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Lsct, Authority e città ci riprovano con un accordo win-win-win

La penna che diede il via al porto per l'intesa che retrocede un pezzo di Calata Paita alla città già da inizio 2023. Il terminal nel terzo bacino pronto nel 2024 per i 2 milioni di Teu.

Alfredo Scalisi, Pierluigi Peracchini e Mario Sommariva

“Se stiamo insieme ci sarà un perché”. Si è conclusa con questa citazione canora la conferenza stampa di presentazione dell’accordo procedimentale siglato questa mattina tra l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale e La Spezia container terminal (leggi qui). Una battuta con la quale il presidente dell’Adsp Mario Sommariva ha voluto dare un segnale tranquillizzante per quel che riguarda il futuro del terminal. Come a dire: se siamo arrivati alla firma dell’accordo significa che entrambi i soci di Lsct remano dalla stessa parte.
“Io – aveva risposto pochi istanti prima l’ad di Lsct, Alfredo Scalisi, a chi gli chiedeva aggiornamenti sui rapporti tra i soci del terminal – rappresento Lsct, ovvero per il 60 per cento Contship e per il 40 per cento Msc. I rapporti tra le due parti sono tranquilli: si va avanti per lo sviluppo del terminal spezzino”.

E se il numero uno di Via del Molo ha utilizzato un verso di Riccardo Cocciante, in maniera similmente sentimentale CDS aveva utilizzato la metafora della fine della luna di miele tra la città e Lsct, con l’interrogativo sulla possibilità di recuperare il rapporto (qui), proprio mentre Sommariva, Scalisi e il sindaco Pierluigi Peracchini si sedevano intorno a un tavolo per trovare i punti di contatto dai quali ripartire.

E dopo pochi mesi, rispettando i tempi che il presidente dell’Authority aveva previsto, si è arrivati all’intesa sull’inversione degli interventi da parte di Lsct tra il Molo Garibaldi e il terzo bacino, sulla conferma degli investimenti e su un cronoprogramma che consenta la retrocessione di due aree di Calata Paita, una da 5.500 metri quadrati a uso urbano (a gennaio 2022) e una da 1.500 metri quadrati sulla quale avviare il cantiere per la costruzione del molo crociere e della stazione crocieristica (a settembre 2022). Un accordo per il quale Peracchini ha simbolicamente portato la penna con cui nel 1906 Giobatta Paita.
“Dopo quasi 130 anni il cerchio si chiude: allora la città cedeva un’area al porto, oggi avviene il contrario. In questi anni ho fatto anche battute sulla vicenda che ha visto protagonista Lsct e sono stato anche ripreso per questo. Ma quando faccio una cosa la faccio con coscienza e conoscenza e alla fine di un percorso articolato siamo arrivati qua. Ringrazio Contship per i 50 anni di lavoro che ha prodotto per la nostra città e mi aspetto che lo sviluppo continui in futuro, anche e soprattutto per dare un’occasione ai nostri giovani. Al presidente Sommariva rivolgere solo un grazie sarebbe poco: quando l’ho conosciuto ho subito capito che era un uomo concreto”.

Anche Sommariva si è subito speso in ringraziamenti: “Le persone contano e non si fa niente senza impegno. Penso al sindaco, all’ingegner Scalisi e al segretario Francesco Di Sarcina: abbiamo costituito una squadra al servizio della città. Siamo riusciti a individuare una strategia di medio periodo per l’organizzazione del porto e per l’uso del fronte mare cittadino sbloccando una fase di stallo che durava oggettivamente da sei anni. Si è trattato di un procedimento complesso perché avevamo a che fare con una concessione pluriennale e con finanziamenti privati e pubblici, come quelli per i dragaggi. Il cronopogramma dettagliato che abbiamo steso si è reso necessario anche dal punto di vista tecnico: non si possono realizzare determinati interventi se prima non ne sono stati completati altri. In questi ci ha aiutati anche l’aver inserito il molo nel Pnrr, dando così un orizzonte temporale preciso”. Una scadenza che cade nel 2026 che si deve proprio all’impegno in prima persona dello stesso Sommariva che, sottolineando come il capitolo dell’accordo che riguarda la sostenibilità ambientale non sia un orpello, né una scelta rituale, ha indicato e confermato quale sarà il suo impegno di lungo termine: rendere il porto spezzino più green.
Nel frattempo ha tratteggiato l’idea plastica della “restituzione” dei 5.500 metri quadrati, una sorta terrazza sul mare, parlando di spezzini che ad aprile potranno andare là a fare una passeggiata col cane o una corsetta. Sono passati anni da quando un ammiraglio della Marina respingeva con tutto se stesso l’ipotesi che madri con passeggini potessero addentrarsi all’interno del centro sportivo Montagna. Cosa che oggi può serenamente accadere. Diversi ruoli, diversi interlocutori, diverse prospettive.

Così come differente pare l’orizzonte futuro dello scalo spezzino dopo aver sentito Scalisi.
“Basta mugugni, basta lamentarsi. Abbiamo lavorato a stretto contatto e oggi siamo arrivati a questa firma. E’ storica? Sicuramente è importante. Lsct intende un modello di business sostenibile, avere e sentire le responsabilità degli impegni che abbiamo preso. Nella nostra idea di accordo nessuno è passivo e nessuno è aggressivo: puntiamo ad accordi win-win, e in questo caso possiamo dire che si tratta di un accordo win-win-win, visto che oltre al terminalista e all’Authority c’è un sicuro guadagno anche per la città. Per liberare Calata Paita partendo con l’ampliamento del Molo Garibaldi si sarebbe andati oltre alla fine del 2023. Ora siamo alla vigilia di una sfida tecnica per il rispetto delle tempistiche”. Il cronoprogramma, infatti, è fondamentale anche per l’operatività delle banchine e dei piazzali.
La Spezia, in un momenti in cui i vicini porti di Livorno e Genova stanno dando gambe a progetti importanti, dà un segnale importante al mercato: entro la fine del 2024, col riempimento del terzo bacino e l’inaugurazione del nuovo terminal sarà raggiunta la capacità di 2 milioni di Teu e con lo spostamento della stazione ferroviaria e dei binari si punta al raggiungimento della quota del 50 per cento di movimentazione su ferro.

Peracchini ha poi parlato di Spezia come di una città-porto che da oggi è un po’ più città e un po’ meno porto e ha ricordato gli 8 anni in Comitato portuale, a partire dal 2000: “Si è iniziato a lavorare all’ipotesi della retrocessione di Calata Paita quando il presidente dell’Autorità portuale era Giorgio Bucchioni e amministratore delegato di Lsct era Marco Simonetti. Era difficile pensarlo, ma finalmente ci siamo riusciti e dal 2023 si potrà pensare al waterfront con una progettazione di respiro europeo”.

Chiariti i dettagli del presente e le aspettative per il futuro, i due principali attori dell’accordo, Sommariva e Scalisi, hanno accettato di ripercorrere l’andamento degli ultimi mesi, quelli che hanno visto disinnescare una bomba che sembrava pronta a esplodere e hanno dato nuovo slancio a un rapporto che si stava deteriorando in maniera forse irreparabile.
“Non voglio sembrare arrogante, ma quando ho iniziato a studiare la situazione, dopo tanti anni di esperienza nella portualità posso dire che avevo chiaro cosa si doveva fare. Conoscevo la situazione spezzina anche da fuori – ha dichiarato il presidente dell’Adsp – e osservando il macro problema avevo chiara una strada. Dopo aver ragionato sul da farsi confrontandomi anche con l’ad Scalisi abbiamo incontrato il sindaco che ha espresso quella che era la richiesta della città. Con difficoltà, ma anche consapevolezza e pazienza, perché era necessario capire anche i problemi e le difficoltà del terminalista”.
“Quando è arrivato Mario, dopo che l’ex presidente Carla Roncallo aveva chiuso i contenziosi con le marine del Canaletto, avevamo già pensato all’inversione degli interventi tra Molo Garibaldi e terzo bacino. Ricordo sempre – ha chiarito Scalisi – che dei tre porti principali che si trovano tra il Mar Ligure e l’alto Tirreno l’unico in cui gli investimenti sono in capo al privato è quello spezzino, altrove hanno scelto altre strade. Questo è la dimostrazione di quanto il gruppo Contship creda nel porto della Spezia e nel management di questa città. Devo dire la verità: pensavo che la trattativa sarebbe stata una battaglia, ma il rapporto si è presto trasformato. Ho trovato un interlocutore che ascolta. Non è una cosa comune”.
“Se avessimo fatto la guerra – è stata la replica con il sorriso Sommariva – avremmo avuto un accordo lose-lose… Avremmo potuto dire che senza il rispetto della concessione principale non avremmo rinnovato di anno in anno quella per Calata Paita. Ma con a quale pro? Il terminalista movimenta 1,2 milioni di Teu all’anno e dà lavoro a 600 dipendenti diretti anche grazie a quelle aree”.

Tornando alla nostra domanda di qualche mese fa: il rapporto tra Lsct e la città è recuperabile? La risposta è sì. Ma in amore, come in portualità, non c’è mai da star tranquilli.

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