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FINITA L'ERA DI GABRIELE VOLPI - Citta della Spezia
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Spezia calcio

FINITA L’ERA DI GABRIELE VOLPI

Prese una società fallita tredici anni fa e l'ha portata dove non era mai stata. Dopo tre promozioni, due coppe in Lega Pro, due quarti di finale di Coppa e la serie A, lascia ad un gruppo che ha la forza di proseguire l'età dell'oro.

Infografica - L'era Volpi

Come imprenditore ha cambiato il destino di un club, come uomo di sport ha dato seguito alla sua stessa profezia. E da ora in poi, niente sarà più lo stesso. Gabriele Volpi lascia lo Spezia Calcio dopo 12 anni, sei mesi ed una settimana. Di conquiste, investimenti, distacchi, milioni, progetti, silenzi e vittorie. Un viaggio inaspettato e sempre in una sola direzione: verso l’alto. Dalle macerie dell’estate 2008 ai salotti più importanti del calcio italiano. Da una tarda estate tra Albese, Rivoli e Ciriè ad un mezzo inverno con Napoli, Roma e Milan. Esce di scena nel momento più alto, già da tempo lontano dai riflettori.

Fu amore? No, se è vero che già l’estate successiva al primo campionato di serie D ci furono contatti per cedere la società appena acquistata. Fu missione? No, se è vero che almeno in un paio di occasioni le persone scelte come vertici del club provarono a dirottare (senza successo) i suoi investimenti in altre città del calcio. Fu convenienza? No, se i passivi ripianati in questi anni formano una cifra che oscilla tra i 40 ed i 50 milioni di euro. Fu passione? No, perché il cuore dell’uomo è notoriamente in piscina. Fu prestigio? Neanche, visto che la visibilità del calcio non è stata sfruttata un granché a titolo personale. Anzi.
E’ stato quello che si vede, è stato quello che rimane. Una costruzione da zero, a intermittenza, piena di passi falsi. Ma rigorosa e dopotutto costante. Tre promozioni ed un ripescaggio, l’anno dei tre trofei in Lega Pro (primo e unica squadra a riuscirci), la serie B riconquistata in quattro anni, sei play-off promozione (record), due quarti di finale di Coppa Italia, l’approdo in serie A. Un centro sportivo per le giovanili, monco, ma compensato con un altro centro sportivo a Follo. Decine i calciatori arrivati qui in questi anni che rimarranno nell’immaginario: Chichizola, Terzi, Catellani, Cesarini, De Col, Lazzaro, Sansovini, Valentini, Migliore, Nenè, Situm e gli altri. Tutta la squadra di Vincenzo Italiano. Gli spezzini, tre di loro arrivati fino alla serie A con la maglia bianca. Scindere i protagonisti – in campo, in panchina, al calciomercato – da chi ha permesso che scegliessero Spezia piuttosto che altrove è un esercizio che sfida la ragione.

E se l’ennesimo capolavoro fosse l’ultimo passo di questa storia? Domani mattina la storia finisce. Gabriele Volpi lascia nelle mani di un gruppo con grande forza finanziaria, pare anche con grande entusiasmo personale. Disposto a investire, anche nelle infrastrutture. Anche in questo caso, lo Spezia Calcio e non altri in virtù di quello che si è fatto finora. Sono solo avvisaglie per carità, ma di grande promessa. Non ci saranno però porte di ufficio a cui bussare per udienze private, come ad un certo punto hanno smesso di esserci in questi anni. Anche questo dicono le avvisaglie e forse qualcuno ne rimarrà deluso. Il grande passo dell’era Volpi è questo: aver fatto dello Spezia Calcio un’azienda che funziona. Indietro, con un po’ di fortuna, non si torna più.