Quantcast
Quel santerenzino che salvò Garibaldi - Citta della Spezia
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Una storia spezzina

Quel santerenzino che salvò Garibaldi

Da Follonica a Porto Venere, quando Paolo Azzarini aiutò l'eroe dei due mondi e non volle nulla in cambio.

Il documento dedicato ad Azzarini

Paolo Azzarini, classe 1804, era un pescatore di San Terenzo. Per difficoltà nel leggere la x, lo chiamavano Ipsilonne, ma al di là del difetto è nella storia del Risorgimento. Garibaldi, caduta nel luglio 1849 la Repubblica romana, cerca di riparare in Piemonte, ma è braccato da polizia e soldati. Si traveste in mille modi per sfuggire alla caccia, ma non riesce a uscire dalla Maremma. Fra i patrioti del luogo che si danno da fare per aiutarlo, c’è un certo Gaggioli che da Piombino va all’Elba dove sa che c’è l’Azzarini con il padre e quattro marinai sulla barca La Madonna dell’Arena. Non fatica a convincere il santerenzino che si reca a Follonica ad imbastire la manovra.

Il nostro Paolo va e per prima cosa contatta il capitano del porto cui racconta di voler stendere un contratto per rifornire la cittadina di pesce fresco tre volte la settimana. Allontanato così da sé ogni sospetto, Azzarini perlustra Follonica assieme a Gaggioli per trovare il posto migliore per imbarcare Garibaldi e fare vela per la costa ligure, la salvezza. Quindi incontra il Generale e gli dà appuntamento per la sera a Cala Martina dove si sarebbe trovata la sua barca riconoscibile perché attorniata da falsi galleggianti di rete. L’incontro serale avviene nel migliore dei modi: Garibaldi, accompagnato da un suo capitano che non intende abbandonarlo, è scortato fino all’imbarco da una quarantina di fidi pronti a tutto. Non ci sono contrattempi e la barca parte avendo lasciato a terra Azzarini senior e un marinaio sostituiti da Garibaldi e
dal suo capitano sì che il numero corrisponda a quello dichiarato in partenza. È il 2 settembre 1849, a Follonica un cippo ricorda ancora la partenza.

Il vento spira favorevole e presto sono all’Elba dove Azzarini si fa vidimare il lasciapassare dal capitano che non controlla l’identità dell’equipaggio. Alla mattina presto ripartono cercando di stare il più defilati possibile ché si ha paura della fregata toscana Giglio che, però, per fortuna, non incrocia la barca santerenzina. Così il viaggio prosegue tranquillo e il 5, dopo quasi tre giorni di traversata, Garibaldi è a Portovenere, sicuro. Sbarcato l’Eroe vuole ricompensare con delle monete, le papaline d’oro, l’Azzarini, ma questi rifiuta dicendo che sarebbero potuto risultare utili a lui. Allora Garibaldi rilascia un documento al “Padrone Paolo Azzarini” che “la fortuna gli aveva fatto incontrare sulla terra italiana dominata dai Tedeschi”, e che ha fatto tutto “egregiamente e senza alcun interesse”. Ipsilonne non ricavò altro dall’impresa, ma nei banchi da pesca toscani non mise più piede.