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Una storia spezzina

Una storia spezzina

Bronzi e l’eterna lotta fra i partiti della sinistra

di Alberto Scaramuccia

Import 2020

Agostino Bronzi che si firmava Augusto fu una figura importante del mondo politico spezzino: primo Sindaco dopo la Liberazione, presidente del Consiglio Provinciale, Senatore della Repubblica nel 1963. Svolse la sua attività politica dal primo Novecento sempre all’interno del Partito Socialista di cui fu massimo dirigente fin dal 1913. Se rimase sempre dentro il suo Partito, la linea adottata mutò nel tempo specie dopo l’emigrazione in Francia durante il fascismo.
Diventò moderato da intransigente che era. Portò la sezione socialista spezzina su quella posizione esautorando gli antichi dirigenti riformisti a cominciare da Ubaldo Formentini, e fu operazione che ebbe i suoi costi.
In quegli anni, un secolo fa più o meno, gli avversari contro cui maggiormente si scagliava, ricambiato nel sentimento, erano quelli che avrebbero potuto essere compagni di strada, se non proprio alleati: gli anarchici e soprattutto i repubblicani.

Pure questi erano intransigenti ma con una prospettiva ben diversa. Soprattutto, a dividere le due forze della sinistra del tempo era il fatto che entrambe pescavano nell’identico elettorato di cui si disputavano i favori: era il consenso del lavoro dipendente che determinava la fortuna dei rispettivi Partiti. Fra di loro, però, era guerra aperta, senza alcun rispetto della forma, uno duello violento pronto a tracimare nell’insulto, nella maldicenza ed anche nello scontro fisico. La cronaca ci riferisce, infatti, che nessuno, a qualunque parte appartenesse, si tira indietro quando c’è da fare a cazzotti.
Insomma, ogni cosa andava bene perché la posta in gioco era della massima importanza, vitale addirittura.
Nel novembre 1919 si deve votare per il primo Parlamento dopo la Grande Guerra e la tradizionale rivalità fra Partito Repubblicano e Partito Socialista Ufficiale si acuisce ancor più.

I colpi bassi si sprecano. Gli uni storpiano l’acronimo degli altri in PUS per sbeffeggiarli; gli altri rinfacciano ai “nemici” l’adesione alla guerra che i Repubblicani invece rivendicano con orgoglio tanto che la loro lista si chiama “L’Elmetto” che è anche il simbolo, dichiarazione esplicita del contributo portato dal PRI alla guerra e alla vittoria.
Nel furibondo scontro politico-elettorale, per portare acqua al proprio mulino, si scava senza alcun ritegno anche nella vita privata dei rivali. Di questo clima è vittima anche Bronzi di cui si portano alla luce alcuni vizietti.
Di questo fatto mai citato dalla ricerca ne diremo domenica prossima dopo questa lunga premessa che è anteprima necessaria per comprendere come e perché successe quella vicenda.

(fine prima parte)