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"IA non serva soltanto ad aumentare i dividendi degli amministratori delegati"
|Leonardo, Fincantieri e Oto Melara in salute, De Palma: “Appalti e subappalti, modello da superare”
Il segretario generale nazionale della Fiom alla Spezia per la tre giorni di “Metalmeccanica”: “La situazione occupazionale e produttiva è positiva, ma serve una diversa gestione dello sviluppo e più diritti per chi lavora nella filiera”.
L’industria manufatturiera torna al centro del confronto sindacale e lo fa con la tre giorni di Metalmeccanica, la festa organizzata dalla Fiom Cgil spezzina. Al “Dialma Ruggiero”, dove materialmente la festa si tiene, c’è Michele De Palma, segretario generale nazionale della categoria. “In questo momento la situazione sia di Leonardo, che di Fincantieri e quindi di Oto Melara da un punto di vista occupazionale e produttivo, è positiva. C’è, semmai, un problema di sviluppo e di gestione dello sviluppo. Noi pensiamo che sia fondamentale, penso soprattutto al mondo degli appalti e dei subappalti, produrre un elemento di inclusione, di cittadinanza piena del lavoro dentro la catena del valore che viene generato in queste aziende”. De Palma insiste sulla necessità di equilibrare la produttività con la sostenibilità lavorativa: “Nel corso di questi anni abbiamo lavorato per costruire accordi con le aziende, ma certamente dobbiamo fare di più. Perché se si vuole produrre è del tutto evidente che è necessario poi garantire i diritti di salute, sicurezza, diritti sul lavoro, ma anche salariali per le persone, sia che si parli di diretti, sia per le tante lavoratrici e lavoratori che sono impiegati negli appalti e nei subappalti. E dico di più, penso che il modello che esternalizzava moltissime attività sia un modello superato dalla contemporaneità”, spiega De Palma.
Un punto di vista piuttosto inedito in questo periodo che De Palma rimarca, spiegandone il senso: “Pensiamo che vadano aumentate le lavoratrici e i lavoratori che sono direttamente dipendenti delle aziende principali che elaborano il prodotto finito. Gli appalti e i subappalti sono un modello industriale che dobbiamo superare, in tempi anche abbastanza rapidi, perché apre delle contraddizioni tra i lavoratori, sui territori e noi invece abbiamo bisogno di dare piena cittadinanza alle persone. La cittadinanza le persone ce l’hanno quando lavorano con i limiti”. Di intelligenza artificiale si parlerà anche alla festa della Fiom e su questo De Palma chiarisce un principio che, ciclicamente, ritorna: “Come tutte le tecnologie, le grandi innovazioni tecnologiche, sono un’opportunità quando sviluppano condizioni migliori per chi lavora. Se un lavoratore viene chiamato ad addestrare l’intelligenza artificiale, che servirà domani a sostituire quel lavoratore sul posto di lavoro, non è un investimento tecnologico positivo. Se l’intelligenza artificiale serve invece a prevenire gli infortuni mortali sui luoghi di lavoro, a migliorare le condizioni delle persone dentro i luoghi di lavoro, magari anche a ridurre l’orario di lavoro, il discorso cambia. Perché uno dei temi che noi abbiamo è che guardiamo all’innovazione tecnologica come se questa non avesse un rapporto con l’orario di lavoro: ha invece un rapporto diretto, perché se tu aumenti la produttività, vuol dire che aumenti il valore. Quel valore va ridistribuito tra le persone e lo dobbiamo ridistribuire in termini di salario, visti i tempi dentro i quali viviamo quando andiamo a fare benzina, ma va ridistribuito anche in termini di orario. Perché ridurre l’orario vuol dire implementare il numero delle lavoratrici e dei lavoratori dentro i luoghi di lavoro. Quindi la tecnologia è importante, l’innovazione tecnologica è fondamentale, ma il punto è a cosa serve. Non può servire soltanto ad aumentare i dividendi o le remunerazioni per gli amministratori delegati o per gli azionisti, deve servire a remunerare la società dentro la quale viviamo”.
Un argomento ligure, estremamente importante, è l’Ilva: stiamo vivendo, da questo punto di vista, giorni veramente caldi: “E’ una situazione drammatica che conosciamo tutti, il 20 ottobre c’è l’appuntamento con la Corte di Cassazione, ma noi continuiamo a pensare che il piano che abbiamo presentato al Governo, cioè tenere aperta l’area a caldo per fornire la verticalizzazione, tra l’altro con una produzione assolutamente bassa, ad oggi siamo a 2 milioni di tonnellate, sono tra i massimi che sono state prodotte nell’ultimo periodo, credo che sia assolutamente necessario fare il DRI per avere il preridotto che poi serve alla trasformazione nei forni elettrici e poi dopo alle verticalizzazioni che riguardano tutti gli impianti, compreso ovviamente Genova e Novi. E’ l’unica soluzione che noi pensiamo sia possibile in questo momento e si è perso tempo fino ad ora, perché noi pensavamo che invece il soggetto industriale partecipato pubblico fosse l’unico che potesse garantire il piano che tra l’altro i commissari stessi avevano prodotto, una transizione della produzione dell’acciaio nel nostro paese: se vogliamo mantenere la sovranità industriale dobbiamo produrre acciaio, non farlo arrivare da altre parti del mondo, perché quello di cui non si discute è che il rischio che corriamo è che non produrremo più acciaio, dovremo comprare sul mercato i coils o le trame per poterle poi trasformare nelle acciaierie italiane. Noi abbiamo bisogno invece di mantenere la produzione di acciaio, per questo vi è una società con una capitale completamente pubblica, che è nata con lo scopo di fare la decarbonizzazione della produzione dell’acciaio. Decarbonizzare l’acciaio per poterlo produrre”. “La politica? In questo momento sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e siccome siamo stati quelli che hanno lottato, combattuto, scioperato, fatto le cause per poter salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini sul Taranto, siamo quelli più interessati a salvaguardare la salute e la sicurezza, ma dall’altro lato garantire la produzione. La cordata italiana? Noi non conosciamo ovviamente quali sono state le proposte o quali sono le proposte della cordata. La soluzione che continuiamo a pensare è una partecipazione pubblica”.

