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Oggi è pur sempre il 29 novembre, gli Archivi della Resistenza ricordano il rastrellamento - Citta della Spezia
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Oggi è pur sempre il 29 novembre, gli Archivi della Resistenza ricordano il rastrellamento

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Quest’anno, per la prima volta dopo 76 anni, i partigiani, le famiglie delle persone coinvolte e le associazioni non potranno commemoraer l’anniversario del rastrellamento nazifascista del 29 novembre 1944. Per questo gli Archivi della Resistenza hanno ensato di realizzare una commemorazione on line, a partire dalle 10.30, sulla pagina Facebook di Archivi della Resistenza https://www.facebook.com/archivi.dellaresistenza oppure sul canale youtube di Archivi della Resistenza https://www.youtube.com/channel/UC8MGvtZ1Vhn7wT9oYZV86bw. Verrà proiettato il film-documentario “Un popolo alla macchina. 29 Novembre 1944” a cura di Archivi della Resistenza con la regia di Andrea Castagna, con 24 testimoni di quei tragici eventi. Musiche di Erik Satie eseguite al pianoforte da Davide Baudone. L’iniziativa è organizzata da Archivi della Resistenza, Museo Audiovisivo della Resistenza, ANPI e con il patrocinio dei comuni di Castelnuovo Magra, Fosdinovo, Luni, Sarzana, Santo Stefano, Arcola.

All’alba del 29 novembre del 1944 i posti di guardia delle Brigata partigiane della Lunigiana e della Val di Magra, tra le province di Massa Carrara e La Spezia, avvistano una quantità inusuale di truppe nazi-fasciste in movimento: è l’inizio della “2° settimana di lotta alle bande”, una vasta operazione di rastrellamento che fino al 5 dicembre investirà tutto il territorio compreso tra le città di Sarzana, Carrara e Massa. Tutto questo territorio viene accerchiato da un enorme cordone di militari della Wehrmacht, delle SS, delle Brigate Nere fasciste. Dopo giorni di combattimenti feroci, la Brigata Garibaldi Ugo Muccini, fino ad allora composta da quasi 1000 partigiani, si trova ridotta a po-che decine. Circa 700 partigiani sono infatti costretti ad oltrepassare la Linea Gotica, che in quel momento era la linea di difesa fortificata dai tedeschi, per raggiungere le terre già liberate. La Brigata Garibaldi Gino Menconi riesce a limitare i danni grazie al sicuro rifugio delle cave di marmo. La Brigata II Carrara viene completamente annientata. La popolazione civile, costretta dalla guerra a vivere in condizioni di semi-clandestinità, viene completamente investita dal rastrellamento e co-stretta a nascondersi in rifugi predisposti da tempo. Molti sono i morti anche tra i civili, mentre chi viene fatto prigioniero è deportato nei campi di lavoro in Germania