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L'intervista

"Qui c’è la natura: ora servono forza lavoro, un hotel a cinque stelle e… l’aeroporto di Luni"

Massimo Perotti, ad di Sanlorenzo, sui progetti del cantiere e su cosa serve per fare della Spezia la vera capitale della nautica. "Troppo assistenzialismo e poca necessità di lavorare, è un problema di tutto il Sistema Paese".

“Abbiamo dovuto fare di necessità virtù: le guerre, le pandemie fanno parte della storia dell’uomo e bisogna adattarsi nel modo migliore possibile. Fortunatamente il settore della nautica ha retto molto meglio il mercato rispetto ad esempio alle navi da crociera, così è successo per gli aerei privati rispetto ai voli di linea: è una questione di sicurezza, evidentemente. Un po’ siamo stati aiutati dal mercato, un po’ dalle nostre contromosse”. A fine febbraio il cda di Sanlorenzo si era riunito per esaminare i risultati consolidati preliminari isolando, nonostante l’anno del Covid, due evidenti buone notizie: la tenuta dei ricavi, da una parte, ma anche e soprattutto il significativo incremento della marginalità operativa. Può ritenersi soddisfatto Massimo Perotti, presidente e amministratore delegato dell’azienda quotata alla borsa di Milano a partire da fine 2019, per un risultato significativo che premia il cantiere e regala fiducia ad un settore, quello della nautica, che sembra poter reggere di più e meglio rispetto ad altri la crisi economica che l’epidemia si porta inevitabilmente dietro: “L’Europa ha perso il 16% del mercato perché colpita dalla pandemia in modo maggiore rispetto all’area pacifica e americana: a fare la differenza è anche la cultura europea, qui c’è più attenzione al sociale e si è pensato più a curarsi che ad acquistare barche. Abbiamo fatto gli stessi ricavi nel 2019 e tagliando un po’ i costi e cercando di essere più efficaci, siamo riusciti a crescere sulla marginalità: un 6.5-7% in più. Il titolo ha avuto un bel rimbalzo: siamo stati forti nella capacità di resilienza. C’è stata una bella reazione anche da parte dei dipendenti: gente motivata, contenta e carica di energia. Tutti aspetti fondamentali per reagire”.

E’ fresca la notizia di un’alleanza con il gruppo Ferretti per il salvataggio della fallita Perini Navi, due big che si uniscono non avviene tutti i giorni. Quale futuro immaginate per quegli spazi? Verrà conservato il comparto della propulsione a vela?
“E’ la prima volta ed è un fatto unico nella storia della nautica. Esiste un solo importante esempio in Olanda con un’unione virtuosa che dura ormai da 40 anni. L’accordo in questo caso non è così profondo ma è un modo nuovo di affrontare il mercato. Perché essere in concorrenza e non collaborare su progetti in cui ci sono interessi che convergono? Il risultato è che mezza nautica mondiale si è mossa per fare altrettanto o comunque per capire il perché di questa collaborazione. E’ un’operazione molto difficile e questo è il motivo dell’alleanza: Perini è un’azienda che perde dai 15 ai 20 milioni di euro da nove anni. Va dunque ripensata da zero e abbiamo pensato che farlo insieme potesse aumentare le possibilità di successo. Viene acquistata per fare le barche a vela con la comodità del motore, è un marchio di grande successo che ha clienti importanti in tutto il mondo ed è stato leader di un mercato di nicchia come il motorsailing. E questo è stato forse il limite: dobbiamo lavorare per nuovi prodotti, alla ricerca di nuovi mercati. E’ un investimento industriale”.

La Spezia capitale della nautica, è un refrain che torna spesso e che con il costruendo ‘Miglio blu’ vuole trovare una consacrazione anche estetica. Che cosa manca per fare un ulteriore salto di qualità?
“I marchi più importanti sono qui per un vantaggio che la Spezia ha, ed è quello della natura, e non per la possibilità di reperire in loco della forza-lavoro. Dispiace molto dire questo. Il Golfo favorisce particolarmente la costruzione di yacht sopra i 30 metri per un fatto di pescaggio, perché c’è un’Autorità di Sistema Portuale che ci ha sempre aiutato: Fincantieri in passato, e man mano lo sbarco di cantieri importanti, ha permesso di sviluppare un indotto. Sindaco e presidente della Regione stanno facendo tanto, c’è un grosso impegno da parte loro: mi sembra mancare l’elemento di base. C’è troppo assistenzialismo e poca necessità di lavorare ed è un problema di tutto il sistema-Paese. Abbiamo problemi a trovare competenze: non devono essere tutti laureati nella vita, per fare un mestiere, guadagnare ed essere felici”.

In un periodo storico dove il mondo del lavoro sta cambiando e le chance di impiego sembrano essersi ridotte, nuove professionalità stanno emergendo. Dal vostro punto di vista che idea vi siete fatti?
“La nautica è composta da commerciali, amministrativi, esperti di marketing, tecnici di acciaio, plastiche, impianti elettrici, elettronici, meccanici, operai specializzati, equipaggi: nessun altro campo merceologico dà tali possibilità di lavoro. Abbiamo voluto due anni fa la Sanlorenzo Academy e facciamo fatica a creare corsi perché le classi vengono fatte con un minimo di 12-15 studenti, altrimenti non possono partire e non si accede ai fondi europei. Vedo invece che negli ultimi anni sono prolificate costosissime scuole per parrucchieri, cuochi, esperti di impianti luce. Noi non facciamo pagare nulla e garantiamo l’assunzione al 70% dei ragazzi. I ragazzi non sanno lavorare quando terminano il ciclo di studi. E se quando aziende come la nostra, organizzano i corsi e la gente non viene a formarsi, che cosa si può dire? Ricordo cinquant’anni fa quando a Torino, la città dove sono nato, c’era la scuola allievi della Fiat: gli aspiranti operai facevano sei mesi alle macchine del tornio affiancati da persone a fine carriera o neopensionati che li accompagnassero alla formazione. C’era proprio la volontà di imparare un mestiere, questa volontà oggi non la troviamo più”.

Intanto i numeri paiono davvero impietosi: secondo lo studio effettuato nel 2020 da ItaliaOggi alla Spezia un giovane su tre è disoccupato. La nautica può dare delle risposte in questo senso?
“Alzo le mani al cielo: non voglio fare polemiche sul reddito di cittadinanza, ma forse c’è qualcosa di sbagliato nella società italiana. Mi sembra che in questi ultimi tre anni di governo Cinque Stelle il sistema reddito di cittadinanza e ritorno al lavoro non abbia prodotto i risultati. E quindi si deve cambiare sistema”.

Che idea si è fatto della vicenda Enel? Parliamo di un’area grandissima, in posizione strategica per il tessuto industriale della città. Il mondo della nautica è a due passi: siete stati coinvolti nel dibattito del post carbone?
“Siamo stati coinvolti dalla Confindustria della Spezia. Credo si possa davvero costruire alla Spezia un hydrogen valley italiana, che sia esempio virtuoso. Non bisogna più spendere denaro e spendere per salvare aziende decotte: Ilva, Alitalia, Whirlpool. Quando un’azienda consuma ricchezza va lasciata morire e bisogna investire su aziende nuove che facciano quel mestiere. Una centrale elettrica a carbone va cambiata e bisogna fare delle cose nuove che guardino al futuro. Col Recovery Fund c’è tanto denaro da investire con le condizioni green: c’è ancora qualcuno che parla di 300 occupati con la centrale a carbone che scenderebbero ad una sessantina con il turbogas gas. E allora dico che quelli che rimangono fuori possono venire all’Academy per formarsi su altro. Senza dimenticare che con questo cambiamento invece di inquinare possiamo rendere l’aria più pulita. Abbiamo fatto una partnership con Snam ed Enel, per fare dei tavoli di approfondimento e vedere che cosa si può fare. Ma basta con l’atteggiamento miope sulla forza lavoro perché non è così che si fa un passo avanti”.

Nautica e carburanti verdi: il gnl è il futuro anche dei super yacht? O siete già proiettati verso l’idrogeno?
“Ammoniaca ed etanolo perché l’idrogeno ha problemi di immagazzinamento, si incendia facilmente. E’ più facile immagazzinarlo per produrre energia in modo statico che su una barca. Ammoniaca ed etanolo sono liquidi più facili da gestire perché quello che si disperde è acqua. C’è una grandissima volontà per cercare nuove soluzioni, ovviamente se riuscissimo a trovarle in Italia, magari a Spezia, sarebbe meglio”.

Nautica e turismo: perché non pensare sin da ora ad un museo della nautica Made in Italy alla Spezia? Magari sul waterfront o in zona casermette…
“Non esiste un museo della nautica, se n’è parlato varie volte. Il settore ha settant’anni, è iniziata nel dopo guerra e negli anni ’60 sono nati i cantieri, diventati grandi. Ma la nautica sboccia davvero dagli anni 70 con la vetroresina, è un settore molto giovane per un museo. Io invece investirei su altro: da un punto di vista naturistico ci sono dei posti meravigliosi, Lerici e Porto Venere fra gli altri, ma mancano le strutture, gli hardware: come un hotel a cinque stelle, un ristorante stellato. Quando ho parlato di queste cose in passato, sono stato criticato dai sindacati: io vendo 50 barche all’anno a dei multimilionari che però vengono qui con gli amici, moglie, figli, comandanti, avvocati e hanno bisogno di una qualità recettiva che non c’è. Ho dovuto creare all’interno dei miei uffici una foresteria per farli mangiare ad un certo livello. E allora se abbiamo Perini, Riva, Baglietto, Sanlorenzo, la parte yachting di Fincantieri, e poi non abbiamo dove far dormire o mangiare diventa un problema. Eppure ci sono tutte le carte in regola per sfruttare la bellezza meglio di quanto abbiamo fatto fino ad oggi. Ma serve la spinta degli imprenditori e la lungimiranza della politica locale. Poi il museo magari viene dopo e aggiungo…”

Prego.
“Qualche giorno fa ero a pranzo con delle persone: da un paio d’anni stiamo diventando matti per far funzionare il piccolo aeroporto di Luni: sembra una follia ma i nostri clienti viaggiano solo in aereo privato. Se vogliamo far crescere un turismo di qualità dobbiamo permettere a questo persone di atterrare qui e non a Pisa, dovendosi poi sobbarcare un’ora di viaggio per arrivare a Spezia o 45′ per raggiungere Forte dei Marmi. Esiste quel piccolo aeroporto inutilizzato e con una difficoltà enorme stiamo cercando di farlo funzionare: è in posizione strategica perché a metà fra Genova e Pisa. E’ un servizio utile a qualche centinaio di persone all’anno d’accordo, ma sono quelle che poi spendono”.

E’ noto che Valentino Rossi è uno dei vostri clienti. Uno degli sportivi più amati e conosciuti del mondo trascorrerà le vacanze a bordo di un Sanlorenzo. Che cosa significa questo per voi? Che tipologia di cliente è il Dottore? E’ esigente sugli yacht quanto sulle moto?
“E’ una delle poche persone veramente cristalline, non finge mai. E’ stato sé stesso anche quando ha comprato la barca: ha deciso in 5 minuti, è arrivato preparato e conosceva la SX88, la barca che ha comprato e che da quando è uscita ha avuto un grande successo perché ha risolto una serie di esigenze. Con le idee chiarissime Valentino è arrivato, ha poi delegato ai suoi collaboratori le altre scelte. E’ una persona piacevolissima, quello che conosciamo tutti nelle interviste, a noi piace molto la sua freschezza, il suo modo di essere. Un grande sportivo, di grande umanità”.

Che estate si immagina, specialmente sui mari?
“Simile a quella del 2020 che comunque non è stata male, anche se poi abbiamo pagata una certa libertà ad ottobre-novembre. La grande speranza è che con la buona stagione e con il vaccino ci possa essere un’espansione ulteriore. Nel 2020 parlando con quelli che vendono salvagente, piccole zattere è emerso che in acqua sono tornate ad esserci barche che da anni non si vedevano. In mare la libertà e la sportività possono essere garantite con ragionevole sicurezza”.

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