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Economia

Export armi, Spezia seconda solo a Brescia

Un 2016 da 209 milioni di euro, un quinto dell'intero bottino italiano nel settore.

La classifica di Opal

Un miliardo e 200mila euro. A tanto ammonta il valore dell’export italiano delle armi nel 2016. A raccontarlo, partendo dalla rilevazioni dello Stockholm International Peace Research Institute, è Opal, ‘Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e di difesa’. Una onlus con sede a Brescia, attiva dal 2004. Rispetto al 2015, il bottino è calato leggermente – del 2 per cento -, ma il 2016, spiegano da Opal, ha fatto registrare un record per quanto concerne le forniture (in particolare di munizionamento militare e armi leggere) alla polveriera mediorientale: parliamo di un 2016 da 161 milioni di euro, il 63 per cento in più rispetto al 2015. Il report illustra poi come, aggiungendo ad armi e munizioni anche il mercato di aerei, elicotteri ed altre apparecchiature belliche, i ricavi del 2016 arrivino a oltre 14 miliardi e mezzo, con un incremento dell’85 per cento rispetto all’anno precedente. “Il forte incremento di esportazioni verso zone di conflitto, regimi autoritari, monarchie assolute islamiche e Paesi in guerra pone gravi interrogativi a tutte le parti sociali e soprattutto al mondo politico”, dichiara Piergiulio Batta, presidente di Opal.

La provincia leader nell’esportazione di armi? Brescia, dove ha sede proprio Opal. Nel 2016, 326 milioni di esportazioni, quasi il 10 per cento in più rispetto al 2015. Segue La Spezia – il merito è soprattutto di Oto Melara, assorbita ormai due anni fa Leonardo -, con oltre 200 milioni di euro, cioè il 19 per cento dell’export di armi italiano. Terza Roma: 118 milioni, 12 per cento. Seguono Lecco (99 milioni nel 2016), Pesaro-Urbino (96), Livorno (75), Napoli (60), Cagliari (43), Bologna (26), Bergamo (23).

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