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Una storia spezzina

Quando la Marina spinse verso lo scioglimento del Consiglio comunale

di Alberto Scaramuccia

Piazza del mercato nel 1917

Il misfatto era palpabile nell’aria da un bel po’ sì che anche i distratti l’avevano capito e dirne è la cronaca di un patatrac annunciato. Che successe 100 anni fa di ‘sti tempi? Il Governo scioglie il Consiglio Comunale e lo sostituisce con il “Nob. (era duca) Avvocato Ernesto Vergara di Craco”, Regio Commissario.
Già a metà settembre un Commissario di Marina (ricordate?) surroga l’ufficio comunale approvvigionamenti. Ora, per il rifiuto dell’Autorità comunale di distribuire la farina ai Comuni del Circondario causa la situazione creatasi, il Ministro dell’Interno e Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando scioglie l’Ente eletto dai cittadini. Succede martedì 18 dicembre, ma il Vergara era qua già da domenica 16, quando si riunisce per l’ultima volta il Consiglio Comunale che, ignaro della mannaia che sta per cadergli addosso, approva, invero un po’ frettolosamente, i bilanci di Comune e municipalizzate.
Chi ispirò a Orlando siffatta manovra, è chiaro. I rapporti fra Amministrazione e Marina si erano fatti molto tesi anche per l’ostruzione operata dal Comune, dice il decreto di scioglimento, ai danni di quanto deliberava il Comando in Capo.
Come che stesse la questione, giova sottolineare un paio di cose.
Dopo vent’anni la Marina torna egemone sul territorio cui aveva imposto le sue servitù fino al 1897, anno in cui un composito raggruppamento di forze indigene capeggiato da De Nobili guida alla riscossa i nativi. Vogliono un modello di sviluppo che contempli accanto alle attività connesse all’Arsenale, anche un’economia che si volga verso altri settori. In poche parole, si vuole il porto e gli spazi per farlo. Ora quella spinta “autonomistica” viene bruscamente frenata da quella che Mario Farina, storico locale, anni fa definì “larvata dittatura militare”.
Inoltre, con lo scioglimento finisce l’esperienza delle Giunte che le categorie del tempo chiamavano di sinistra. L’Alleanza popolare vulgo Blocco (PSI, PRI, radicali e molti massoni) nel 1909 scalza dal governo locale i denobiliani il cui compito amministrativo giudicano essere ormai alla fine, e governano con cinque sindaci la città fino appunto a metà dicembre.
Che giudizio esprimere su di loro? Certo, non fu facile governare una città che in un breve spazio doveva obbligatoriamente diventare moderna, per di più essendo divisi al loro interno da beghe e rivalità e poi debilitati dalla decisione dei due maggiori partiti di non stringere più alleanze con chicchessia.
Certo è che la volontà popolare non fu rispettata e fino alla fine del ’20 gli Spezzini non elessero più un Sindaco.