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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Giorgio Bocca, la casa a Pugliola e il pensiero collettivo

di Alberto Scaramuccia

Pugliola

Questa puntata della rubrica è anomala perché non tratta una storia spezzina, ma ricorda una persona che acquistò casa da queste parti essendosi innamorato dei nostri posti. La bellezza del territorio ha fatto breccia nel cuore di molti foresti che in qualche modo si sono stabiliti sulle sponde del Golfo. Fra chi è rimasto affascinato dalla malia di questi posti si annovera Giorgio Bocca che a Pugliola in via Casini comprò una casa. Cuneese, giornalista, storico, il 28 è ricorso il centenario della nascita.
Bocca fu un intellettuale che con l’attività di giornalista contribuì, specie negli anni più bui della Prima Repubblica, a formare il pensiero collettivo nazionale dando ai lettori degli strumenti con cui riconoscersi.
La sua formazione, se la si esamina in filigrana, è l’immagine di una generazione che seppe ritrovarsi dopo l’ubriacatura dell’effimero Impero per ricostruire un Paese a pezzi avendo come strumento la fiducia illuminista nella ragione che neppure la disillusione causata da quel che avevano passato poté scalfire.
Bocca fu grande nell’analisi dei meccanismi che stavano cambiando il mondo.
Indagò la nuova scienza della robotica che modificava la fabbrica e di quella rivoluzione individuò le relazioni e le figure sociali che ne scaturivano.
Servizi quasi profetici, oggi quegli articoli spiegano perché finì la Prima Repubblica. Tangentopoli fu solo conseguenza: nel cambiamento globale si disfacevano i corpi intermedi che l’avevano fino a quel momento retta mentre ne sorgevano di nuovi che non seguivano più gli antichi schemi.
Scriveva Bocca che nel nuovo modello produttivo per fare una Fiat l’operaio dava poche decine di punti di saldatura a confronto dei 27mila operati fino a quel momento: era una nuova categoria che chi era ancorato al modello della chiave a stella di Primo Levi tardò a capire. Bocca diceva di un mondo nuovo della cui comparsa non ci accorgevamo.
Ma non volle solo capire che cosa saremmo diventati, volle anche sapere chi eravamo stati.
Così si rivolse alla storia con uno stile vicino all’aneddotica anglosassone di Strachey o Mac Smith.
Dallo studio dell’esperienza partigiana, zuma poi su tematiche più attuali, sempre fedele al suo metodo: non soddisfarsi della verità ufficiale ma andare dietro le cose a costo di essere scomodo.
Guarda, per esempio, il libro su Togliatti. Il suo rifiuto dell’agiografia per dire verità celate, causò qualche mal di pancia alle Botteghe Oscure.
Pur avendo letto molto Bocca, non saprei dire se scrisse sul territorio spezzino; però, mi piace pensare che a Pugliola meditò qualcosa guardando il Golfo.

ALBERTO SCARAMUCCIA