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"No al voto di fiducia, no alla dittatura della maggioranza" - Citta della Spezia
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A proposito di statuto e sottosegretari

"No al voto di fiducia, no alla dittatura della maggioranza"

Consiglio regionale ligure

Lo statuto della regione Liguria è un po’ la costituzione che regola la democrazia della regione Liguria. È un tema apparentemente ostico per i cittadini. Molti diranno: ma che ci importa dello statuto della regione? Anche nel 1946 molti dicevano: “Ma con la miseria che c’è quelli (i politici) pensano al voto alle donne?” Lo statuto della Liguria è stato votato alla unanimità da tutto il Consiglio regionale nel 2005. La giunta era di centrodestra ma la commissione statuto che lo redigeva non si vincolò a una logica di maggioranza e minoranza. Questo anche per scelta del presidente della commissione Rinaldo Magnani (ex Psi e poi Forza Italia), uno che di politica se ne intendeva. Io in commissione ero capogruppo dell’Ulivo, che era all’opposizione, demmo un contributo decisivo alla stesura dello statuto.

Ora Giovanni Toti e la maggioranza, infischiandosene dei rapporti con l’ opposizione, vogliono, con un colpo di mano, modificare lo Statuto: avanzano proposte che aumentano le spese e praticamente aboliscono la democrazia nella vita interna del consiglio regionale. È una vergona: propongono di introdurre ben tre sottosegretari, figure presenti nel governo nazionale. Sottosegretari che vanno pagati e dire che il numero di assessori che ha la piccola Liguria sono anche troppi. Toscana e Emilia Romagna non hanno questi sottosegretari, hanno gli assessori e stop. Perché Toti fa questa scelta? Per dare qualche contentino a qualche personaggio della sua maggioranza lasciato a bocca asciutta al momento della nomina degli assessori.

Ancora peggiore è l’idea totiana di delegare a esercitare funzioni su qualche problema di competenza della Regione a consiglieri regionali di maggioranza. Si colpisce così l’autonomia del consiglio regionale e si avvia il superamento della distinzione tra potere legislativo ed esecutivo. Questa autonomia e questa distinzione dei poteri viene colpita duramente.
Il consiglio regionale è una assemblea legislativa, come il Parlamento, non un piccolo comune di montagna. Una mazzata definitiva alla autonomia del consiglio regionale arriva con la proposta del “voto di fiducia” che oggi non c’ è. Cosa significa? Faccio un esempio: c’è una proposta di legge che privatizza la sanità e c’è un confronto e dissensi nella stessa maggioranza. Toti che fa? Mette il voto di fiducia e i suoi consiglieri di maggioranza, per non andare a casa, la votano e la legge passa.

Il presidente della regione viene eletto direttamente dagli elettori e ha già attualmente enormi poteri. Si instaurerebbe in Liguria “una dittatura della maggioranza” pericolo in democrazia già intravisto nell’ 800 da Alexis de Tocqueville nel classico “La democrazia in America” Le costituzioni e gli statuti servono in democrazia proprio per evitare questo pericolo. Le opposizioni e tutti coloro che, a prescindere dal colore politico, sono sensibili al buon funzionamento delle istituzioni, aprano un dibattito, che non si può ridurre all’interno del consiglio regionale, coinvolgendo costituzionalisti ed esperti e la società ligure. Lanciare con più forza un allarme e minacciare un referendum popolare che dia un colpo a questa tendenza da satrapo di Toti sono più che necessari.

Moreno Veschi, ArticoloUno.