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Una storia spezzina

Una storia spezzina

L’acqua della Sprugola

di Alberto Scaramuccia

La Sprugola all'interno dell'arsenale militare

Come ho già altre volte detto, secondo Giovanni Capellini quando si beveva l’acqua della Sprugola si veniva “battezzati” nella spezzinità. Lo scrive nei Ricordi che pubblica nel 1914, ma non è quella la prima volta che si dice in un testo della particolare proprietà della Sprugola che era, evidentemente, una vox populi così tante volte detta, ridetta e ripetuta che alla fine acquisisce una credibilità tale che la fa degna di essere scritta.
La consacrazione ufficiale, diciamo così, la ritroviamo in un pezzo del Corriere della Spezia del 9 ottobre 1909: è, per quanto ne so, la prima testimonianza scritta che assicuri delle virtù “civiche” della Sprugola.
In attesa di essere smentito, ricordo che l’articolo era stato scritto da Carlo Caselli che Spezzino autoctono proprio non era essendo nato in quel di Guastalla. Dalla terra reggiana era venuto alla Spezia ancora in giovane età ed era stato amore a prima vista. Quale cosa fece scoccare la scintilla non si sa, ma certo il nostro Caselli si innamorò all’istante di questa terra che lo attrasse a sé fascinandolo. Della patria adottiva il buon Carlo volle vedere e conoscere ogni cosa, approfonditamente ed in ogni aspetto. Per questo, cavalcando il cavallo di San Francesco, la visitò minuziosamente, quasi scandagliandola procedendo in ogni posto passo passo, senza scartare alcun anfratto ma indagando scrupolosamente fin nel più remoto buchetto. Di quello in cui s’imbatte riferisce in articoli che firma “Il Viandante” proprio perché perquisì in innumeri ed interminabili passeggiate l’intera Lunigiana alle cui tante preziosità dedicò altrettanti numerosi articoli.
Comunque, nella seconda pagina di quel numero del Corriere, in un articolo intitolato, guarda caso, “L’acqua della Sprugola”, il buon Caselli si inventa una favoletta che immagina di avere ritrovato in una pergamena lacera e consunta. Nell’antico manoscritto si narra, lui assicura, la storia di un uomo che arrivato da chissà dove alla Spezia nella più totale indigenza, nonostante tali premesse, riuscì a fare fortuna. Diventato ricco nababbo da povero cristo quale era stato, non volle mai, tuttavia, abbandonare la nuova terra che l’aveva adottato. Il perché è presto spiegato, né immagino che giunti a questo punto sia cosa misteriosa: “aveva bevuto l’acqua della Sprugola, espressione spesa tutti i giorni ad indicare l’attrazione magica esercitata dalla Spezia sopra coloro che si sono venuti a trapiantare nel suo cuore”.
Dunque, lui lo scrive per primo, ma non inventa nulla: solo mette nero su bianco, quello che non da un giorno era sulla bocca di tutti.