Salari, casa e grandi partite: il confronto inizia a entrare nel vivo
|“Per chi governiamo questa città?”: il Pd alza il tiro su lavoro, casa e futuro
Gli esponenti dem Baruzzo e Montefiori replicano alla vice sindaca Frijia e mettono al centro salari, casa, servizi e occupazione, chiedendo risposte sulle grandi partite industriali: dalla Difesa all’area Enel, fino alla Pontremolese.
Settembre è il mese in cui si volta pagina, il periodo storicamente legato al mondo del lavoro, alle rivendicazioni sindacali nell’ambito di un confronto politico che si intensifica, inevitabilmente, visto che settimana dopo settimana ci si avvicina anche all’appuntamento elettorale. Nel comune capoluogo, già da qualche tempo maggioranza e opposizione pongono e propongono due punti di vista diametralmente opposti misurando salari, casa, servizi e intervenendo sulle grandi partite industriali che riguardano il futuro della città. Dopo le recenti considerazioni della vice sindaca Maria Grazia Frijia, il segretario provinciale del Pd Marco Baruzzo e quello comunale Andrea Montefiori replicano spostando il fuoco sul lavoro quotidiano e sulle condizioni materiali di chi vive e lavora alla Spezia. Una lettura che parte dai dati sull’occupazione e sui redditi per arrivare alle scelte che, secondo i due esponenti dem, dovrebbero accompagnare la trasformazione della città: dalla casa ai servizi, dal turismo alla difesa, dall’area Enel alla Pontremolese. “Secondo i dati Inps sul lavoro privato, uno spezzino guadagna in media 21.892 euro l’anno: circa 1.780 in meno della media nazionale, quasi seimila in meno della media del Nord Ovest – introducono i due esponenti ‘dem’ -. Tra il 2021 e il 2025 i prezzi sono saliti del 17,1%, il carrello della spesa del 24%. In dieci anni i salari privati, a livello nazionale, sono cresciuti del 14,7%. La nostra non può essere una città che si basa esclusivamente su chi ha già e su chi può avere una rendita immobiliare oppure attività stagionali legate al turismo. Scrive Shelley: «Il seme che seminate lo miete un altro, la ricchezza che trovate la tiene un altro»”. Altro tema al centro dello scontro la “questione turistica: “Il turismo cresce, e nessuno lo nega. Ma convive con contratti stagionali, paghe basse e alloggi sottratti ai residenti. Le 1.700 famiglie in attesa di una casa popolare segnalate dal Sunia appartengono alla stessa fotografia. Così anche i lavoratori che la Caritas vede scivolare nella povertà per colpa degli affitti e le famiglie alle prese con le liste di attesa degli asili nido pubblici”.
Secondo Baruzzo e Montefiori il ragionamento è sulle intenzioni di rappresentanza: “La domanda è semplice: per chi governiamo questa città? Rispondiamo senza giri di parole. Per chi la fa funzionare ogni giorno: chi apre i bar alle sei, chi lavora nei cantieri navali, chi pulisce le scuole, chi assiste gli anziani. Si comincia dalla casa: il Comune dovrebbe usare le proprie competenze per favorire la locazione a lungo termine, con garanzie e sostegni sia per i locatari sia per i conduttori. Potrebbe usare la pianificazione urbanistica per favorire il diritto all’abitazione accessibile e sostenibile. Si dovrebbe porre con più forza il tema della ri-destinazione di parte del patrimonio pubblico inutilizzato, cercando di dare una risposta a chi, nel sindacato, solleva da tempo l’esigenza di un piano casa per centinaia di nuovi lavoratori dell’industria locale. Poi i servizi e i trasporti: le tariffe devono essere commisurate al reddito reale, per il nido come per le mense e gli impianti sportivi. Serve un trasporto pubblico pensato per chi entra in turno all’alba, chi deve aprire una saracinesca in centro, chi deve andare in uno studio oppure a insegnare in una scuola. I flussi crocieristici, che attraversano la città consumandone spazi e servizi, devono contribuire in misura proporzionata. Il residente paga già con le sue tasse, il visitatore di passaggio no. Il verde va trattato come un servizio essenziale. Alberi nelle strade, piazze liberate dalle auto, parchi curati nei quartieri popolari: in una città sempre più calda sono la prima difesa di chi non ha l’aria condizionata né una seconda casa. È la «nuova idea di città» di cui scriveva Veschi”. E c’è il lavoro, qui l’attacco va proprio alle scelte del governo centrale: “Il salario minimo lo ha bocciato in Parlamento la maggioranza di cui Frijia fa parte. Nei propri appalti, però, decide il Comune: Genova, Firenze e Napoli premiano nelle gare le imprese che garantiscono almeno nove euro l’ora. La Spezia deve farlo subito”.


