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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Prima torri e poi mulini, simboli di tempi che furono

di Alberto Scaramuccia

Il mulino di Campiglia prima e dopo il restauro

Pre Scriptum: questo è l’articolo numero 1000, ultimo (per ora) di un’avventura cominciata a fine luglio 2006. Grato a chi mi ospita, ringrazio di cuore chi mi continua a leggere.

In una puntata scorsa dicevo dei mulini a vento che con i cugini ad acqua servivano all’alimentazione della popolazione. Queste costruzioni erano importanti per l’economia spezzina d’antan: gli abitanti non crescevano di numero, ma che la cifra si mantenesse stabile è dimostrato anche dalla presenza dei mulini che contribuiscono alla stabilità del sistema oltre a testimoniare che per il loro esserci si mantiene lo stato di salute del territorio.
Allora l’agricoltura era di sussistenza e di piccolo mercato interno: non si esportava ma l’intera produzione era consumata all’interno del Golfo. Il lavoro dei campi era determinante per il mantenimento della comunità: non solo per quanto produceva, ma anche per l’indotto che ne scaturiva.
La molitura dei cereali, va da sé, era importante per l’alimentazione e di mulini se ne contano parecchi.
Da queste parti sono soprattutto ad acqua, ma, dove la risorsa idrica non era disponibile, non si disprezzava la forza motrice esercitata dal vento.
Una carta del 1767 che illustra la situazione idrica del territorio, documenta come a quel tempo nell’intera zona a settentrione della città murata fossero presenti parecchi mulini.
I più di loro, posti in prossimità dei corsi d’acqua, erano alimentati dalle tante gore che scendevano dalle alture al mare, ma non mancavano quelli a vento. Di questi, tuttavia, non si è capito ancora bene per quale motivo li avessero costruiti: se fossero nati proprio per la molitura o se li avessero inizialmente costruiti con ben altri scopi. Infatti, furono forse eretti con finalità difensive, come torri di avvistamento. Solo in un periodo successivo vennero convertiti in altrettanti opifici. Ipotesi suggestiva che parla di tempi pericolosi, è suggerita dal fatto che diverse di quelle costruzioni le ritroviamo in luoghi elevati anche se non mancano i mulini sul mare come il Torretto che stava dove oggi è la Capitaneria. Questo lo ammiriamo solo nei dipinti di Fossati, ma altri restano tuttora, affascinando perché sono le testimonianze dell’attività di un mondo che da tempo è scomparso e di cui possiamo intravvedere qualche caratteristica attraverso quelle costruzioni.
Per questo ammaliano le vestigia ben conservate dei due mulini “gemelli” che riposano davanti al mare sotto al castello di Porto Venere, e di quello di Campiglia che l’immagine mostra prima e dopo il restauro troneggiare sulla scalinata che porta al mare.
Chi si trovi a passare da lì, guardi bene quel mulino perché ha la particolarità di una scala in pietra che, esterna all’edificio, conduce alla sua sommità: bel modo per entrare!

ALBERTO SCARAMUCCIA