Quantcast
I mulini del golfo nella città pre-arsenalizia - Citta della Spezia

Una storia spezzina

Una storia spezzina

I mulini del golfo nella città pre-arsenalizia

di Alberto Scaramuccia

Il mulino di Porta Rocca

La terra bagnata dal Golfo è una grande pianura alluvionale originata dai depositi lasciati dai corsi d’acqua che dall’alto dei rilievi si precipitano giù al mare. Il territorio era appetibile proprio per la grande ricchezza idrica che serviva a più scopi: dal dissetarsi alla coltivazione senza dimenticare la possibilità di usarla come risorsa energetica. Molti erano i mulini alimentati dai bedali, voce oggi inconsueta ma ben presente in Lunigiana dove indicava canali, torrenti e gore: il motore del mulino di cui faceva vorticare frenetiche le pale.
Una carta del 1767 che raffigura la piana nord occidentale non ancora invasa dall’Arsenale, di mulini ne mostra ben sette. Allora funzionavano tutti anche collocato in luoghi dove non sospetteremmo l’antica presenza. Oltre alla documentazione cartografica, ci aiuta anche la toponomastica stradale che ancora oggi attesta l’esistenza di quegli opifici.

Che, ad esempio, poco fuori dalle mura ci fosse il mulino della famiglia Federici come documentano piante famose, è ricordato anche dalla via dei mulini, una strada compresa fra piazza Ramiro Ginocchio e via Di Monale.
Ma quanti immaginano che dove oggi sorge il centro commerciale Il Faro una volta, e neanche tanto tempo fa ché due secoli e mezzo sono pochi per la vita della terra, c’era un mulino che era detto delle monache, appellativo per me strano dato che non c’erano conventi nei dintorni.
C’erano tanti mulini, dunque, perché avere degli opifici per la molitura dei cereali era una cosa di non poco conto per l’economia del territorio. Tutti quei mulini lavoravano perché si doveva produrre farina soprattutto per il mercato interno che non poteva restare a pancia vuota.
Per questo, dove l’acqua era più rara, sorgono, sparsi nel territorio, i mulini eolici, a vento. Di essi si conservano talora le vestigia, come quello di Campiglia o dei due gemelli che stanno sotto il castello di Portovenere, ma soprattutto ne resta la memoria.

Il mulino spezzino più famoso è quello che ha dato il nome al quartiere del Torretto e alla strada che portava dove si macinavano i cereali. Collocato sulla riva del mare pressappoco dove poi si costruì la Capitaneria, sappiamo com’era fatto per tre quadri di Agostino Fossati che, dopo averlo ripreso in prospettiva lunga e in primo piano, ne ha anche disegnato l’interno. Sono tele che chi sa data agli anni 60-70 dell’Ottocento. Del mulino restano le mura esterne, sono spariti copertura e macchinari, dentro è tutto disadorno e cadente. Le immaginini anticipano l’imminente fine ché sarà abbattuto dalla Marina per edificarvi una batteria.