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Per un museo a Castelnuovo Magra

di Piero Donati

Import 2019

Il (provvisorio?) ritorno a Castelnuovo Magra, in occasione della Settimana Santa, delle sagome metalliche che compongono l’ottocentesco Compianto, restaurate in vista di una mostra genovese dedicata agli apparati effimeri – ricondotti con qualche forzatura sotto l’etichetta dei cartelami, utilizzando una locuzione presente soltanto nella Liguria di Ponente – pone il problema della loro definitiva collocazione.
Ecco un problema che la futura amministrazione comunale (fra poco più di un mese, come è noto, a Castelnuovo si va alle urne) dovrà porsi, se vuole rispondere correttamente all’esigenza di valorizzare adeguatamente i beni culturali del borgo, qualificando e ampliando l’offerta (non di solo vermentino vive il turismo…). L’oratorio che ospitava la Compagnia del Santissimo Sacramento – detta “dei rossi” dal colore delle cappe dei confratelli – è adiacente al grande edificio della chiesa parrocchiale ma ha un ingresso autonomo; i muri perimetrali sono sani ed il pavimento è in buone condizioni. Gli intonaci e gli stucchi, sui quali in passato sono state applicate sostanze non traspiranti, hanno bisogno di essere recuperati ma i costi preventivabili sono contenuti.
Questo oratorio costituisce pertanto l’ideale contenitore di una raccolta di tipo museale, la quale consenta l’esposizione di oggetti oggi relegati in locali non accessibili o collocati, in attesa di tempi migliori, presso il Museo Diocesano di Sarzana: fra questi una notevole Annunciazione marmorea del tardo ‘400, le cui figure erano un tempo collocate all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena in altrettante nicchie a considerevole altezza dal suolo. Dal museo sarzanese è auspicabile che fin da ora torni a Castelnuovo, per riunirsi alle sue compagne, una sagoma di Angelo che faceva parte del Compianto ma che, nonostante le mie ripetute segnalazioni, fu trascurata dai curatori della mostra genovese. Anche il corpo più bello, si sa, ha le sue piccole imperfezioni.