‘Per un’ecografia nel pubblico nessun posto disponibile’”
|“Sanità in crescita? Io per curarmi faccio più chilometri che visite”
Buongiorno,
in merito alle dichiarazioni che ho letto nel vostro articolo (leggi qui), mi permetto, da malato grave nonché emigrato sanitario dato che per curarmi passo più tempo in auto che in ospedale, di rispondere ai capigruppo del centrodestra riguardo a “Il sistema sanitario ligure è in forte crescita, nonostante i tentativi dell’opposizione di screditare i risultati ottenuti…”. Premesso che sono ben consapevole degli sforzi di gran parte del personale sanitario per tirare avanti la baracca, giusto sono tornato l’altro giorno da un ospedale ligure sito a 123 km di distanza da Spezia perché in quello in cui sono ufficialmente in cura e dove effettuo le terapie, posizionato sulla mappa a “soli” 100 km dalla mia città, ci sono stati recentemente alcuni problemi “gestionali” che purtroppo non mi posso permettere.
Il medico che mi ha visitato, tra le altre cose mi ha prescritto anche un esame (eco addome) per verificare il motivo di forti dolori persistenti che un mese fa mi hanno costretto a farmi dare un’occhiata al pronto soccorso e nonostante i farmaci non sono più scomparsi. Tempistiche per effettuare l’ecoaddome: in Asl nessun posto disponibile, non oggi, domani o tra sei mesi. Proprio nessun posto disponibile. Ambulatorio privato: il pomeriggio seguente con persino scelta di più orari. Ora senza entrare nel merito delle motivazioni e sempre consapevole che ci sono purtroppo pazienti con situazioni di gran lunga più urgenti, vorrei chiedere ai nostri politici una cosa sola: basta con gli spot elettorali, con le foto di gruppo nei reparti di eccellenza, con le dichiarazioni dopo ogni mattone piazzato sul futuro ospedale Felettino. E soprattutto basta di dichiarare che va tutto bene perché non è affatto così.
Questo ad esempio è un estratto di quello che veramente ha dichiarato la fondazione Gimbe e che i capigruppo del centrodestra si sono dimenticati di segnalare: “…tuttavia, nello stesso anno, la quota di popolazione che ha dovuto rinunciare ad almeno una visita medica o un accertamento diagnostico prescritto dal medico è salita dal 7,6% al 9,9%, coinvolgendo quasi 5,8 milioni di persone. Come evidenziato dal presidente Cartabellotta, ci si trova di fronte a un evidente paradosso: l’incremento delle promozioni formali non corrisponde a una reale garanzia dell’accesso alle cure, rivelando la limitata capacità della “pagella” ministeriale nel misurare l’effettiva esigibilità dei diritti alla salute”.
Saluti
Gabriele


