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La doppia sentenza

Biodigestore, il Tar boccia i ricorsi: "Inammissibili"

Ma il Comune di Santo Stefano non demorde. La sindaca Sisti: "Aspettiamo che la Regione rilasci l'autorizzazione e poi ci opporremo anche a quella".

Corteo contro il digestore, le sindache Sisti (S. Stefano) e Paganini (Arcola)

Esito infausto per i due ricorsi intrapresi dal Comune di Santo Stefano Magra per stoppare la realizzazione del biodigestore a Saliceti da parte della società Recos. Il Tar, presso cui i due ricorsi sono stati discussi a inizio marzo, si è pronunciato sancendo l’inammissibilità di entrambi. Ma veniamo ai dettagli: un primo ricorso l’ente comunale di Santo Stefano, rappresentato dall’avvocato Piera Sommovigo, l’ha presentato assieme al Comune di Arcola. Ricorso contro la Regione Liguria che chiedeva l’annullamento della nota del maggio 2020 con cui veniva convocata la conferenza dei servizi per l’autorizzazione dell’impianto, convocazione – qui il presunto vulnus – che tra gli invitati non includeva il Comune di Arcola; nonché l’annullamento del verbale della conferenza dei servizi del 4 giugno 2020 in quanto, la tesi dei ricorrenti, alla luce degli aggiornamenti progettuali presentati da Recos, non è stata riaperta la finestra delle osservazioni al progetto stesso. Tra le ragioni per le quali i magistrati hanno ritenuto il ricorso inammissibile, c’è il fatto “secondo un orientamento giurisprudenziale, che il Collegio ritiene di condividere, la nota di convocazione di una conferenza di servizi costituisce un atto meramente endoprocedimentale, privo di autonoma lesività e non immediatamente impugnabile”. Inoltre, a proposito della mancata partecipazione arcolana, i giudici nella sentenza sottolineano che “è solo con l’adozione del provvedimento finale (della conferenza dei servizi, ndr), e qualora esso sia lesivo di diritti o interessi legittimi, che un soggetto può far valere in giudizio l’eventuale violazione delle norme che disciplinano il contraddittorio endoprocedimentale, dimostrando che la sua partecipazione al procedimento avrebbe potuto indurre l’Amministrazione a prendere una decisione differente”. Per la cronaca, i ricorrenti hanno messo sul tavolo il mancato invito di Arcola perché in terra arcolana sorge la località Boscalino, cioè la location per il biodigestore inizialmente menzionata dalla pianificazione.

Ma veniamo all’altro ricorso, questo promosso dall’ente comunale santostefanese, contro la Regione, per chiedere l’annullamento della delibera di giunta regionale con cui, nell’aprile 2019, è stata indetta l’inchiesta pubblica relativa al progetto. Uno strumento non ritenuto ‘cattivo’ in sé dal ricorrente, ma basato su piedi illegittimi. Come del resto si legge nella sentenza, “si contesta che l’inchiesta sia stata avviata sull’errato presupposto che l’impianto in questione fosse inserito nella pianificazione regionale di settore, vizio che impedirebbe un’effettiva partecipazione degli interessati e inficerebbe l’intera procedura”. Il Tar motiva l’inammissibilità del ricorso asserendo “che l’atto con cui l’inchiesta pubblica viene avviata è inidoneo a produrre una lesione attuale e concreta dei diritti o degli interessi legittimi dei soggetti potenzialmente incisi dall’intervento”, rilevando altresì che “sia dalla disciplina di fonte statale, sia da quella di fonte regionale, si evince che è proprio nel corso dell’inchiesta pubblica che eventuali obiezioni al progetto – compresa l’inidoneità del sito ovvero il contrasto con la programmazione regionale – possono venire a emersione, per poi confluire, quali «osservazioni formulate», nel rapporto finale, ovvero quali «proposte di alternative», nella relazione del presidente, destinate a essere valutate dalla struttura regionale competente in materia di VIA (Valutazione di impatto ambientale, ndr)”. E ancora: “Gli eventuali vizi che inficiano l’inchiesta pubblica dovranno essere dedotti, insieme a ogni altra violazione di norme sul procedimento, mediante l’impugnazione del provvedimento finale e a condizione che questo sia lesivo dei diritti e interessi dei ricorrenti”. Morale, come detto, ambo i ricorsi ritenuti inammissibili e spese compensate tra le parti.

Dal canto suo, il Comune di Santo Stefano non ha intenzione di fermarsi qua. “Continueremo a lottare con tutti gli strumenti possibili e opportuni perché siamo convinti della fondatezza delle nostre ragioni – afferma in una nota la sindaca Paola Sisti –. Abbiamo deciso di stare a fianco dei nostri concittadini e di combattere con loro per la salvaguardia del nostro territorio e della nostra salute. Siamo coscienti della difficoltà di questa scelta, ma non arretreremo di un passo. Aspettiamo che la Regione rilasci l’autorizzazione e poi ci opporremo anche a quella. Il dispiacere è dover ricorrere ai tribunali, mentre sarebbe più proficuo avere un’interlocuzione collaborativa con gli enti preposti, per trovare una soluzione che non veda penalizzati sempre gli stessi territori. In molti modi abbiamo chiesto alla Regione di rivedere il progetto, ma siamo stati inascoltati. Non ci resta che la strada dei ricorsi”.