato impone agli stati un’autorità amministrativa deputata a rilevare il danno ambientale; dall’altro la medesima direttiva prevede che la materia del danno ambientale non può essere risolta soltanto mediante il meccanismo risarcitorio ma che altre tecniche a protezione dell’ambiente devono essere previste dagli ordinamenti statali. Così nasce il codice dell’ambiente: il ministro dell’ambiente oltre ad essere titolare dell’azione risarcitoria, è tenuto ad applicare una serie di misure riparatorie. Scompare la legittimazione della competenza degli enti territoriali: a questi enti è riconosciuta soltanto una legittimazione indiretta per la quale hanno la possibilità di impugnare gli atti del ministro, di sollecitare il ministro stesso ad adottare le misure riparatorie o di prevenzione, di imupgnare il silenzio serbato dal ministro. E l’argomento è tuttora al vaglio”.