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I circoli Arci ancora chiusi: "Rischiamo di non riaprire mai più"

Nella giornata in cui tutto il mondo Arci nazionale protesta contro le restrizioni imposte dal governo anche alla Spezia è partita la mobilitazione.

I presidenti dei circoli Arci e dei comitati territoriali

I circoli Arci non ci stanno, non vogliono sparire per misure che definiscono inaccettabili. Per questo oggi è in corso una campagna di mobilitazione nazionale, con tanto di dirette Facebook delle iniziative pomeridiane intraprese e tesseramento a sostegno dei circoli, chiusi ormai da mesi.
“Siamo consapevoli dell’emergenza estrema che vive il Paese, ma chiediamo più attenzione per il mondo circolistico e associativo. Siamo sottoposti a restrizioni che non riguardano attività del tutto simili a noi. Le saracinesche – ha ricordato Stefania Novelli, presidente del comitato territoriale della Spezia – sono abbassate da ormai moltissimo tempo e se non avremo ristori in tempi rapidi, attenzioni da parte delle amministrazioni locali per la Tari e le imposte comunali, contributi per gli affitti o bandi specifici i circoli rischiano di scomparire. I bilanci vengono chiusi a zero ogni anno perché gli utili vengono utilizzati per rinnovare i circoli stessi o per dare un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno. E’ pertanto impossibile avere la liquidità per ripartire, soprattutto se la chiusura si protrarrà ancora”.

E accanto al problema economico di chi gestisce i circoli da cui in molti casi trae l’unico reddito ci sono gli aspetti sociali della questione.
“Come società di mutuo soccorso Arci esiste dall’Ottocento – ha aggiunto Alberto Tognoni, presidente del comitato della Val di Magra – e sin da allora svolge un’azione insostituibile a livello sociale. Ancora oggi i circoli sono un punto di riferimento importantissimo in zone isolate e piccole frazioni. Non sono un presidio social, ma sociale. Basti pensare a realtà come Bolano, la Val Graveglia, Castelnuovo…”.
“Non siamo bar, distributori automatici o sale da gioco, ma luoghi di aggregazione e attività sociale. Spesso siamo presenti per soggetti fragili come anziani e disabili o per chi sta vivendo un momento di disagio economico e sociale. Facciamo attività che creano legami fondamentali soprattutto in questo momento storico”, ha fatto eco Novelli.

I circoli non si danno pace perché non riescono a capire quale sia la differenza tra un caffè preso in un bar e uno preso in un Arci.
“Chiediamo maggiore attenzione anche al nostro mondo politico di riferimento, a quello che oggi è al governo. Viene da domandarsi se il Cts conosca il mondo Arci, se siano mai entrati in un circolo. Tolte attività come il biliardo o il gioco delle carte in che cosa differisce da un bar? Siamo chiusi dal 25 ottobre e nel corso del 2020 i giorni di mancata apertura sono stati 154, pari a cinque mesi. Quotidianamente vivevamo storie di persone rimaste sole e rinfrancate dalla compagnia che trovavano al circolo, ma anche di stranieri che sentendosi accolti hanno cambiato la loro opinione del mondo e di ragazzi disabili che nelle attività svolte insieme vedevano la realizzazione dei loro sogni. Oggi – hanno raccontato Giorgio Tedoldi, presidente del circolo Arci di Arcola, Marco Celentano (Favaro), Cesare Stretti (Termo), Andrea Pucci (La Pianta), Carlo Saporito (Val Graveglia) ed Elena Serio (Bolano) – la situazione è drammatica e ci troviamo nella condizione di pagare le rate del mutuo o dell’affitto di tasca nostra. Arci non può essere confusa con chi vuole aprire per aprire: speriamo che il 14 gennaio, con la scadenza dell’attuale Dpcm, ci siano importanti cambiamenti”.

L’auspicio è di andare verso una riapertura, ma nel frattempo i ristori che sono stati stanziati in un secondo tempo per il mondo associativo dovrebbero riguardare anche i circoli Arci. Mentre la Regione ha stanziato un fondo specifico la cui erogazione dovrebbe essere anche più snella.
Non sembrano esserci aperture, invece, da parte del Comune della Spezia: “E’ in corso un’interlocuzione perché non siamo compresi nei codici Ateco che hanno diritto agli sgravi sulle imposte comunali. Altre amministrazioni, invece hanno concesso questa misura, e alcuni hanno anche dato alcuni contributi a fondo perduto. La cultura e la socialità – concludono Novelli, Tognoni e i presidenti dei circoli – sono fortemente minacciati. E ci sono molte incoerenze anche a livello nazionale. Il consumo sì, il consumo di cultura no. Questo mondo è sottovalutato”.

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