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Caso Facio, alcune osservazioni dello studioso Cesare Cattani

Il "Battaglione Picelli" con "Facio"     (foto Archivio Cds)

In merito all’articolo di Giorgio Pagano relativo al convegno di Sarzana sulla ricerca riguardante Facio, invio alcune osservazioni. Ché i convegni sono importanti, ma spesso lasciano il tempo che trovano e le discussioni, i contributi, rischiano di arenarsi lì.

“Del pericolo che minacciava il “Picelli” e delle macchinazioni di Antonio Cabrelli “Salvatore”, Facio aveva messo al corrente il Comando della Brigata da cui dipendeva il suo Battaglione; e in quei giorni due fedeli partigiani erano partiti alla volta di Bardi onde consegnare nelle mani della 12a Brigata Assalto Garibaldi un plico segreto che esponeva l’attuale situazione venutasi a creare per esclusivo volere di Antonio Cabrelli. Avvertito che presto il Battaglione “Picelli” avrebbe raggiunto il grosso della Brigata e che pertanto -a solo titolo di sicurezza- un Distaccamento armato di tutto punto avesse (sic) accompagnato e protetto dalle eventuali minacce il Battaglione durante la marcia di trasferimento nel Bardigiano.”
Luigi Sau partigiano del “Picelli” con Facio, poi commissario politico di Battaglione della XII^ Brig. Garibaldi d’ assalto “Fermo Ognibene” del CVL di Parma.
Gigi Sau. Il Battaglione “Picelli” del C.L.N. di Parma. 1987
Ist. St. della Resistenza. La Spezia.
Misc. Z/1/25

A sua volta Terenzio Mori “Flavio”, uno dei nove combattenti del Lago Santo, ebbe a scrivere in “Questa gente e la Resistenza. Viadana, Casalmaggiore, Bozzolo. Documenti testimonianze immagini. 1943-1945. A cura di A. Ghinzelli e G. Oselini. Comune di Viadana. 1986” -il testo di Mori è “Quattordici mesi sull’Appennino” da pag. 199 a 205- che subito, appena arrivati, la XII^ voleva scendere ad Adelano e regolare i conti con “Tullio.” “La prima reazione dei compagni fu di attaccare Tullio, ma alla fine non accadde nulla”. pag. 204.

Laura Seghettini, la partigiana del “Picelli” compagna di Facio, ha più volte parlato di una lettera nella quale Facio denunciava il comportamento di Cabrelli, lettera inviata in duplice copia a Parma e a Spezia. Quella per Parma partì, portata da una staffetta. Nel frattempo ci fu un temporaneo chiarimento con Cabrelli. Facio strappò la lettera destinata a Spezia. Ma la lettera destinata a Parma fu consegnata.

In questa vicenda tragica la sorte e la redazione stessa di diverse lettere appaiono molto strane. Facio avrebbe scritto delle lettere alla famiglia, ai Sarzi, alla madre e, infine, “ai compagni di Parma” poco prima di essere fucilato. Per quanto ne sappiamo solamente la lettera alla madre fu consegnata. Da Laura Seghettini. La lettera ai Sarzi (Otello, Lucia, Linda, Gigliola) non arrivò mai. Inoltre Otello mi disse più volte che non riconosceva nel modo più assoluto lo “stile” di Facio nella lettera “ai compagni di Parma”. Nella lettera ai Sarzi Facio chiede di salutare Lucia “se è stata rilasciata”. Quando Facio andò a Campegine per sistemare i conti col geometra Pietro Cocconi (Pieròun Bala – Pierone Bugia) Lucia Sarzi era in galera. Fu arrestata nel febbraio del ’44 a Casalbellotto (CR) e rilasciata a Reggio nel luglio successivo. Chi poteva esserne informato ad Adelano il 21 luglio 1944 oltre a Facio? Tra l’altro dopo essere liberata Lucia, Francesco, Linda e Gigliola si trasferirono a Massa Lombarda, nel ravennate. Se la lettera è falsa, lettera mai giunta a destinazione, il falsario era molto bene informato.
Pure nella lettera alla famiglia Facio si raccomanda che gli salutino particolarmente la sorellina. “Ti prego di parlare di me alla mia sorellina che mi aspetta con tanta ansia”. La sorellina era Francine Castellucci, che Facio accompagnava tutte le mattine a scuola, da Fenain a Somain (circa 6,7, km), sulla canna della bicicletta. Me lo raccontò nel 2003, a Milano, Francine stessa. Facio aveva una particolare predilezione per la “sorellina” piccola, della quale fece pure il ritratto. Anche in questo caso, se l’ipotesi della falsa redazione, o della redazione a posteriori è vera, chi ha scritto eventualmente quella lettera era molto ben informato.
Quindi lettere e relazioni (El Gato / Musiari) che scompaiono. Allegati a relazioni spariti. Lettere apparentemente false che contengono elementi di decisiva realtà. Lettere -dattiloscritte o trascritte a macchina; solo quella alla madre è autografa- che non giunsero mai a destinazione.
Queste testimonianze e queste lettere pongono un problema immediato. Sino al libro di Capogreco, uscito nel 2006, solo Giulivo Ricci e Giacomo Vietti scrissero piuttosto diffusamente di Facio. Il primo nella sua “Storia della Brigata Matteotti Picelli” del 1978. Il secondo ne “L’alta Val Taro nella Resistenza” edito dall’ Anpi di Parma nel 1980. Altrimenti ne scrisse un poco Anatoli Makarovic Tarassov, uno dei russi di casa Cervi, nel suo libro “Sui monti d’ Italia”. Libro che vide la luce nel 1960 a Leningrado (V gorah Italjj) e tradotto in italiano dall’ Anpi di Reggio nel 1975. Nel 50° della morte curò un piccolo libretto Carmine Arcuri, allora sindaco di S.Agata d’ Esaro: “Dante Castellucci Facio”. Amm. Comunale di S. Agata d’ Esaro. 1994. Parma si è “limitata” a un saggio sulla genesi della leggenda del Lago Santo, in “Storia e documenti”, n°1, gennaio giugno 1989 (a cura di Luigi Rastelli e Guido Pisi). Altri piccoli, minori contributi uscirono nel corso degli anni soprattutto sulla vicenda del Lago Santo e non vale tenerne conto più di tanto in relazione a Facio.
Quindi la domanda è: come mai per oltre 50 anni -e più- gli Istituti Storici di Reggio, Parma, La Spezia; lo stesso Istituto Cervi, le Anpi di quelle città, le federazioni comuniste non sentirono il bisogno di promuovere la conoscenza della vicenda di Dante Castellucci? Si può ancora in parte porre rimedio. Ma i testimoni dell’epoca sono quasi tutti morti. Quale fu la reazione dei comandi di Parma alla notizia della fucilazione di Facio? Il Comando Piazza di Parma chiese conto a quello di Spezia? Nel caso: cosa rispose Spezia? I colonnello Fontana fu mai investito della questione? Se no come mai? In fondo si trattava dell’ eliminazione di un Comandante di Battaglione della XII Brigata e, sembra, vice comandante della Brigata stessa. Non propriamente una sciocchezza.

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