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Il dazio di Migliarina e la delocalizzazione novecentesca - Citta della Spezia
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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Il dazio di Migliarina e la delocalizzazione novecentesca

di Alberto Scaramuccia

Import 2020

Qualche tempo fa avevo detto di una poesiola composta per il Carnevale 1893 da Gamin che ha due caratteristiche: essere l’unica cansoneta scritta in italiano dal Ragazzaccio per quella festa ed essere stata trascurata fino ad ora dalla ricerca. In 12 versi Gamin sbeffeggia a modo suo Francesco Centi, un self made man che da impresario edile si era fatto industriale con l’ambizione di fare anche carriera politica. Difatti, l’estate precedente si candida con successo ai Consigli Comunali della Spezia e di Vezzano, borgo di cui diventa Sindaco, nominato, dice la fonte, per “decreto regio”.

Non stupisca il tipo di nomina. La riforma comunale introdotta da Crispi alla fine dell’89 prevedeva, infatti, che il Primo Cittadino fosse eletto direttamente dal Consiglio ma solo nei Comuni con popolazione superiore ai 10mila abitanti. La popolazione di Vezzano, quindi, non assommava a tale cifra. Perché facciamo attenzione a questo dato? Per motivi fiscali. Infatti, il dazio consumo che era il bisnonno dell’attuale Iva, si applicava solo ai Comuni con popolazione superiore ai 15mila residenti. In altre parole, le tasse cui, per pagarsi i servizi di cui fruiva era soggetto il centro della Spezia (le frazioni per la normativa dell’epoca ne erano escluse), non toccavano a Vezzano né agli altri Comuni del Circondario che avevano una popolazione inferiore. Questo era il caso anche di Arcola.

Per capire il senso del discorso che conduco, non va dimenticato, inoltre, che fino all’ottobre del 1928 il territorio di Vezzano comprendeva anche Limone, Melara, Termo, Carozzo e San Venerio; quello di Arcola, che fra l’altro era inserito nel Collegio di Levanto, aveva Pitelli, Pugliola, Ruffino, Fossamastra e Muggiano. Ebbene, le industrie “forti” che vengono impiantate nel Golfo sono tutte realizzate in queste frazioni duty free. La Vickers-Terni, antenata dell’odierna Oto, è a Melara; la Pirelli che faceva cavi sottomarini e la Fiat-San Giorgio che era una super eccellenza mondiale nella produzione di sommergibili stavano dove Arcola aveva il suo sbocco al mare e lì poi si installerà l’Ansaldo dei fratelli Perrone.

Insomma, ci troviamo di fronte ad una forma di delocalizzazione: anche a quel tempo là si investiva dove era più conveniente. Questo fatto chiarisce anche le proteste che sorgono qua alla Spezia quando nel 1909 la Giunta di sinistra
(del tempo) propone di applicare il dazio anche a Migliarina che, essendo frazione, ne era esente. Per quell’area che comprendeva allora anche il Canaletto, si prevedeva un grande futuro industriale che l’introduzione della tassa pregiudicava.