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I gioielli della Mazzini

L’erudizione gesuita del Seicento, Athanasius Kircher e la torre di Babele

Alla Spezia c'è il "Turris Babel" di Kircher nella stessa edizione del 1679 stampata ad Amsterdam, che l'univeristà di Heidelberg ha messo online.

Athanasii Kircheri e Soc. Jesu Turris Babel, siue Archontologia [...], Amstelodami: Ex officina Janssonio-Waesbergiana, 1679

Neppure i migliori crittografi militari che nella Seconda guerra mondiale decifrarono i codici segreti tedeschi e giapponesi riuscirono a comprendere il significato del manoscritto Voynich, il testo più misterioso ed enigmatico del medioevo, che resta ancora oggi un problema irrisolto per gli esperti di tutto il mondo. Quando Wilfrid Voynich, un mercante di libri antichi, lo acquistò dai Gesuiti di Villa Mondragone nel 1912, trovò, tra le pagine piene di simboli e immagini curiose, una lettera scritta da Praga il 19 agosto 1665, con cui l’allora proprietario del codice Johannes Marcus Marci, medico del re Rodolfo II di Boemia, inviava il manoscritto all’unica persona al mondo ritenuta all’epoca in grado di poterlo decifrare: Athanasius Kircher. Era il periodo della grande egemonia dell’ordine dei Gesuiti, che avevano in mano gran parte della cultura e controllavano ogni cosa venisse stampata, quasi sempre con l’intento inquisitore che era stato commissionato loro nello spirito della Controriforma, come accadde per il celebre caso del processo a Galilei di cui furono origine. Il loro centro di formazione capitolino era il Collegio Romano, che oggi è sede del Liceo classico Ennio Quirino Visconti, istituito direttamente da Sant’Ignazio di Loyola per l’educazione filosofica e teologica superiore. Il collegio, dotato di ottima biblioteca, gabinetti scientifici e in seguito di osservatorio astronomico, attirava e chiamava i migliori insegnanti dell’epoca per impartire istruzioni in ogni disciplina nobile. Tra questi, in qualità di professore di matematica, fisica e lingue orientali c’era appunto Kircher, giunto a Roma nel 1635 dove rimarrà fino alla morte (1680), dimettendosi dall’insegnamento dopo alcuni anni per dedicare totalmente il proprio tempo alla ricerca. Nato in Turingia nel 1602, era entrato giovanissimo nell’ordine dei Gesuiti dimostrando subito intelligenza e doti non comuni nello studio, facendosi rapidamente conoscere negli ambienti culturali e universitari tanto da essere chiamato a Roma direttamente da Papa Urbano VIII. Considerato il più grande erudito del Seicento, da alcuni paragonato per il talento inventivo a Leonardo Da Vinci, essendogli attribuite varie invenzioni tra cui una macchina calcolatrice e la lanterna magica, Kircher fu una vera e propria enciclopedia umana, versato in ogni materia e campo del sapere, scrisse una quarantina di opere imponenti e lasciò centinaia tra manoscritti e lettere; in medicina intuì la teoria dei bacilli come causa del contagio della peste, si occupò di ottica e della natura della luce (Ars magna lucis et umbrae, 1645). Da vero e proprio poligrafo scrisse di geologia, vulcanologia, sismologia (Mundus subterraneus, 1664) e scienze naturali in generale, fisica, matematica (Arithmologia sive de abditis numerorum mysteriis, 1665), musica (Musurgia universalis, 1650), ma soprattutto si occupò dell’origine del linguaggio e delle lingue antiche, divenendo uno dei principali sinologi occidentali (China monumentis, 1667) ed è noto ancora oggi per essere stato il fondatore dell’egittologia (Lingua Aegyptiaca restituta, 1643; Oedipus Aegyptiacus, 1652). Kircher credeva di essere riuscito e decifrare i geroglifici, ma le sue traduzioni sono oggi considerate errate: il suo metodo interpretativo si basava sui principi del neoplatonismo e in parte sulla lettura del Corpus Hermeticum. Attraverso un atto intuitivo e analogico, sfruttando la corrispondenza tra l’oggetto reale ed il segno, Kircher leggeva i geroglifici dal punto di vista simbolico e non semantico, appoggiandosi all’analisi combinatoria e allo studio della cabala ebraica. All’interno del collegio romano creò un apposito insegnamento di egittologia dove illustrava le iscrizioni presenti negli obelischi romani, cui dedicò due volumi (Obeliscus Pamphilius, 1650 e Obelisci Aegyptiaci, 1666) e fece riprodurre con modellini in legno, che sono sopravvissuti e conservati presso il liceo Visconti. Nel 1651 fondo il Museo del Collegio Romano, o Museo kircheriano, che era una vera e propria camera delle meraviglie (Wunderkammer), dove erano custoditi oggetti curiosi e antichità provenienti da ogni parte del mondo conosciuto, raccolte dalle missioni dei Gesuiti. Molti erano i reperti dell’antico Egitto, assieme a campioni di vegetali e animali, minerali, rocce e pietre preziose, affiancate da macchinari costruiti da Kircher stesso e stravaganti reliquie. Questo singolare gabinetto, oggi disperso e smembrato, divenne in breve tempo rinomato in tutta Europa, al punto da attirare numerosi studiosi che lo elessero tra i musei più famosi del Seicento.
Le pubblicazioni di Kircher, soprattutto quelle di carattere linguistico, al di là del contenuto, rivestono particolare importanza nella storia del libro, per la difficoltà della composizione tipografica richiesta. Alcuni lavori furono sospesi e subirono gravi ritardi poiché mancavano i caratteri geroglifici e orientali, molto costosi e difficili a realizzarsi.
Un esempio del loro utilizzo è offerto da una delle ultime fatiche del nostro gesuita, il volume Turris Babel, pubblicato nel 1679, che la biblioteca universitaria di Heidelberg ha messo a disposizione on-line e che anche la città della Spezia possiede, all’interno del fondo antico della biblioteca Mazzini, nella stessa edizione pubblicata ad Amsterdam dalla tipografia di Janssonius van Waesberge. Il titolo completo dell’opera è: “Turris Babel, sive Archontologia qua primo priscorum post diluvium hominum vita, mores rerumque gestarum magnitudo, secundo Turris fabrica civitatumque exstructio, confusio linguarum, & inde gentium transmigrationis, cum principalium inde enatorum idiomatum historia, multiplici eruditione describuntur & explicantur”.
Il testo è suddiviso in due parti: nella prima Kircher prende in esame le caratteristiche storico- architettoniche della torre di Babele descritta nel testo biblico, soffermandosi sullo studio delle antiche civiltà e religioni, per passare poi all’esame, a lui particolarmente caro, dell’origine e sviluppo delle lingue, che vengono comparate nei loro aspetti morfologici, grammaticali e semantici.
Nell’analisi del progetto della torre, il gesuita, dall’alto delle proprie conoscenze geografiche e fisiche, dimostra come il disegno di Nimrod, il personaggio biblico cui è attribuito il progetto della torre, sia intrinsecamente errato, non tenendo in giusta considerazione le leggi della fisica. Per raggiungere la luna, la torre avrebbe dovuto misurare 178.672 miglia raggiungendo un peso talmente grande (tre milioni di tonnellate) da spostare la Terra dalla sua orbita gravitazionale; essa sarebbe inoltre crollata per evidenti problemi statici e costruttivi, dovuti ad una errata distribuzione dei pesi.
Principale interesse di Kircher, al di là delle questioni architettoniche legate al disegno della torre era lo studio sulla divisione delle lingue e conseguente dispersione delle famiglie discendenti da Noè. Kircher rifiutava l’idea che Dio avesse dato una lingua diversa per ogni artefice della torre e riteneva che la separazione delle lingue fosse collegata alle generazioni dei figli di Noè. La lingua ebraica originale si mantenne solo nella linea di Sem mentre gli altri figli diedero origine a due lingue ciascuno. Nel tempo questi cinque linguaggi primitivi si divisero ulteriormente sino a generare ben settantadue dialetti che il gesuita mette in relazione con la nascita delle lingue moderne.
Il libro, di grande formato (2°= 38 cm), è arricchito da bellissime calcografie stampate su tavole doppie e ripiegate o distribuite nel testo. Esse offrivano al lettore dell’epoca una stupenda raffigurazione dei monumenti dell’antico Egitto e del mondo biblico, interpretata dalla mentre dello stesso Kircher. L’esemplare spezzino è purtroppo mutilo di alcune illustrazioni, almeno quattro tavole, tra cui quelle raffiguranti la torre di babele e il museo kircheriano, tra le migliori incisioni. La legatura, in cattivo stato di conservazione è coeva, in pelle scura che riveste piatti in cartone; il dorso ha cinque nervature e compartimenti con tracce di impressioni dorate a motivo floreale. Inventariato al numero 630 fa parte del fondo proveniente dalla locale Società di Incoraggiamento per l’educazione morale-industriale e riporta due ex-libris manoscritti, nell’antiporta e al frontespizio, successivamente cancellati.
Le tavole del volume furono incise da Coenraet Decker, artista attivo ad Amsterdam e alcune, tra cui quella della torre e dei giardini pensili di Babilonia si basano su disegni di Lievin Cruyl, incisore e architetto fiammingo che lavorò per alcuni anni a Roma collaborando direttamente con Kircher. L’antiporta è invece tratta da un disegno di Gerard de Lairesse.

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