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Commissione Europea tiene aperta la petizione su Saliceti

Ascoltate le istanze del "No" al biodigestore ma le autorità nazionali vengono ritenute le più adatte per adottare misure correttive. Gli eurodeputati: "Si facciano pressioni sulle istituzioni".

Un render del biodigestore a Saliceti

La presidenza terrà aperta la petizione che si oppone al progetto del biogidestore di Saliceti e chiederà alla stessa Commissione europea una risposta aggiornata sulla base delle informazioni supplementari presentate dai firmatari. È quanto ha comunicato l’eurodeputata Dolors Montserrat, presidente della Commissione per le petizioni, chiudendo nel pomeriggio a Bruxelles la discussione sul documento presentato da comuni e comitati che da mesi si battono contro l’impianto.

Della pratica dunque si parlerà ancora, nonostante la rappresentante dell’organo europeo Laura Tabellini abbia consigliato ai richiedenti di rivolgere le proprie istanze alle autorità italiane perché competenti in materia. “Per quanto riguarda le direttive su rifiuti e acque sotterranee – ha evidenziato – sono entrambe applicabili quindi non sono state ravvisate infrazioni. Sulla base del materiale consegnato dai richiedenti sembra che una valutazione di impatto ambientale sia prevista come parte della procedura per il progetto in questione. Valutazione – ha aggiunto – compresa di incidenza su aria, fauna e flora, che dovrà essere identificata, descritta e valutata come parte della procedura che deve includere la partecipazione del pubblico prima dell’approvazione. Nel caso in cui un nuovo progetto possa provocare il deterioramento dello status o possa compromettere la realizzazione degli obiettivi stipulati nella direttiva acqua, può essere realizzato solo a determinate condizioni. La direttiva richiede infatti una valutazione sul deterioramento potenziale, e se questo è probabile deve essere mitigato. Non è infine autorizzato il deterioramento dello status temporaneo come risultato diretto di questo carico sulle acque di superficie e sotterranee”.

Quanto alla vicinanza dell’impianto all’area Parco, Tabellini ha osservato che “secondo l’articolo 6 della direttiva Habitat, i progetti che potrebbero sorgere in prossimità di una zona di protezione, devono avere una valutazione adeguata e le autorità possono accettarli solo nel caso in cui non ci sia incidenza sull’integrità del sito e secondo alcune condizioni specificate nella direttiva. Il progetto può essere anche autorizzato malgrado un’incidenza negativa e in assenza di soluzioni alternative. Questo non vieta la costruzione di un progetto come quello in oggetto in vicinanza di una zona di conservazione speciale. La Commissione – ha concluso Tabellini – ritiene che le autorità nazionali sono il luogo migliore per agire affinché possano essere adottate misure correttive”.

“La petizione deve rimanere aperta ed essere elaborata maggiormente – ha affermato invece l’eurodeputato Radan Kanev del Ppe – è la terza volta in poco tempo che discutiamo su documenti simili riguardanti la biodigestione anaerobica e ogni volta la Commissione ci dice che non ci sono normative comuni. Dobbiamo capire che c’è una carenza significativa nella legislazione europea e continuare a tenere aperta questa petizione, continuando a fare pressioni sulle istituzioni per quanto riguarda questi impianti”. Dello stesso avviso anche l’eurodeputato spezzino Brando Benifei (Pd): “La petizione deve rimanere aperta per valutare gli sviluppi futuri e chiedo l’invio di una lettera alle autorità nazionali con l’auspicio che venga totalmente riconsiderato il progetto per la conservazione delle biodiversità e il rispetto della popolazione. Prevedere un impianto pronto a raccogliere rifiuti provenienti anche da altre province, significa legare la programmazione della gestione solo a logiche economiche a vantaggio dei gestori e non della qualità della vita. Chiedo inoltre un parere della Commissione per l’ambiente e la sanità pubblica del Parlamento Europeo per avere ulteriori elementi a disposizione”. Quindi Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi: “Siamo di fronte al tentativo di costruire un impianto, inizialmente collocato altrove e di dimensioni più piccole, in un’area molto delicata per le condizioni idrogeologiche. È grave che le procedure di autorizzazione non abbiano visto effettuare né una valutazione di incidenza né una valutazione ambientale strategica. Condivido le istanze dei cittadini su una situazione molto grave”.
Infine Piera Sommovigo, che dopo aver illustrato la petizione ha concluso: “La scelta del nuovo sito non compreso nella pianificazione, lascerà aperte le problematiche ambientali. In assenza di una Vas rimarrebbero prive di un esame attento e puntuale. Come cittadini non siamo contrari alla localizzazione di altri impianti o siti ma vogliamo che siano valiati attentamente sotto tutti i profili. Si faccia riferimento al rapporto fra tecnologia fra sito e impianto, cosa che doveva essere oggetto di tutte le valutazioni che sono state omesse in questo procedimento”.