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Il triste San Silvestro del 1919 - Citta della Spezia

Una storia spezzina

Una storia spezzina

Il triste San Silvestro del 1919

di Alberto Scaramuccia

Frutta secca

Ma i nostri antenati. l’ultimo dell’anno di cento anni fa (ah, la mia mania per i numeri tondi!) come lo passarono?
La cronaca spezzina di fine 1919 (ricordo da un mesetto c’è un’informazione anche quotidiana) ci fornisce un quadro non certo idilliaco. Proprio per l’uscita giornaliera, possediamo un’immagine molto più dettagliata di quanto la stampa spezzina ci aveva dato fino a quel momento.
Sappiamo quanto difficile fu il dopoguerra e quanto poco ci fosse da scialare. Gradualmente i reparti ancora mobilitati vengono congedati ma a casa non trovano lavoro mentre si batte ancora il tasto patriottico che invita a sottoscrivere il “Prestito per la Pace”. Siccome, però, è un invito che chi non aveva i quattrini per tirare avanti neppure ascoltava, è facile immaginare di quale classe sociale era chi fece soldi con i lauti interessi che lo Stato pagava a chi aderiva a quella raccolta.
Che in giro ci fosse tanta povertà, lo dimostrano le continue raccolte per i mutilati, i tanti sussidi che lo Stato paga ai disoccupati le cui liste pubblicate dai giornali sono in continuo aumento, gli inviti tanto incessanti quanto pressanti perché anche il numero degli orfani non smette di crescere. Ma, come ho già fatto notare in altre occasioni, nessun Spezzino mostrò mai il braccino corto verso quei fanciulli sfortunati. Lo si vede dall’elenco dei versamenti: pochi offrono tanto ma tantissimi danno poco, segno che anche chi era in difficoltà non fece mai mancare la propria solidarietà verso quei ragazzini che con la loro mantellina grigia sono di diritto nell’iconografia spezzina quando nelle grandi occasioni sfilano inquadrati per andare a deporre fiori al monumento di Garibaldi o dove li comanda l’evento che deve essere festeggiato.
Ma che ci fosse tanta difficoltà fra la gente lo dimostra soprattutto il calmiere che emana Eugenio Violardi, Regio Commissario incaricato di amministrare gli affari municipali dato che il Consiglio Comunale eletto dai cittadini era stato sciolto due anni prima e non ne sarebbe stato eletto uno nuovo fino al novembre dell’anno successivo.
È un calmiere strano. Uno si aspetterebbe che l’edito riguardasse i prezzi di altri generi alimentari, ma i prezzi controllati sono solo di frutta e verdura. Della carne, ad esempio, non si dice probabilmente perché ce n’era così poca in circolazione che era la sua penuria a determinarne il prezzo, altro che una delibera!
Non ci si stupisce così se la frutta è soprattutto quella secca. Almeno quella doveva esserci sui deschi di quel triste San Silvestro che quasi tutti, dice la cronaca, festeggiarono in casa.

ALBERTO SCARAMUCCIA