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“Una squadra che gioca nel suo stadio nuovo e non lotta per la salvezza” - Citta della Spezia
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“Una squadra che gioca nel suo stadio nuovo e non lotta per la salvezza”

I progetti della famiglia Platek per lo Spezia Calcio. Robert in conferenza: “Colpiti dalla passione della città. Investiremo, vogliamo migliorare ancora in futuro. La salvezza? Ci credo ciecamente. Poi ci siederemo con allenatore e diesse”.

“Siamo arrivati solo ieri, abbiamo fatto un giro per la città e siamo andati a cena. Ho incontrato già tante persone e tutti sono stati molto gentili ed accoglienti. Mi hanno trasmesso una grandissima passione. Avessi conosciuto questa atmosfera in passato, avrei acquistato il club anche prima”. Una ricercata riservatezza, violata per presentarsi alla città. Hanno spiegato alla famiglia Platek che non è possibile investire in un club calcistico in Italia senza parlare in prima persona e presentarsi dal vivo. Soprattutto in una città che respira insieme alla sua società. E allora Robert Michael Platek e la sua famiglia hanno organizzato un appuntamento per introdursi in punta di piedi nella local community.
“It’s an honor and it’s a privilege to be in Spezia today”. Tono basso, quasi sussurrato. Sguardo cristallino e diretto. La voce tradisce un po’ di emozione, che si scioglie man mano che passano i minuti. E che diventa una risata quando da fuori i tifosi iniziano ad intonare i loro cori. Tante le conferme: lo Spezia vuole rimanere in serie A in pianta stabile, non lottare per la salvezza in futuro, sarà il club di punta del network europeo e investirà per migliorare la squadra da subito.

Ci sono diversi club di serie a “sul mercato” da anni. Perché la vostra scelta è caduta proprio sullo Spezia Calcio?
“Ci siamo guardati attorno per qualche tempo. Un rapporto funziona quando funziona da tutte e due le parti. Inizialmente ci è piaciuta la città, ci è piaciuto il fatto che fosse sul mare. Poi abbiamo conosciuto il management ed il team e siamo rimasti molto colpiti. Ci è piaciuto che si sia guadagnata la serie A sul campo, con il lavoro e la passione”.

Dall’annuncio del vostro investimento nello Spezia vi siete presentati come una famiglia molto unita. Qual è stata la reazione degli altri componenti alla notizia che avreste investito in Italia e nel calcio?
“Mia moglie che è di origine italiana, è stata la più entusiasta. Ma tutta la famiglia è stata davvero contenta di questa scelta”.

Quale sarà il ruolo degli altri componenti della famiglia nel disegno gestionale del club?
“Mio fratello Philip è qui da più di 15 giorni e si occupa delle operazioni quotidiane. Il mio sogno è che i miei figli vogliano essere coinvolti sempre di più nel club in futuro”.

Qualche membro della famiglia Platek si trasferirà in Italia in pianta stabile?
“Mio fratello Philip verrà spesso e ci passerà tanto tempo. Forse si uniranno a lui sua moglie ed i suoi figli. Ritengo sia importante passare tempo con lo staff e la squadra, ma anche diventare parte della comunità spezzina. Se un giorno i miei figli volessero trasferirsi qui in pianta stabile, io ne sarei molto felice”.

La sua biografia dice che nella vita lo sport ha avuto un ruolo formativo importante. Quali sport ha praticato da giovane? Ha già guardato qualche partita dello Spezia? Quali sono le sue sensazioni?
“Sono cresciuto con tre fratelli e facevamo sport tutto il tempo. Durante le feste diventavamo anche molto competitivi. Ho giocato a calcio, a basket, a tennis e a baseball. Da tre mesi prima di procedere con la transazione, non mi sono perso una partita dello Spezia. Sono già un grandissimo tifoso di questa maglia”.

Qual è la sua idea di società a livello di valori da proiettare all’esterno?
“E’ difficile trovare la squadra perfetta. Ma nel mio ideale vorrei un gruppo competitivo dentro e fuori al campo. Rispetti il lavoro e abbia valori etici. La città intera e gli sponsor dovranno sempre essere orgogliosi di stare vicini a questo club”.

Quale organizzazione societaria ha ereditato in seno allo Spezia? Sono in previsione allargamenti della compagine?
“Qui abbiamo portato Philip, Andrew Ramsey e Nishant Tella che sono professionisti sono altamente qualificati. Fino ad oggi la dirigenza che era qui ha fatto un lavoro incredibile. La promozione in serie A solo cinque settimane per formare una nuova squadra (Ramsey annuisce in prima fila, ndr). Sono molto colpito e punteremo a fare sempre meglio e sempre di più in futuro fin ché ce ne sarà la possibilità”.

Quasi tutte le società con proprietà straniera hanno voluto o stanno cercando di investire sulle strutture. Che sia uno stadio di proprietà o la riqualificazione di un impianto in concessione. Quali sono i piani in merito allo stadio Alberto Picco?
“La nostra attenzione è al 100% sulle infrastrutture. Il Picco è nel nostro focus. Prima di tutto perché ha bisogno di essere migliorato secondo i requisiti della serie A. Non vogliamo andare a giocare fuori città. E’ in una bona posizione ma deve essere migliorato per i tifosi e per la squadra. Vogliamo modernizzarlo, abbiamo già avviato trattative con il sindaco e la città e parlato con architetti. Se n’è occupato Nishant Tella in prima persona e vi potrà dare qualche aggiornamento nelle prossime settimane. Nella nostra idea di stadio tutti, dai bambini ai tifosi della curva, devono avere la migliore esperienza della partita del vivo”.

In caso di salvezza, l’obiettivo sarà quello di consolidare la categoria con investimenti importanti sulla squadra?
“L’intenzione è di migliorare in ogni aspetto. La squadra è grandiosa pensando che è stata costruita in sole cinque settimane. Ragioneremo su cosa aggiungere, ci siederemo insieme all’allenatore e al direttore sportivo appena possibile. Investiremo per poter competere in pianta stabile in serie A”.

Quanto è centrale nei vostri programmi l’investimento nel settore giovanile?
“Due aspetti quando si parla di settore giovanile: la responsabilità nell’investire sulla comunità ovale e il secondo di mandare giovani a giocare in prima squadra. Non sono un calciatore professionista, non darò consigli tecnici. Sono un businessman e dico che dovremo costruire una base solida in questo campo”.

Come cambierebbero i vostri piani in caso di retrocessione in serie B?
“Sono molto fiducioso che non abbandoneremo questa categoria. Non riesco a visualizzare questa ipotesi, mi fido appieno di questi giocatori”.

In un’intervista ad un quotidiano danese ha detto che lei ha sempre avuto un approccio da underdog. E’ anche per questo motivo che ha scelto proprio lo Spezia?
“Sono cresciuto nel Bronx con sei fratelli. Sono andato al college, ho lavorato duro. So cosa vuole dire valorizzare un potenziale. A volte devi strofinare con grande forza per trovare i luccichìo che sta sotto”.

Come funzionerà il network europeo che avete creato con Sonderjyske in Danimarca e Casa Pia in Portogallo? Avete intenzione di investire anche in altri Paesi?
”Se potessimo trovare un elemento complementare, la risposa è sì: c’è spazio per altri club. Lo Spezia è all’interno dei grandi cinque campionato europei. Se troveremo qualcosa di supporto a questo, non ci faremo sfuggire l’occasione”.

Come vede lo Spezia tra 5 anni? Quale l’obiettivo e soprattutto il sogno che vorrebbe realizzare qui ?
“Il mio sogno è lo stesso di queste persone che cantano: rimanere a lungo in serie A. Vedo una società che ha una squadra competitiva, che gioca in un bello stadio, che scenda in campo con passione e che non debba lottare per la salvezza”.