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Piano della nautica

"Meno posti barca, più ambiente", Marina Azzurra chiude iter di 8 anni

Il Parco del Magra sorride, Tedeschi: "L'esempio che impresa e natura possono convivere. Ma vedo il rischio di un parco industriale". Lavori al via a settembre, investimento da 3 milioni.

Cacciatori, Tedeschi, Perfetti

“Si può fare”. Cita Frankenstein Jr Pietro Tedeschi, commissario del Parco del Magra, per sintetizzare il tema della conferenza stampa di stamani, convocata per dare notizia che Marina Azzurra Yachting di Fiumaretta ha ricevuto il definitivo ok al progetto di riqualificazione che porterà la darsena a una nuova vita, in piena linea con i dettami del Piano della nautica del Parco e i suoi obbiettivi di sostenibilità. Si tratta del primo iter ad arrivare a coronamento in questo senso. L’azienda ha in programma di avviare i lavori di rinnovo del porticciolo – un investimento complessivo da tre milioni di euro – il prossimo settembre, completandoli in un anno e mezzo. “Ciò di cui parliamo oggi – ha osservato Tedeschi – ha un grande significato. Marina Azzurra Yachting dimostra che è possibile attuare il Piano della nautica, nel rispetto dei suoi punti fondamentali: rigenerazione, riambientalizzazione, utilizzo pubblico delle sponde, restituzione al territorio di parte di quell’ambiente sottratto alla società civile, in linea col progetto Mosaico Verde. Se ci sono imprenditori seri e affidabili, che hanno a cuore il business ma anche l’ambiente, si possono fare investimenti nel rispetto del Piano, che si ponte l’obbiettivo di rimettere un po’ d’ordine nell’abuso che negli anni è stato fatto lungo il Magra. Certo è che i tempi della burocrazia sono troppo lunghi. Marina Azzurra Yachting ha impiegato otto anni per ottenere l’approvazione definitiva del progetto. Questo non va bene, e non solo per noi, per il Parco, ma per l’intero Paese. Non possiamo andare al cospetto dell’Europa e ragionare di Recovery Fund con questi tempi della pubblica amministrazione”.

“Il progetto – ha spiegato Manolo Cacciatori per Marina Azzurra Yachting – lo abbiamo presentato nell’agosto 2013, l’approvazione definitiva è arrivata lo scorso 27 maggio. Abbiamo dovuto acquisire diverse autorizzazione, tutte giustissime, perché parliamo di un’area sensibile, ma il problema è che abbiamo dovuto parlare con tanti enti diversi, senza un coordinamento reale, e nel mentre sono anche cambiate le regole. Alla fine ci siamo trovati alle prese con una Valutazione di impatto ambientale nazionale. Il nostro progetto è stato discusso da una commissione di quaranta esperti che l’ora dopo hanno esaminato l”Ilva… due ordini di grandezza non confrontabili. L’inerzia della pubblica amministrazione ci ha anche causato la perdita di un contributo a fondo perduto di quasi 500mila euro”. Dall’imprenditore poi un ringraziamento all’ex presidente dello Spezia e politico locale Nanni Grazzini (intervenuto per un saluto telefonico), protagonista nel complesso iter in qualità di commercialista. Quindi uno sguardo al progetto: “Sarà una riqualificazione ai top standard ambientali, certificati dal ministero. Una marina finalizzata a gestire imbarcazioni per dodici mesi all’anno, dove i posti barca, rispetto ai 174 attuali, saranno 85. Una scommessa, ma i posti ambientalmente all’altezza valgono più di quelli attuali”. L’operazione, che tra le varie cose prevede la realizzazione di pontili e la fruibilità pubblica delle sponte, ha anche un secondo ‘binario’, come spiegato dal direttore del Parco, Antonio Perfetti: “L’azienda andrà a recuperare ambientalmente un’area demaniale di 20mila metri quadrati a monte della linea di navigabilità, con restauro ecologico di spazi golenali liberati. Quindi ripiantumazioni, percorso verde, rimozione di rottami”.

Una trentina in tutto le darsene sul Magra. L’auspicio ovviamente è che per tutte arrivi il traguardo per progetti di riqualificazione in linea con il Piano della nautica. “I progetti – ha spiegato tedeschi – queste aziende li hanno presentati, ma è tutto fermo, non sono ancora alla fase di attuazione, come invece Marina Azzurra Yachting. Questo per tante ragioni, l’ultima delle quali, più che comprensibile, quella del Covid e delle difficoltà correlate. In ogni caso, dobbiamo pensare di uscire dalla crisi immaginando una nautica che, come ha fatto Cacciatori, possa stare sul mercato, altamente qualificata, e con attenzione al rapporto tra fiume, mare e ambiente. Questa è la grande scommessa, e magari fosse nella mente della parte industriale. Perché quel che si rischia nei prossimi anni è che qui invece che un parco naturale si abbia un parco industriale della nautica. Io questo rischio lo vedo. Se da parte delle aziende, anche aziende importanti, non c’è cultura ambientale, si rischia, siccome le sirene industriali sono potenti, di passare da parco naturale a parco industriale. Dio non voglia. Le aziende possono stare all’interno del Parco, in maniera compatibile, ma non penso si debba pensare allo sviluppo di queste aziende all’interno dell’area protetta”.