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Lettere a cds

Recupero Borgo Baceo? Idea bella, ma i soldi chi ce li mette?

Il rendering della proposta per l'area tra Via Prosperi e Via del Canaletto

“Ricordo confusamente quando mamma e papà mi portavano sul passeggino fino a piazza Italia (oggi Europa) e da lì si proseguiva verso Migliarina. Al di là della mitica porta Rocca, confine del mondo, rari edifici ma tanti campi con qualche sporadica casa colonica. Uno di questi insediamenti è il borgo Bacèo sul cui futuro oggi si discute. Piccolo insediamento, non l’ho mai ritrovato nelle fonti ma l’ho visto per nove anni di fila quando lavoravo alla media Fontana che è di lato.
M’incuriosivano quelle due casette semi abbandonate anche se a volte le vedevo abitate, ma soprattutto non capivo perché in una zona che si andava progressivamente riqualificando, si permettesse il mantenimento di un simile degrado dovuto allo stato di abbandono: vegetazione incolta, sporcizia, rumenta diffusa. M’attirava pure il nome: infatti, bacèo in spezzino, significa tonto ma non ho mai compreso perché l’avessero affibbiato al posto; forse, pensavo, per via di un suo abitante che non era un genio.
Cambiata scuola, sono passato da lì sempre più di rado, sempre notando il deterioramento ambientale che mai nessuna Amministrazione ha obbligato a rimuovere. Qualche tempo fa, invece, ho visto la zona pulita.
Pulizia di primavera perché ripassato da quelle parti proprio la settimana scorsa, ho ritrovato la situazione spiacevole di quasi sempre. Ora si svolge un dibattito sulla sua destinazione: un progetto di riqualificazione con annessa costruzione di
un paio di condomini, o bonifica dell’area per mantenere un aspetto della piana di Migliarina d’antan quando la città moderna non c’era ancora entrata.
È facile tifare per quest’ipotesi, e chi non la vorrebbe. Ma si dimentica il problema palanche. A chi spetterebbe l’onere dell’impresa: ai proprietari che non realizzerebbero, o al pubblico? E poi per farci che cosa? Un altro Museo con il destino della Sfragiteca?
So di scrivere cose impopolari ma dalle finestre del Fontana ho visto gru alzare pannelli di cemento prefabbricato che quasi in un attimo hanno eretto le case di via Borachia, subito affollatissime perché c’era un’esigenza abitativa insopprimibile. Nel mercato all’ingrosso che era un simbolo della Spezia ante Palladola hanno fatto un centro commerciale e lì ancor prima stavano i macelli della città umbertina che non saprei dire quanti ricordino. Vedo in pieno centro scene disgustose con edifici dalla bella storia condannati allo sfacelo per l’incuria colpevole di decenni e nessuno protesta. Chiudono BankItalia e si suggerisce di farvi un albergo pluristellato: le macchine e i bus dei turisti li metteranno nel caveau? Chiudo dicendo che mi pare che troppo spesso si privilegi l’idea bella e rispettosa a dispetto della razionalità che è male dimenticare”.

Alberto Scaramuccia

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