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"lavoro e coesione siano centrali"

Bombardieri: "Ripresa se si fanno infrastrutture". Ghini: "Burocrazia e timidezza nemici temibili"

Dal consiglio confederale regionale della Uil.

Uil, consiglio confederale regionale ligure

“Il lavoro e la coesione sociale devono ritornare ad essere centrali nelle politiche economiche e sociali del Governo, del Paese, della Liguria”: lo ha affermato Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria, nell’ambito del Consiglio confederale che si è svolto oggi a Genova alla presenza di PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. “Abbiamo davanti agli occhi lo stato in cui versa il territorio, siamo in piena crisi per quanto riguarda la mobilità e i trasporti: ogni giorno sembra di ascoltare un bollettino di guerra, i blocchi e le code nelle nostre autostrade ci fanno perdere economia e arrestano il nostro sviluppo”, ha aggiunto Ghini.

“Questo Paese, e con esso la Liguria, ha la possibilità di riprendersi se, utilizzando le risorse che arriveranno dall’Europa, si doterà di infrastrutture – così il segretario generale Bombardieri, sollecitato dalle domande dei giornalisti a margine del Consiglio confederale -. Bisogna fare presto, però ed è ciò che stiamo chiedendo alla politica e al Governo: speriamo che le risposte arrivino velocemente. Inoltre, bisogna mettere insieme quanto previsto nel PNRR e le scelte di politica industriale. In questo quadro – ha precisato il leader della Uil – si inserisce anche il ragionamento sull’Ilva e, quindi, sull’acciaio che, per noi, continua a essere uno degli asset strategici del nostro Paese. Una volta deciso che abbiamo bisogno dell’acciaio, si dovrà stabilire come produrlo. Ci sono le risorse, occorre trasformare i processi produttivi e collegarli alle scelte di politica industriale”. Questa sera, poi, Bombardieri sarà al porto di Genova dove si incontrerà con il Consiglio di amministrazione e il consiglio dei delegati della Culmv, la storica società di servizi di quel sito, dove pochi giorni fa è stato sottoscritto un accordo sulla sicurezza sul lavoro. “Con quell’intesa – ha concluso il leader della Uil – è stato raggiunto un buon risultato, ma occorre proseguire su queste strada perché restano ancora aperte altre questioni, come in tutto il Paese, sulla sicurezza e sulla precarietà del lavoro”.

Nelle scorse settimane si è svolto il Forum Ambrosetti nel corso del quale è emerso un dato interessante: la Liguria è una delle regioni che avrebbe reagito meglio alla crisi innescata dalla pandemia. “Tuttavia pare anche che il territorio abbia bisogno di uno scatto decisivo – spiega Ghini – si parla di oltre 16 miliardi di investimenti da fare in infrastrutture, investimenti che, a onore di cronaca, erano previsti prima dell’arrivo del Covid, ma per i quali oggi manca una stima precisa per il futuro. Inoltre occorre abbattere la burocrazia, vera palla al piede dello sviluppo di questo Paese insieme alla corruzione”.

“I ritardi sui tempi di realizzazione delle grandi opere – si legge nella nota Uil – costano alla Liguria una mancata crescita del Pil dello 0,5%, pari a circa 700 milioni (stima al 2023). La Liguria ha bisogno di rendere il sistema dei porti liguri un modello di riferimento internazionale negli ambiti green e della digitalizzazione, di potenziare il sistema sanitario anche con la collaborazione dei privati, ma con il mantenimento del controllo pubblico, per arrivare a un modello di assistenza predittiva, personalizzata e capillare e a misura di persona. Occorre rendere la Liguria regione leader nella cybersecurity, puntando sia su aziende già presenti come Ansaldo, Cisco, Leonardo, Fincantieri, Piaggio ma creando anche opportunità di insediamento per nuove realtà, puntando sulla transizione ecologica per diventare un modello virtuoso in ambito internazionale. Occorre anche considerare il turismo una bella fetta di economia, non un accessorio perché in Liguria abbiamo il mare e i monti”.

“Possiamo fare tanto ma abbiamo di fronte due nemici temibili e terribili: la burocrazia e anche la timidezza, che hanno fatto tanti danni in passato e che, ancora oggi, sono elementi che arginano la ripartenza. Su questo, il modello Genova non ha fatto così tanta scuola. Abbiamo il dovere di sfruttare le opportunità, non farlo sarebbe qualcosa di intollerabile dopo le tragedie vissute da questo territorio”, conclude Ghini.

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