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Economia

Coldiretti, l’accordo Usa-UE fa decollare l’export in Liguria

Import 2021

Il Made in Italy torna a decollare dopo l’entrata in vigore dell’accordo Usa-UE sulla sospensione delle tariffe relative alle controversie Airbus-Boeing.
Il quadro più che positivo delineato da Coldiretti sulla base dei dati Istat fa ben sperare per la ripartenza dell’economia e per la crescita dell’agroalimentare ligure: con lo stop ai dazi aggiuntivi che colpivano le esportazioni delle eccellenze del territorio quali Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, ma anche mortadelle, molluschi e agrumi, riprende finalmente l’ascesa verso i mercati esteri Extra Ue.

Gli Stati Uniti rappresentano da anni il primo mercato di sbocco dell’agroalimentare Made in Italy al di fuori dei confini comunitari: pasta, olio d’oliva, formaggi e vino, diventati parte integrante della dieta americana, sono i prodotti più rilevanti per l’export verso gli Usa.

Particolarmente utili in tal senso sono i dati Istat riportati in una recensione di Co.Mark, società leader nella consulenza per l’internazionalizzazione d’impresa, che classificano gli Usa come mercato trainante per l’export italiano. Nell’articolo l’agroalimentare italiano è collocato nella top 5 dei prodotti più richiesti dal mercato americano. Secondo le recensioni, gli alimentari vengono infatti considerati tra i prodotti classificati come BBF dagli USA ossia “bello e ben fatto”, insieme all’arredamento di design e al comparto moda.

Il dato certo ad oggi è che le PMI italiane vogliono esportare in America: le opinioni degli esperti di settore, evidenziano che, salvo un inasprimento della politica protezionistica, gli USA rimarranno ancora a lungo il paese con il più grande potere d’acquisto

L’opinione sul Made in Italy come garanzia di successo nell’export
Secondo l’ultimo rapporto Sace Simest il fatturato del Made in Italy all’estero conoscerà un’ulteriore spinta, con un incremento medio stimato del 4,3%: notizie positive che occorre tuttavia analizzare tenendo in considerazione i nuovi trend di mercato e le criticità a cui vanno incontro le imprese orientate ad esplorare i nuovi canali di vendita.

“Se la raccomandazione di Sace Simest – commenta CoMark – è quella di rivolgersi a Paesi che stanno affrontando politiche di upgrade industriale, non dobbiamo però dimenticare che in molti casi i classici mercati di vendita per l’export italiano non sono più percorribili come un tempo”.
Opinione estremamente utile per comprendere quali potranno essere le priorità delle imprese nel prossimo triennio: per le aziende che puntano a collaborare con i medesimi target, cavalcare il trend positivo significa creare nuovi canali e metodologie.

L’elevato grado di incertezza di molte aziende italiane dipende dal fatto che spesso il business è totalmente incentrato sull’economia interna: questo, secondo le opinioni degli analisti, è destinato a generare una produttività meno considerevole di quella ottenuta dai competitor.

Allo stesso tempo si assiste ad una volontà sempre più forte di muoversi verso l’estero e diversificare i mercati di sbocco: le opportunità non mancano, ma occorrono nuovi investimenti per adattare la capacità produttiva alle nuove esigenze e sviluppare le competenze digitali per riuscire a vendere all’estero.

L’esperienza di Co Mark al fianco delle PMI italiane negli ultimi anni conferma i trend annunciati, offrendo spunti di riflessione sui fattori chiave da considerare nel momento in cui si affrontano mercati completamente nuovi.

I Temporary Export Manager della società sono riusciti a supportare un importante aumento del fatturato delle vendite clienti all’estero grazie ad un approccio integrato, sviluppato attraverso un’analisi attenta dei trend di mercato ed una strategia commerciale mirata.

Un quadro che fa ben sperare per il futuro ed evidenzia la predisposizione delle imprese italiane ad aprirsi alle nuove opportunità: quelle offerte dagli Stati Uniti, in seguito all’abolizione dei dazi, sono infatti soltanto un punto di partenza che ha già riportato nelle casse dell’agroalimentare italiano ben mezzo miliardo di euro.
Il giusto stimolo verso un ulteriore miglioramento delle esportazioni alimentari che renderà possibile già quest’anno tagliare il traguardo storico di 50 miliardi di euro per le vendite sui mercati internazionali.

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