luci della città
|Storie di Resistenza inedite o riscoperte: Agostino Bronzi, sindaco socialista e pacifista
Tra pochi mesi eleggeremo il nuovo Sindaco della città. Dovrebbe essere un seguace di Bronzi, un socialista pacifista.
Nell’ottantesimo della vittoria sul fascismo e sul nazismo non abbiamo potuto ricordare ogni persona, ogni vicenda. In questa serie di articoli che si propongono, anche nel 2026, di continuare a indagare su quel momento “magico” della nostra storia non poteva mancare un ritratto del Sindaco della Liberazione, nominato dal CLN nell’aprile 1945: Agostino Bronzi, avvocato, socialista. Due i vicesindaci: Paolo Borachia, democristiano, e Terzo Ballani, comunista.
La Spezia, bombardata e distrutta come poche altre città italiane, non aveva più la sede del Comune, che era stata in piazza Beverini: il “Palazzo Cenere”, come lo chiamavano gli spezzini per via del suo colore. Gli uffici furono decentrati in varie sedi precarie e anguste, prima dell’accentramento nell’ex Palazzo Littorio di piazza Europa. All’inizio Bronzi riceveva in piazza Verdi, nel palazzo del Liceo.
La prima Giunta cominciò a ricostruire, in una Spezia dove mancavano tante case, tante strade, gli impianti essenziali dell’acqua, della luce, del gas. Per alleviare la depressione degli spezzini fu decisiva non solo la sapienza amministrativa di Bronzi e dei suoi collaboratori ma anche il loro senso umano, il loro umanesimo sociale. Ma chi era Bronzi, e perché la scelta del Sindaco della Liberazione cadde proprio su di lui?
Bronzi era l’uomo simbolo del socialismo spezzino. Nato nel 1891 da una famiglia borghese, fu subito un ribelle. A 21 anni, negli anni precedenti la prima guerra mondiale, era già il principale esponente socialista in città: un massimalista, un intransigente, un rivoluzionario. Per molti anni si è ricordato un episodio: un suo comizio sospeso al Fezzano dalle grida di una vecchia zia, che inveiva contro il giovane nipote, considerato una vergogna per la famiglia. Dopo la prima guerra mondiale Bronzi si spostò progressivamente su posizioni riformiste, e per tutta la vita fu un riformista, dell’ala “destra”, come si diceva, del PSI. Ma fu un riformista intransigente, direi rivoluzionario. La parola “riformismo” ha oggi perso ogni significato, ma allora significava trasformare la società in senso socialista, “fare la rivoluzione” con il metodo democratico delle riforme e non con la violenza. In Bronzi, come ha scritto il leader socialista spezzino che gli succedette, Angelo Landi, le due anime – la riformista e la rivoluzionaria – non erano contrapposte, ma momenti di un unico processo. E’ questo il senso vero del socialismo libertario, che nasce “dal basso”.
Con l’avvento del fascismo, Bronzi era a rischio della vita. Si salvò dalla caccia agli antifascisti e dalla strage del gennaio 1923 (si veda, in questa rubrica, l’articolo “L’orribile strage del 22 gennaio 1923”, 22 gennaio 2023) scegliendo l’esilio: prima a Milano, poi a Parigi. Sempre da militante socialista. Rientrò alla Spezia alla vigilia della seconda guerra mondiale. Lo accolse un’aggressione dei fascisti, come ha ricordato il giornalista Gino Patroni, che vi assistette: era pieno giorno, al Peola, il bar di via Chiodo che sarà sempre caro a entrambi. Il socialista tornato dall’esilio “portava un grosso basco scuro, alla francese”, raccontò il “Gipa”.
Bronzi partecipò alla Resistenza: prima a Vezzano, con la famiglia Battolini, poi tra Calice e Follo, con Daniele Bucchioni. Era quindi, con Pietro “Mario” Beghi, il socialista segretario del CLN, uno dei due più autorevoli candidati del PSI per la carica di Sindaco. Toccò a Bronzi, Beghi divenne Prefetto.
Bronzi fece poi il vicesindaco del comunista Osvaldo Prosperi, il primo Sindaco eletto dal popolo, nel 1946; quindi il Presidente della Provincia e il senatore.
Il suo messaggio più nobile e genuino, ha scritto Attilio Battolini, è quello di un discorso del 1955: “senza amore, senza pace, mai nulla si potrà realizzare di forte, di vero”. E’ così. Qui si colgono i valori che restano per tutta una vita. Nel 1913 il giovane Agostino scrisse un articolo su “La libera parola” in cui contestava gli argomenti dei militaristi, secondo cui il denaro speso per gli armamenti creerebbe sviluppo e ricchezza. “E’ questa una delle più grandi corbellerie economiche che si possano dire”, notava, e aggiungeva:
Se lo Stato costruisce ponti e ferrovie, prosciuga paludi, fonda scuole, provvede ad alloggi sani e a buon mercato, il capitale impiegato esercita un influsso benefico su tutta l’economia. Invece il denaro collocato in armamenti, se anche resta in paese e per il momento giova ad alcune categorie di operai e di imprenditori […] resta improduttivo. Il cannone ed il fucile non creano valori, anzi distolgono migliaia di operai atti al lavoro produttivo.
Fatto in una città come la nostra, era – è – un discorso difficile. Eppure Bronzi ebbe il coraggio di farlo, di fronte al pericolo, che sarebbe diventato realtà, della guerra “inutile strage”, come la definì papa Benedetto XV nel 1917.
Bronzi sarà poi sempre pacifista, contro ogni guerra. Come ha ricordato Varese Antoni, che fu assessore con lui e con Prosperi:
Per lui la guerra era guerra, punto e basta e non doveva ammettersi per nessuna ragione. Ricordo nettamente la sua contestazione (con una esplicita interruzione nel dibattito in Consiglio Comunale) sulla distinzione tra guerre giuste e guerre ingiuste. All’uomo doveva riservarsi solo e unicamente la pace!
L’avvocato “rosso” era quindi un po’ gandhiano. Non a caso, negli anni Cinquanta, fu designato a presiedere il Movimento della Pace.
Tra pochi mesi eleggeremo il nuovo Sindaco della città. Dovrebbe essere un seguace di Bronzi, un socialista pacifista. Oggi significa opporsi all’integralismo atlantista e al piano di riarmo europeo. Perché guerre giuste non ce ne sono.
Post scriptum
La fotografia in alto, dell’archivio della Fondazione Amendola, è del 1961: Bronzi è in Consiglio Provinciale.
Quella in basso, del 1952-1956, è una foto della Giunta Provinciale: da sinistra si vedono Piero Galantini, Pietro Bernardini, Angelo Landi, Flavio Bertone, Agostino Bronzi, Tommaso Lupi. Appartiene all’archivio della famiglia Landi.



