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Lo scontro tra Cozzani e gli intellettuali spezzini - Citta della Spezia

Una storia spezzina

Una storia spezzina

Lo scontro tra Cozzani e gli intellettuali spezzini

di Alberto Scaramuccia

La Voce con un ritratto di Ettore Cozzani

Prima di diventare famoso con “L’Eroica”, Ettore Cozzani si fece notare per uno scritto su “La Voce” di Prezzolini che suscitò non poco scalpore in città. È il 1909 e scrive sulla rivista fiorentina l’articolo “La Spezia”, un pezzo in cui la sua città è protagonista fino dal titolo. Del periodico toscano Cozzani aveva già detto bene a febbraio invitando i concittadini ad acquistarlo ché ne avrebbero tratto beneficio.
Poi, l’ottobre seguente esce il pezzo che indigna gli Spezzini per il panorama negativo che il Nostro disegna della città che per lui è marcata da tre proprietà: è città nuova, è creatura della Marina, vive con difficoltà la crescita.
Causa i vizi d’origine, per Cozzani la Spezia non ha storia né tradizione, né ha mai avuto una nobiltà capace di farsi classe dirigente. La venuta dell’Arsenale ha complicato le cose con il flusso migratorio che ha sconvolto l’assetto sociale ad ogni livello, dialetto compreso. E la parlata, è noto, è segno di identità territoriale. La Biblioteca possiede pochi volumi ed è poco frequentata; le iniziative private sono sterili; perfino la stampa locale (e qua il giudizio pare ingeneroso) è insufficiente ed incapace di suscitare un dibattito fruttuoso. Alla Spezia, è l’amara conclusione, mancano gli intellettuali, salvo pochi casi isolati: D’Isengard, il musicista Mussinelli e Ubaldo Mazzini, lodato per quanto fa per riscoprire la spezzinità, dal dialetto alla storia. L’auspicio che viene infine formulato, è che la città sappia ritrovare al suo interno le forze per risalire la china.

Apena i Spezìn i-lezo A Voze, rèvete cé, apriti cielo!
Mazzini, nonostante gli elogi, con inusitata durezza rampogna in sette righette Cozzani. Ma non c’è da stupirsi: se metti in dubbio l’onore della mamma, devi aspettare la reazione, anche scomposta, del figlio.
Sono più articolate le risposte di Carlo Caselli, emiliano di nascita ma spezzino d’adozione, e di Gigi Sardi, giornalista della sinistra moderata. Il primo confuta in toto la tesi di Cozzani sulla mancanza di storia e cultura citando i nomi che hanno illustrato la Spezia, da Fazio al Carpenino e rivendicando il ruolo meritorio di Biblioteca e giornali. L’altro lo invita, anche con una provocazione letteraria, a fare marcia indietro e negando che la Spezia sia “la terra di morti” che Cozzani pretende sia.
Infine, la Gazzetta della Spezia dice che Cozzani vuole solo parlare di sé e forse ha ragione. Comunque, il bello di questo episodio non molto noto è verificare che cento e passa anni fa alla Spezia la cultura era materia del contendere, oggetto di polemica e di dibattito.