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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Migliarina fra sacro e profano diventa un caso

di Alberto Scaramuccia

Il 24 giugno 1859 si combatté la battaglia di Solferino e San Martino, austriaci contro franco-piemontesi guidati dai rispettivi sovrani: Francesco Giuseppe, Napoleone III, Vittorio Emanuele II. Alla fine prevalsero i nostri che entrarono in Lombardia. Un successo importante la cui eco rimase nell’epopea risorgimentale così forte che a distanza di 34 anni a Migliarina si decide di apporre all’inizio di Marcantone una targa per ricordare chi era caduto combattendo per l’unificazione del Paese.
Fin qui nulla di strano, di episodi del genere se ne contano decine in ogni contrada d’Italia.

Però, nel nostro caso l’eccezione la fa il contesto perché troppi pretendono di essere gli uni eredi di un patrimonio che invece si sarebbe dovuto considerare di tutti.
È che la data complica le cose. Il 24 giugno, ricorrenza della battaglia vittoriosa, è anche la festa di Sam Giovanni che è, guarda tu il caso, il patrono di Migliarina.

Dalle cronache pare di capire che sono i fedeli parrocchiani a pensare di riunire in un’unica festa le due ricorrenze, la sacra e la guerresca, scavalcando la larga fetta di patrioti che inneggiavano a chi aveva combattuto contro il Papa Re e che nell’occasione si sentono scippati da un evento che ritenevano essere di loro esclusiva proprietà.
Pure la stampa locale (allora uscivano quattro settimanali) che riporta la cronaca dell’avvenimento si divide in due parti contrapposte.
Infatti, su un settimanale leggiamo lodi sperticate per gli abitanti di Migliarina che “festeggiano i gloriosi ricordi dell’epopea nazionale” e descrive l’avvenimento come momento di armonia e compattezza. I commenti delle altre tre testate, al contrario, sono di tenore completamente differente. Il più pesante ad andare giù è un giornale di ispirazione radicale e massone che critica aspramente “l’originalità di sposare una festa patriottica ad una chiesastica, in un’Italia ove ferve la lotta fra patria e chiesa”: avere accomunato le due cose suona a sommo oltraggio verso i tanti che alla Spezia avevano nutrito avversione per il potere temporale della chiesa. Così, spiega il cronista, nel corteo sfilano solo due delle tante società che avrebbero potuto partecipare se solo il clima fosse stato diverso. C’è anche chi fa notare che le finestre della casa dov’è murata la targa, hanno le inferriate così che l’edificio sembra una prigione.
Allora in città si combatteva un’aspra lotta fra le parti sociali per il controllo del governo cittadino e nel duro contrasto c’entrano anche gli eventi come la targa di Marcantone, un fatto di cui si sa poco forse proprio per questo motivo.