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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Quando a San Bernardino c’era la Pubblica Assistenza

di Alberto Scaramuccia

L'ex sede della Pubblica Assistenza oggi museo Diocesano

La porta che nell’antico circuito murario della città si apriva presso la Chiesa di Santa Maria era intitolato a San Bernardino per la presenza di un oratorio dedicato a quel Santo. Quando la Spezia al pari di tutta la Liguria passò a fine Settecento sotto il controllo dei Francesi repubblicani, non pochi edifici religiosi furono convertiti ad usi civili. A simil sorte non sfuggì il nostro oratorio che nel 1812 venne addirittura soppresso. Non riaprì più al culto e servì come magazzino comunale. Davanti c’era una piazzetta che scomparve per la rettificazione di via del Prione. Più avanti negli anni diventò anche la sede dove si tenevano le sedute del Consiglio Comunale.
Dopo il grande colera del 1884 gli Spezzini si resero conto che serviva loro una struttura assistenziale meglio modulata della Confraternite che pure svolgevano una funzione egregia. Così nel 1889 nacque la Pubblica Assistenza che assurse ben presto ad un ruolo di primaria importanza nella cura delle persone malate. Ma non venne disdegnata neppure l’attività di supporto ai bisognosi sì che così si sommarono gli interventi sanitari agli aiuti assistenziali.

Per questa presto raggiunta centralità nel sostegno e nel soccorso, la Pubblica Assistenza venne sistemata nell’antico Oratorio di San Bernardino dove ai piani superiori si erano ricavate anche delle abitazioni private. Lì, ad esempio, abitava mia zia che ricordava sempre come una notte (si era alla fine del ’44) venne svegliata da un rumore continuo che indicava che qualcuno stava grattando sul pavimento di sopra. Dopo poco, vide un uomo precipitarsi giù e, con l’indice sulla bocca per invitare a fare silenzio, scappare via a gambe levate.
L’ultimo piano funzionava da prigione delle brigate nere e questo tizio, di cui la zia ricordava benissimo nome e fattezze del volto, era riuscito a scappare in quel modo ingegnoso.
Per quanti ci passavano davanti rimase un monumento della città e della sua storia fino ad una quindicina di anni fa quando il servizio venne trasferito nell’elegante costruzione di via Carducci mentre l’oratorio che era cresciuto con la Spezia, venne trasformato con un’accurata ristrutturazione nei due Musei Diocesano e Etnografico.
Ora leggiamo che questa struttura, come le altre simili, ha le ore contate per una decisione assunta a Genova. Non discuto il provvedimento, ma non capisco perché si facciano i più sperticati elogi alle attività dei volontari che si citano con orgoglio come una ricchezza dell’Italia, e poi le si buttano a mare.
Probabilmente non capisco io, ma a me sembra proprio una grossa contraddizione.