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La maestà di Paghezzana

di Piero Donati

Import 2021

In questa rubrica ho richiamato più volte – ad esempio l’8 giugno 2014 – l’importanza delle maestà della Lunigiana storica, e continuerò a farlo, sollecitato dai risultati dell’indagine a tappeto condotta dal gruppo di ricerca nato nel 2018 all’interno del CAI di Sarzana. Questa indagine sta mettendo in luce l’intrigante complessità di questa classe di oggetti ma anche la preoccupante condizione degli esemplari, esposti a pericoli di ogni genere.
Lampante testimonianza di questa situazione è offerta dalla maestà che qui presento (foto Franco e Bonavita), collocata – non certo da sempre – sul cantonale di una casa da tempo in stato di abbandono a Paghezzana, frazione di Fosdinovo ormai quasi totalmente priva di residenti. Si tratta di una delle maestà più antiche; l’epoca di esecuzione – il tardo secolo XVI – si deduce, oltre che dall’evidente componente tardo-manieristica, dallo stretto legame iconografico con l’esemplare, datato 1590, conservato a Marciaso, altra frazione del territorio fosdinovese.
La sua importanza e l’oggettivo stato di rischio suggerirebbero l’opportunità di un celere intervento di tutela della mano pubblica ma la competente Soprintendenza di Lucca, a quanto pare, è afflitta da cronica carenza di personale e l’Ente Locale, avvicinato nella persona dell’Assessore alla Cultura, non sembra intenzionato ad assumere iniziative al riguardo: i proprietari dell’immobile, che non sono indigenti, andrebbero infatti invitati, dopo il vincolo della maestà (passaggio amministrativo che compete alla Soprintendenza ma che può essere sollecitato dall’Ente Locale, come prevede il Codice dei Beni Culturali del 2004), a depositare la lastra – che, ripetiamo, non è in collocazione originaria – in luogo sicuro in attesa che la si possa esporre al pubblico. Dove? In un Centro di Documentazione sulle Maestà di cui si avverte l’impellente bisogno come luogo di raccolta dell’ingente materiale accumulato, da mettere a disposizione di studiosi, docenti, guide turistiche o semplici appassionati, e come ricovero di quelle maestà che non possono più restare in sicurezza là dove la schedatura le ha individuate.
Già, la ricerca come atto fondativo della tutela… Nel lontano 1981, come funzionario della Soprintendenza di Pisa, ebbi la possibilità di utilizzare fondi statali per la schedatura delle maestà presenti nei comuni di Filattiera, Mulazzo e Zeri, ai quali si aggiunsero in seguito, sempre per mia iniziativa, Casola Lunigiana e Ortonovo, oggi Luni. Perché non si prosegue su questa strada? Perché la ragion d’essere delle Soprintendenze territoriali è profondamente mutata, a tal punto da non saper cogliere talvolta le potenzialità insite nella disponibilità delle associazioni a farsi carico di quei compiti che spetterebbero alla collettività, nelle sue varie articolazioni. C’è materia per approfondite riflessioni, mi sembra.

PIERO DONATI