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Cultura identità: "Non etichettiamo negativamente la competizione"

Panorama della città

Abbiamo letto l’articolo a firma del direttore Fabio Lugarini “La generazione di “sdraiati” a cui vogliamo rispondere con queste riflessioni.

Se la nostra generazione, intendiamo quella di giovani di questi anni ‘20, puntasse sulla “competizione” non sarebbe poi così male; poiché si partirebbe da un presupposto secondo il quale, al termine della competizione stessa, avviene il riconoscimento di un valore capace di emergere dal competere fino a fare raggiungere un risultato.
Purtroppo non è così. In quanto la competizione, e che ci possa essere lo troviamo più che giusto, non implica il raggiungimento di un obbiettivo, qualunque esso sia ma riconoscibile in un personale primato. Riferire la competizione esclusivamente a una modalità aziendalista è certamente un errore. La competizione è presente nella vita di ogni giorno, nello studio, nel lavoro, nella politica, nelle arti, nello sport, in ogni campo in cui uomini e donne, giovani o meno giovani, si cimentano. Dunque la competizione è nella stessa natura umana fin dai tempi delle grotte di Lescaux. Esprime un valore a cui ambire cercando di primeggiare. La competizione a cui facciamo riferimento è ovviamente quella che esprime meriti, capacità di sacrificio, talento, dedizione. Il tema però non può prescindere da alcune domande: le istituzioni, i rappresentanti della categorie, i partiti politici, presenti anche sul territorio spezzino, mettono sempre tutti i giovani sullo stesso piano ai blocchi di partenza? Siamo tutti impegnati a competere sulla stessa strada, oppure a qualcuno sono concesse scorciatoie e discese, mentre altri affrontano salite? Concordiamo sul fatto che per cambiare un sistema, quello ad esempio che si esprime nella nostro micro mondo di riferimento, occorrerebbe per esempio capire e analizzare la situazione attuale in cui si trova la nostra città. Gli interessi dei giovani sono tanti, e spesso le voci tendono ad essere soffocate, per quale motivo? Per quale motivo non vengono offerte occasioni ai giovani di esprimere il proprio talento e, al contempo, avere occasioni offerte da chi dovrebbe fare i “nostri” interessi?
L’assenza più importante di questa “sistema” è proprio il dialogo. A questo proposito Cultura Identità si è più volta espressa, creando per l’appunto un progetto che unisce giovani e città. Noi non siamo avvezzi al lamento ma piuttosto alla proposta. Quindi perché invece di trovare in una condizione ideologizzata come quella appunto di etichettare negativamente il concetto di competizione, non unirsi facendo sistema da giovani per i giovani, nel rispetto delle diverse identità, ma tralasciando le varie correnti di pensiero eventualmente divisive, così da provare a dare risposte concrete ai nostri coetanei e al contempo denunciare quel che la classe dirigente di questa città non compie se non a favore di qualcuno.

Alessandro D’Asaro
Elena Conti
Cultura identità La Spezia