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Una storia spezzina

Vera Del Bene: una vita per la giustizia sociale, un simbolo dell’Umbertino

di Alberto Scaramuccia

Vera Del Bene

Da habitué de ciassa Brin, ho conosciuto Vera Del Bene, una donna che avendo dedicato la vita alla giustizia sociale era un simbolo per l’Umbertino e oltre.
Di famiglia modesta ed antifascista, non aveva avuto esitazioni nell’andare ai monti dopo l’8 settembre dove presto ottenne di combattere con gli uomini. Fare la staffetta o la vivandiera non le bastava, voleva portare un contributo più fattivo alla lotta per la Liberazione. Così, non esitò ad affrontare gli scontri a fuoco, rischiò la pelle, sparò senza problemi.
Con queste parole ricorda quei momenti in una testimonianza rilasciata alla figlia: “hai davanti una persona giovane come te, solo che sta dalla parte, a tuo giudizio, sbagliata”.
Giusto le tre parole quasi in fondo alla frase, “a tuo giudizio”, rivestono, a mio avviso, una notevole importanza.

Vera era rossa, cresciuta e militante in un Partito che del rigore antifascista aveva fatto una bandiera. Eppure, quando ripensa a quella sua gioventù perduta fra i monti, il giudizio verso quelli contro cui sparava, da assoluto diventa relativo: riconosce che anche chi stava dall’altra parte, aveva delle motivazioni che legittimavano la sua scelta, comprende che fra il bianco e il nero ci sono tante sfumature, pur essendo questo un fatto che non è mai facile da accettarsi.
Io penso che con quelle tre parole Vera abbia voluto dire una cosa che va al di là dell’episodio. Sono convinto che lei si sia voluta esprimere contro la tentazione del fondamentalismo che spesso è parte integrante di ogni personalità, che abbia voluto dirci che dell’altro diverso da noi vadano capite le ragioni che sono alla base delle scelte che lui esercita.

Le camicie nere contro cui sparava avevano ricevuto un indottrinamento fin da bambini che li aveva indirizzati su percorsi che per molti addirittura andavano a confliggere con i loro reali interessi. Solo che non lo capivano perché erano stati allevati in modo che non lo capissero.
Vera ha ben chiaro una cosa: tanti che stavano dall’altra parte della barricata, al pari di lei e di parecchi altri che con lei condividevano fame e freddo sul Gottero, erano solo dei poveri cristi. Solo che a collocarli dal lato sbagliato della Storia non era stato il destino, come spesso capita di leggere, ma un sistema educativo scientificamente allestito per produrre quel risultato.
È una lezione importante che va al di là del fatto.
Ci invita a interrogarci su un paio di cose: quanto siamo disposti a riconoscere le ragioni di chi ha idee diverse dalle nostre e, soprattutto, quanto siamo consapevoli del fondamentalismo che risiede in ognuno di noi.