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Una storia spezzina

Prima del cinema diana

Le dodici lire di tassa comunale che affossarono il teatro di via San Carlo

di Alberto Scaramuccia

Import 2020

Da qualche tempo il Diana ha chiuso i battenti e ciò spiace: non per nostalgia delle luci rosse, ma perché è una struttura che ha un peso nella storia cittadina. Lo si ricorda poco oggi quel passato, ma anche oltre un secolo fa se ne era smarrita la memoria. A ricordare gli antichi fasti ci pensa sul Corriere un articolo anonimo del 10 0ttobre 1908 ma il cui riconoscibilissimo autore è Ubaldo Mazzini che, Direttore della Biblioteca, non firma più gli interventi sul giornale. Dunque, l’Ubaldo ricorda che la via Sapri è ancora chiamata da molti via San Carlo perché lì stava un oratorio la cui prima notizia risale al 1618. Intitolato a San Carlo Borromeo, l’unica cosa notevole che vi si conservava era lo zucchetto dell’Arcivescovo milanese.

L’oratorio era gestito dalla Confraternita di San Carlo e Filippo Neri delle scuole pie e lì funzionavano le scuole pubbliche comunali che nel 1797 furono trasferite in altra sede, l’oratorio essendo destinato al solo culto. Ebbe però vita breve ché nel 1806 le leggi napoleoniche soppressero chiesetta e Confraternita. Della struttura rimasta senza più destinazione, approfittò un’eletta schiera di colte e ricche persone che vi vollero fare un teatro organizzandosi nella Società dei Comici dilettanti della Città della Spezia. Erano 30 membri divisi in due gruppi autonomi, i Costanti e i Valorosi, ognuno guidato da un proprio Direttore. Scopo delle esibizioni era far crescere fra gli Spezzini la savia morale, la virtù, l’istruzione. Come palcoscenico si usò il presbiterio, la parte della chiesa riservata al clero prima dell’abside, e sopra la porta si costruì un largo loggiato in legno per gli spettatori più ragguardevoli.

Si determinò così una struttura che modificò il nome della strada in via del Teatro, appellativo che durò a lungo, fino a quando la Società resse. L’entusiasmo che si affievoliva e la necessità di pagare 6 lire a semestre di tassa comunale, condannarono il Teatro alla scomparsa, senza contare che l’avvento del Teatro Civico esercitò una concorrenza spietata nei confronti dei volenterosi dilettanti. Al San Carlo si videro le marionette finché il locale non fu ristrutturato e organizzato in due attività differenti: a piano terra un’osteria e sopra una sala da ballo. Quindi, nei primi anni del Novecento, poco prima dell’articolo di Mazzini, fu nuovamente ristrutturato per farne una seconda volta un’arena teatrale in cui, facendo i conti con i pochi spazi a disposizione, si realizzò un ambiente decorato nella facciata e nell’interno con signorile eleganza . Era il nuovo Diana che stava muovendo i primi passi.