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Giovedì a strasburgo

Andrea Giuliano contro l’Ungheria, attivista Lgbtqia spezzino attende una sentenza europea

La Corte europea dei diritti dell'uomo si esprimerà domani sulle violenze e sulle minacce ricevute a Budapest nel 2014. Il 39enne: "Anche in Italia la situazione in fatto di diritti è disastrosa, spero che il mio caso faccia riflettere".

Andrea Giuliano durante il Gay Pride a Budapest

L’incubo di Andrea Giuliano è iniziato nel 2014, quando la bandiera che esponeva al gay pride di Budapest venne ritenuta offensiva da un gruppo nazionalista ungherese (leggi qui). Le aggressioni e le intimidazioni ricevute lo hanno spinto l’attivista nato alla Spezia a rivolgersi alla Giustizia, senza ottenerne in cambio col solo ritiro delle assurde accuse a suo carico (qui). Oggi Andrea ha 39 anni e vive a Torino, dove prosegue il suo attivismo in ambito transfemminista, Lgbtqia (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queers, intersessuali e asessuali) e antifascista e lavora come freelancer in ambito socioculturale e sportivo. Anche attraverso la sua pagina Facebook The right to provoke ha portato avanti la sua battaglia quotidiana senza mollare un centimetro e venerdì pomeriggio alle 19.30 sarà ospite dell’Arci Canaletto per un evento (qui) organizzato da Raot in cui racconterà la sua esperienza e dialogherà con Federico Lera di Amnesty international e Matteo Sanelli di Uaar.

Domani, giovedì 2 settembre, la Corte europea dei diritti dell’uomo emetterà la sentenza sul caso che lo vede contrapposto allo Stato ungherese con il sostegno della Tasz, l’Unione ungherese per le libertà civili.

A oltre 7 anni dai fatti, la Corte europea dei diritti dell’uomo si esprimerà in merito alle violenze e alle persecuzioni subite a Budapest. Che cosa ti aspetti?
“Innanzitutto tengo a fare una doverosa precisazione: la Corte europea dei diritti dell’uomo non può obbligare nessuno Stato membro del Consiglio a riprendere le indagini. In parole povere: chiunque mi ha fatto del male è a piede libero, e così resterà. Detto questo, ammesso e non concesso che vinca la causa, ci si può aspettare una maggiore pressione della Commissione europea sull’Ungheria e una rinnovata attenzione sulle questioni Lgbtqia a livello europeo. Meglio di niente? Sì, ma resta il solito ‘passo avanti’ che serve a poco, se le destre avanzano ovunque e molto velocemente”.

In questi anni sono stati molti gli attestati di stima ricevuti per la tua attività a favore dei diritti Lgbtqia, ma immaginiamo ci siano stati anche momenti difficili, oltre al fermo subito negli scontri a Torino nel 2019. Hai temuto che potesse capitare di nuovo quanto avvenuto in Ungheria?
“Non ho ricevuto soltanto attestati di stima e dimostrazioni di solidarietà. Ho anche ricevuto molte critiche e sono stato ostracizzato da molte persone appartenenti alla comunità Lgbtqia decorosa e fiduciosa nelle istituzioni che si ostina a richiedere diritti anziché esigerli. Certo, considerando che da ormai più di sette anni vivo in un incubo, la shitstorm nei miei confronti non mi ha fatto piacere. Ma in tutta onestà non me ne frega niente del giudizio di persone disinformate che spesso non fanno nulla di concreto oltre a condividere slogan sui social. Oltre al caso ‘Giuliano v. Hungary’, e oltre a due processi già conclusi, è tuttora in corso una causa contro Ciro Esposito, un uomo che aggredì me e il mio grande amico Giuseppe Varchetta nel 2018 a Napoli, dove ci trovavamo per le riprese de ‘Il corpo dell’amore’, un docufilm andato in onda su RaiTre nel 2019. Questo caso è stato affidato al Giudice di pace, in quanto nel nostro Paese omo-lesbo-bi-transfobia, misoginia e abilismo sono solo ‘futili motivi’. Nel 2019, stavolta a Torino, sono stato brutalmente picchiato dalla Polizia (riportando ferite alla testa e una contusione alla schiena) e arrestato. La mia colpa? Aver semplicemente partecipato a una manifestazione contro lo sgombero di un centro sociale. Il processo non si è ancora concluso, ma a breve avrò occasione di rilasciare le mie dichiarazioni. Non mi farò tappare la bocca da nessuno. Non ho più paura perché gli ultimi anni mi hanno temprato”.

L’esplosione della pandemia ha coperto tutto sotto un manto comunicativo monotono, ma sul tema dei diritti civili gli Stati hanno comunque compiuto i loro passi. Come valuti la situazione in Italia? Come giudichi il clima di quest’ultimo periodo nei confronti della comunità Lgbtqia?
“Credo che la situazione italiana sia disastrosa, non solo per via del bigottismo imperante. La nostra sedicente sinistra ci ha sempre ricattato: secondo loro, è meglio una legge a metà piuttosto che nessuna legge (ve la ricordate la legge sulle unioni civili?), non ha il coraggio di prendere una posizione netta per non deludere l’elettorato cattolico e manca di autocritica, dando la colpa dei suoi fallimenti alla destra che naturalmente (e giustamente, da un punto di vista strategico) porta avanti la sua opposizione con discreto successo. Questa sedicente sinistra pone costantemente le minoranze dinanzi a un bivio: accontentarsi di briciole un poco alla volta illudendosi di vivere meglio entro un paio di anni, oppure stare di male in peggio. Intanto le minoranze oppresse continuano a subire: per esempio, solo nelle ultime settimane sono decine le persone Lgbtqia che hanno denunciato attacchi verbali, fisici e istituzionali dal Nord al Sud del nostro ‘bel Paese’. Tra i casi che ritengo più allucinanti c’è quello del Barattolo a Sud, bar di Leverano (Lecce) il cui titolare è stato attaccato fisicamente e verbalmente da tre uomini dichiaratamente fascisti, tra cui un poliziotto. E che dire delle numerose coppie Lgbtqia aggredite in spiaggia o in strada per un bacio? Oppure dell’urologo che si è sentito in diritto di commentare sulla vita sessuale di un uomo gay che voleva semplicemente controllare una cisti sebacea? Ciliegina sulla torta, Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, il 29 agosto si è scagliato contro il ddl Zan: ‘Ma davvero pensate che sia ragionevole che alle elementari facciamo la giornata di riflessione sull’omotransfobia? Ma andate al diavolo!’. Di che partito è? Del Pd”.

Questa sentenza avrà un enorme significato per te, ma quale valore potrà avere a livello continentale? Quanto potrà dire del giudizio europeo nei confronti delle politiche ungheresi?
“Analogamente a quanto ho detto riguardo alla situazione italiana, penso che il lavoro della Commissione europea in questo ambito sia piuttosto deludente. Nel mese di luglio sono state avviate procedure di infrazione contro Polonia e Ungheria per le loro politiche discriminatorie nei confronti della comunità Lgbtqia, ma tutto questo non basta. Non solo queste misure arrivano con grande, imperdonabile ritardo, ma ritengo gravissimo il fatto che tutt’ora la tutela dei diritti fondamentali della mia minoranza non sia obbligatoria in ogni Stato membro dell’Unione. A oggi, il Consiglio d’Europa pubblica “Raccomandazioni del Comitato dei ministri agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Raccomandazioni, appunto. Nulla di cui stupirsi, secondo me, vista la brutalità con cui l’Ue, il ‘faro dei diritti umani’, lascia che migliaia di persone muoiano alle porte del continente, delegando la gestione dei flussi migratori a Paesi come Libia e Turchia. Alcune vite valgono meno di altre, alla faccia dell’uguaglianza”.

Cosa accadrà se la sentenza sarà a tuo favore? E in caso contrario?
“A seguito della nuova legge che vieta la rappresentazione delle persone Lgbtqia in qualsiasi materiale destinato a bambin? e ragazz?, il partito di Viktor Orbán ha annunciato un referendum di cinque domande sulla ‘protezione dei bambini’ che si terrà all’inizio del 2022. Per mia natura non sono ottimista, ma spero che, a prescindere dal risultato, il mio caso faccia riflettere sulla condizione di tutte le minoranze oppresse sia in Ungheria (specialmente in vista del referendum), sia su scala continentale”.

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