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Porto e turismo, quando Spezia fa paura - Citta della Spezia
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Una storia spezzina

Porto e turismo, quando Spezia fa paura

di Alberto Scaramuccia

Una immagine d'epoca di Passeggiata Morin e Molo Italia

Una volta alla Spezia si stampavano più settimanali e la rivalità fra le testate era tanta: disputandosi l’identica clientela, le punture di spillo erano spesso aghi roventi.
Tuttavia, se non stupiscono le diatribe locali, suscita invece qualche stupore la polemica che nell’estate 1894 Il Lavoro mette su contro La Nazione di Firenze, rea di avere detto che la Spezia non merita di essere visitata perché, essendo città militare, non ha nulla di bello da vedere: il Golfo è di sua natura più che attraente, ma le costruzioni della Marina ne sconsigliano la visita. Inoltre, a detta del quotidiano fiorentino, la città per lo sviluppo si affida troppo al porto trascurando le utilità che si potrebbero cavare dal Golfo come soggiorno di trattenimento, cioè il turismo.
La replica del giornale spezzino è assai piccata. Essendo scontato che la Spezia, città giovine e nuova, non può vantare le bellezze artistiche di Firenze, ribadisce che peraltro ha bei manufatti che possono attrarre visitatori da fuori: dagli oggetti preistorici che non sono informi come sostiene La Nazione, alle opere d’arte che sono nel territorio, quali la facciata di Santa Maria e i dipinti di Casoni e Carpenino.
Anche sul versante turismo, Il Lavoro critica le dure affermazioni della Nazione che non considera né quanto l’Amministrazione comunale si sia impegnata per adeguare la città alla nuova realtà, né le più strutture (alberghi, teatri, caffè senza dimenticare le passeggiate stupende) presenti alla Spezia che sono state realizzate per far fronte alle moderne esigenze.
A distanza di tanti anni, che cosa possiamo dire dell’attacco che il giornale toscano porta al territorio spezzino, che è cosa che certo interessa di più della difesa, impacciata e quasi d’ufficio, operata dalla testata locale?
A me pare che La Nazione scriva di fatto esclusivamente per proteggere gli affari della sua regione di cui rappresentava dal 1859 gli interessi.
L’affermazione che il futuro del Golfo non si fonda sul suo avvenire commerciale, mi sembra voglia proteggere il porto di Livorno dalla minaccia della concorrenza che sicuramente gli avrebbe portato lo scalo spezzino: nel 1894 lo si stava ancora costruendo, ma era prossimo alla realizzazione. La rivalità fra i due porti non esisteva ancora, ma che sarebbe stata feroce gli addetti ai lavori lo sapevano benissimo.
Anche l’affermazione che la Spezia non aveva strutture ricettive adeguate per i visitatori, dimostra, proprio per il suo contrario, quanti Toscani fossero allora distratti dalla loro più naturale meta delle sabbie viareggine.
Insomma, facevamo paura.