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I costi della sanità, un problema a dir poco annoso - Citta della Spezia

Una storia spezzina

Una storia spezzina

I costi della sanità, un problema a dir poco annoso

di Alberto Scaramuccia

Foto d'epoca dell'ospedale Sant'Andrea

È cosa certa che la sanità ha sempre rappresentato un bel problema per noi Spezzini.
Oggi noi ci ritroviamo con un paio di ospedali decrepiti, con un altro che è stato buttato giù e non si capisce bene quando e soprattutto se lo rifaranno, con le prenotazioni per gli esami specialistici che sono da tempo bloccate e ogni volta che vado per fissare un appuntamento mi rispondono: riprovi domani.
È l’eterno dilemma se la tutela della salute che a noi oggi è garantita dall’articolo 32 della Suprema Carta, sia un fatto pubblico o privato.
Dico eterno perché anche cento anni fa, giusto di questi tempi, si proponeva, anche se in termini diversi, anche ai nostri antenati.
La chiamavano “questione ospitaliera” ma era un problema serio perché allora la sanità era una questione comunale con il Municipio che doveva provvedere con le sue risorse alla gestione del Sant’Andrea. Per questo si faceva largo affidamento alle offerte private che, pur generose, non erano, tuttavia, bastevoli a coprire i costi.
Per questo sulle colonne de Il Tirreno, il quotidiano del tempo, si fanno avanti due ipotesi.
Una è avanzata dal Cavalier Napoleone Prati, uno dei medici spezzini che si erano fatti luce nel colera dell’84. Dal contagio è passato qualche lustro ma il nostro medico ha chiaro il problema. A suo avviso sarebbe opportuno che il Governo prendesse in mano la questione istituendo una tassa obbligatoria (si tratta evidentemente di un tema di carattere nazionale) che supporti le finanze locali che devono gestire gli ospedali.
Un’altra idea la suggerisce l’indecifrabile “Robur”, giornalista del quotidiano, che propone di istituire una società “Pro Ospedale” che, seguendo l’esempio della “Pro Patria” sorta durante la guerra, impegni i cittadini in versamenti mensili volontari e regolari a favore del Sant’Andrea. Tutti, a parer suo, contribuirebbero per la sanità locale non essendoci in questo caso gli ostacoli ideologici che avevano limitato i versamenti a favore dello sforzo bellico.
Per ultimo interviene nel dibattito Ettore Andrea Mori, leader dei nazionalisti nostrani e futuro Podestà di Portovenere, che sostiene a spada tratta l’ipotesi della sottoscrizione volontaria.
Come si vede, fatti gli opportuni distinguo, si dibatte per cercare una soluzione alla domanda che è evergreen, da dove si debbano recuperare le risorse per supportare il servizio.
Come già detto, qua si parla di un problema più che datato.
Ma resta, nel confronto con la situazione attuale, una piccola differenza: gli antenati non pagavano fior di tasse nazionali e regionali per usufruire dell’assistenza sanitaria.

ALBERTO SCARAMUCCIA