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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Il patto di Lerici a casa di Giacopello

di Alberto Scaramuccia

Andrea Doria

Alfonso XIII e Vittoria Eugenia, Reali di Spagna, vengono in visita ufficiale in Italia nell’autunno del 1933. Una tappa del loro viaggia li fa sbarcare alla Spezia il 18 novembre. La sosta fornisce alla “Rivista del Comune” che è la rassegna municipale, l’occasione per fare un po’ di storia sulla presenza spagnola nel Golfo. Si va indietro con gli anni e anche la rubrica per qualche puntata si sposta a date antecedenti alle solite. Il primo atto che il giornale ritiene degno di memoria risale al 1494 (ma un refuso dice 1449). In quell’anno Carlo VIII Re di Francia scende in Italia per fare suoi i Regni di Napoli e di Sicilia su cui vanta antichi diritti ereditari. Per tutelare gli interessi iberici su quelle zone Federigo di Aragona, fratello di Re Alfonso II di Napoli, porta le sue galee verso Genova per impadronirsene. Tuttavia, siccome alla fonda nel porto della Lanterna staziona la flotta del Duca d’Orleans, Federigo dirotta su Porto Venere.

Il borgo è difeso da Gianluigi Fieschi: ha 400 fanti genovesi e ha armato il popolo. Per evitare lo sbarco degli Aragonesi un certo Brandella suggerì di spalmare del grasso su tutta la scogliera. Su quell’untume scivolarono i bellicosi attaccanti che scornati, furono costretti a fuga precipitosa per riparare a Livorno. La “Storia d’Italia” del Guicciardini che ci ragguaglia su quanto accadde dalla calata francese fino al sacco di Roma del 1534, sul particolare di Brandella non dice nulla. L’episodio in effetti pare poco credibile, ma una volta che sul Golfo s’inventa un po’ di mito, vuoi mica cercare il pelo nell’uovo? Bello anche un fatto del 1528. Quando Andrea Doria, grande Signore del mare, medita di “partirsi dagli stipendii del Re di Francia” per servire Carlo (V come Imperatore ma II quale Re di Spagna), suo nipote Filippino, ammiraglio del re di Francia, sconfigge e cattura nel golfo di Salerno grandi personaggi dell’entourage spagnolo. Li imbarca su tre galee che vanno dallo zio Andrea che stava aspettando quel pacco a Lerici. Proprio qua Doria senior parla a lungo con i prigionieri, tratta e alla fine decide “il memorabile trapasso” che tolse ai Francesi l’egemonia sul Mediterraneo a favore degli Spagnoli. Il patto fu concluso proprio a Lerici nella casa di un certo Giacopello che si trovava all’inizio della salita Carpaneta che conduce alla volta della Serra. Per renderlo credibile, fu vergato sulla pietra di una lapide posta nell’orto attiguo alla casa e di cui riporto solo la parte finale del testo. È in latino, ma pare inutile tradurlo. Ci si riferisce a Andrea che “Ex Gallo factus Hispanus”.

(continua)