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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Lucchetti, novelli ex voto amorosi

di Alberto Scaramuccia

Lucchetti attaccati alle reti di contenimento

Già gli antichi, nel caso avessero impetrato un intervento della divinità preferita chiamandola a sanare una situazione critica (fisica mentale spirituale), erano soliti collocare alle pareti dei loro templi degli oggetti che rappresentavano, soprattutto, la parte del corpo da sanare ma anche una cosa.
Quegli oggetti venivano offerti “in seguito ad una promessa assunta”, locuzione che traduce il latino “ex voto suscepto”, espressione che la lingua italiana incorpora nel suo lessico elidendo però l’ultima parola.
Ex voto, quindi, che potevano essere di due tipologie, propiziatori o gratulatori: se fatti al momento della richiesta per procacciarsi il favore del nume, oppure per la risposta favorevole con cui il protettore aveva concesso il tanto disiato beneficio. In poche parole, prima o dopo la cura, intendendo con questo termine la grazia ricevuta.
Pensavo a questo l’altro giorno. Stavo a Lerici e concludevo l’abituale passeggiata al Belvedere, proprio sotto il castello, luogo selvaggio se batte il vento ma sempre isolato dal resto del mondo per chi cerca la solitudine in compagnia.
Il più delle volte, serve dirlo?, sono spavicci che cercano di persuadersi a vicenda di essere la coppia più bella del mondo anche se dispiace loro per gli altri.
Del posto ho già detto. Bello e romantico con la falesia che è impedita dal bagnarsi nel mare da una rete di metallo a cui sono attaccati decine di lucchetti ben serrati. Prima che mi s’incrociassero gli occhi, ne ho contate una quarantina di quelle serrature, figlie di una tradizione militare esportata nel reame di Cupido dove sono diventate il simbolo di un legame che nulla spezzerà. Due cuori felici della loro unione affidano alle onde che mai la restituiranno, la chiave che serra con il lucchetto pure la loro liaison. Roba da darsi alle lacrime per la commozione e che credo niuna parte del mondo ignori.
Tuttavia, pensandoci mi è sorto repentino un dubbio. Questi ex voto in sembianze di lucchetti d’amore saranno del tipo propiziatorio oppure di quello gratulatorio, di prima o di dopo?
Siccome a questo punto è inevitabile che, malauguratamente, la malizia la faccia da padrona, mi viene da dire che quei lucchetti appartengono alla prima categoria, che le chiavi siano state lanciate via dal richiedente la grazia, giusto per convincere del suo amore imperituro ed essere così esaudito nel suo desiderio.
E così mi viene da pensare che mentre mano nella mano si serra il chiavistello, il novello nostrano Rugantino innalzi un canto al cielo: Lerze, ne stae a fae er belinon propio stasea, dame na mano a serae ‘sto coso chì…

ALBERTO SCARAMUCCIA