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4 ottobre festa nazionale
|Ottocento anni dopo, San Francesco torna a parlare alla città
A Gaggiola la festa del “Poverello” nel segno del Giubileo francescano: oggi la Messa solenne presieduta dal vescovo Palletti e l’omaggio della Spezia con l’accensione della lampada votiva
Se ogni anno le feste in onore di san Francesco sono sempre occasione di una grande partecipazione di fedeli al santuario di Gaggiola dei frati minori, quest’anno se ne prevede una ancora maggiore. Si compiono infatti gli ottocento anni dalla morte del “Poverello” di Assisi e la Chiesa, come è noto, ha proclamato il 2026 “anno giubilare” speciale per le chiese legate alla tradizione francescana, dove è possibile pregare ed ottenere l’indulgenza plenaria alle condizioni previste. Non solo: la festa del 4 ottobre è stata anche proclamata dal Parlamento festa nazionale. È dunque nel segno di queste importanti novità che il santuario accoglie oggi, domenica, per l’intera giornata – come nei giorni precedenti per i giorni di preparazione e ieri pomeriggio per la funzione detta “del Transito” – i tanti fedeli, così come le autorità i cittadini tutti, che salgono a Gaggiola in questa circostanza.
Oggi al santuario le Messe del mattino vengono celebrate alle 9 e alle 11. Alle 18 si tiene invece la celebrazione più solenne, con la Messa presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti, anche per sottolineare il legame pluricentenario e la gratitudine della comunità diocesana tutta nei confronti dei frati. Alla Messa saranno presenti le autorità civili e militari di tutta la provincia. Al termine del rito – anche con riferimento alla proclamazione della festa nazionale – prenderà la parola per il suo discorso di saluto, in forma anche di messaggio alla città, il sindaco della Spezia e presidente della Provincia Pierluigi Peracchini. Dopo il discorso, Peracchini accenderà come ogni anno la lampada votiva collocata davanti alla statua del “Poverello”, a segno concreto dell’omaggio della città al patrono d’Italia. Frate Almiro, in vista della giornata odierna, ha inteso sottolineare come “nell’anno in cui ricordiamo gli ottocento anni dal Transito di San Francesco, il suo messaggio conserva una straordinaria attualità. In un tempo difficile e segnato dai conflitti, vogliamo che il nostro santuario continui a essere un luogo di pace e che l’opera di bene iniziata da Francesco più di otto secoli fa trovi ancora oggi espressione concreta nella solidarietà, nel volontariato e nell’attenzione verso chi ha bisogno». A proposito di volontariato, va ricordato che oggi, per tutto il giorno, proprio grazie ai volontari e alle volontarie che operano ogni giorno dell’anno attorno alla comunità francescana, sono a disposizione servizi di accoglienza e di ospitalità per quanti salgono al santuario e inteno soffermarvisi anche per qualche ora. Potranno essere visitati anche i locali dedicati alle missioni francescane in Africa, che vengono sempre sostenute dalla generosità degli spezzini. La festa di San Francesco è comunque celebrata oggi in tutta la diocesi, ed in particolare nelle chiese e nelle comunità legate al santo di Assisi, e come tali considerate “chiese giubilari” nella ricorrenza degli ottocento anni dalla sua morte.
Così in particolare a Sarzana e a Lerici, nelle due parrocchie intitolate a san Francesco, e presso le comunità dei frati cappuccini di Monterosso al mare e delle suore clarisse di Sarzana, le cui chiese sono entrambe intitolate – secondo un’antica consuetudine dell’ordine cappuccino – a San Giovanni Battista. Va ricordato che il legame dei frati frrancescani con le Chiese dell’antica diocesi di Luni è molto antico. A Sarzana ottocento anni fa era già presente un loro convento, nell’anno stesso della morte del santo fondatore, mentre a Spezia la presenza, che risale al Trecento, si è sviluppata nel tempo in modo imponente. A Gaggiola i frati minori si insediarono nel 1888, dopo che i lavori per l’Arsenale militare avevano portato all’abbandono della chiesa e del convento di “San Francesco grande”, la cui costruzione era stata decisa da papa Pio II Piccolomini con la bolla “Votis fidelium” del 1458.


