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Ricordo di Corrado, “ingegnere della tenerezza”
Corrado Bernardini Capo Scout - fine anni Sessanta (archivio famiglia Bernardini)

Corrado Bernardini, scomparso nella sua Sarzana sei mesi fa, è stato un personaggio simbolo delle lotte e delle speranze del grande movimento protagonista degli ultimi decenni del Novecento e dei primi del nuovo secolo. Corrado è stato, a suo modo, tutto: un “cattolico del dissenso”, un uomo della sinistra, un ambientalista, un pacifista. Ha mischiato queste diverse culture, cercando sempre di innovare, di aprirsi ai giovani. Come ha fatto da co-fondatore di Libera. Amava profondamente Sarzana, ma senza chiusure campanilistiche: era un sarzanese aperto al mondo. Amava il suo essere ingegnere – una vita alla SNAM, con quel vivo senso della precisione tipico degli ingegneri – ma senza rigidità: era “un ingegnere della tenerezza”, come ha detto Paolo Zanetti salutandolo in chiesa nel giorno del funerale.
Tutto scaturì, in lui, dall’esperienza giovanile negli Scout. Lo ha spiegato nella testimonianza che mi ha rilasciato per il libro “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”:

In quegli anni ci sono le mie radici, c’è il mio pensiero.

Dietro quel mondo Scout c’era il Concilio Vaticano Secondo, che fu un grande tentativo di restituire Dio a un mondo che l’aveva perduto: la ricerca di una nuova comprensione ed enunciazione del Vangelo, di una nuova comprensione e narrazione di Dio. Leggiamo il racconto di Corrado nel libro:

La mia famiglia era socialista, io ero cattolico, per mia scelta. Il mio parroco era don Carlo Ricciardi, figura molto sensibile, legata a padre Damarco. Il passaggio dallo scautismo al “dissenso cattolico” fu graduale. Una tappa importante fu il nostro viaggio a Gibellina, nell’estate del 1969, un anno e mezzo dopo il terremoto nel Belice. Ventitré ore di treno, per portare un qualche aiuto… Fu il nostro primo contatto con il mondo dell’emarginazione. Poi tornammo giù per organizzare i campi scuola. Il motto degli Scout sarzanesi, scritto sul tavolo della sede, era “I care” (“Mi importa”). Era anche quello di don Milani. Lo stesso che poi ci portò a impegnarci nel doposcuola di Prulla di Falcinello, insieme ad un gruppo di esponenti della nascente estrema sinistra.
Le figure importanti furono più d’una. Padre Damarco era la figura più riflessiva, quella che ci diede di più in termini teorici. Lo incontravamo tutti i sabati nella sede della FUCI: ci insegnò tante cose, a partire dal Vietnam. Don Sandro Lagomarsini l’avevo conosciuto al Liceo: era un ottimo studente. Lui era la figura che incarnava don Milani. Anche don Adamo Monteverdi è stato importante, una figura combattiva. Fu spostato nella Parrocchia di Scogna di Sesta Godano, poi si spretò. Come altri: Luciano Currarino, Renato Francesconi… Ricordo come momento di aggregazione molto forte la Veglia di Natale nella Parrocchia di San Venanzio, dove era parroco don Gianni Crovara.
Io ero Capo Scout, mi occupavo dell’alzabandiera e della messa. All’alzabandiera, ogni mattina, introdussi la lettura di una lettera di un condannato a morte della Resistenza europea. Lo scautismo fu un’esperienza decisiva di vita comunitaria. Dal punto di vista culturale fu importante, per il nostro mondo ma non solo, il Cineforum al Cinema Italia…

Con Alfredo Giusti ed altri Corrado fondò il gruppo Azione Comunitaria, che fu il punto di riferimento dei “cattolici contro la Cattedrale”. Lo scorso anno la città ha celebrato il cinquantesimo della inaugurazione della Cattedrale di Cristo Re. Ma non tutti sanno che nell’ottobre 1969, quando fu posata la prima pietra, la contestazione fu molto ampia. “Case, scuole ed ospedali, no alle cattedrali”, si gridava nei cortei studenteschi. Lo feci anch’io, e non mancavo di ricordarlo a Cesare Galeazzi – l’architetto che collaborò con Adalberto Libera alla progettazione dell’opera – nelle amabili conversazioni che facevo a casa sua, quando lo conobbi molti anni dopo.
Cosi Corrado ha riflettuto, nel libro, su quella mobilitazione:

La contestazione contro la nuova Cattedrale ebbe un respiro molto ampio in tutta la Diocesi coinvolgendo giovani e organizzazioni di tutte le parrocchie. La domanda era: è giusto che la Chiesa spezzina dilapidi un patrimonio così consistente per un’opera di non certa utilità? Lo spirito conciliare ci imponeva di destinare l’uso di quel denaro per venire incontro ai poveri. La nuova Cattedrale, che poi è stata realizzata, era giudicata inutile e soltanto segno di potenza.
Le richieste di quei giovani erano radicali e andavano a sovvertire certezze consolidate nella Chiesa di quegli anni.
La prima assemblea in cui venne presentato il “manifesto” dei contestatori si tenne in piazza Bacigalupi, al Muggiano. Già la scelta diceva qualcosa.
Tra i contestatori il gruppo più attivo e presto ben radicato era Azione Comunitaria. Fu costituito nella sede degli Scout a Sarzana, nei fondi della Cattedrale di Santa Maria. Sul tavolo, usato per le riunioni, stava scritto “I care, Me ne importa”, l’esatto opposto del motto fascista “Me ne frego”. Già questo era tutto un programma.

Don Sandro Lagomarsini e Corrado Bernardini - 2010-2020 (archivio famiglia Bernardini)
Don Sandro Lagomarsini e Corrado Bernardini – 2010-2020 (archivio famiglia Bernardini)

 

Oggi possiamo cogliere una certa unilateralità di quella battaglia, ma anche il suo senso vero, che era più generale e che individuava nella Cattedrale un pretesto per una critica al consumismo e allo spreco di ricchezza. Una critica più che mai attuale, se è vero che, in un mondo sempre più malato, non possiamo continuare a chiedere e a pretendere tutto.
Ritroviamo quella critica in un’altra esperienza di cui fu protagonista il gruppo Azione Comunitaria: il “campo di lavoro” all’Olmarello di Castelnuovo Magra, un’iniziativa di raccolta di indumenti e carta, materiali che sarebbero poi stati rivenduti per finanziare iniziative di carattere sociale. Ha spiegato Corrado nel libro:

L’esperienza del “campo di lavoro” ora pare poco, ma allora permise a molti giovani cattolici di uscire da una vita ecclesiale asfittica, essenzialmente incentrata sulla parrocchia, per aderire a una visione più ampia: il mondo, lo sfruttamento dei popoli da parte dei Paesi ricchi, il colonialismo…
C’era molta gioventù, una bella gioventù.

Corrado, figlio del Concilio Vaticano II, fu in fondo sempre coerente. Laureatosi nel 1970, dopo un anno di insegnamento al Nautico, fu assunto alla SNAM nel 1972. Politicamente si schierò a sinistra: alle elezioni comunali del 1970 a Sarzana si candidò come indipendente nella lista del PSIUP. Fu sempre impegnato nelle ACLI: metteva al centro il lavoro e i lavoratori. Dopo il PSIUP incontrò il PCI, e fu eletto per tre volte in Consiglio Comunale nella Sinistra Indipendente. Tra i primi, a sinistra, capì il valore dell’ambientalismo. Tra le foto di questo articolo ce n’è una che lo ritrae nella piana di Marinella: l’impegno, con Legambiente, per il parco fluviale è stata una sua grande battaglia. Come quella, con il CAI, per le Terre Alte.
Gli ero molto legato. Fin dai tempi del PCI: la Sinistra Indipendente fu una leva importante per cercare di cambiare in meglio il partito sarzanese. Da sindaco lo proposi come presidente di Spedia, la società provinciale per lo sviluppo economico: naturalmente non vi riuscii, come in tutti gli altri casi in cui dovevo trattare con i “poteri forti” della provincia, che non amavano gli spiriti liberi. Anni dopo mi raccontò, sfogandosi, che un analogo trattamento gli fu riservato nel Parco Montemarcello Magra. Pur essendo un uomo di mediazione non rinunciava ai principi, e l’establishment non lo gradiva.
Ricordo belle passeggiate lungo la pista del canale Lunense, un’escursione in Appennino… In questi momenti, oltre che in quelli con la moglie Luisa – conosciuta al tempo degli Scout – e con la famiglia, trovava la “tenerezza”, grazie a uno sconfinato amore per la natura. Ogni volta che scrivevo delle nostre amate Terre Alte, apprezzava e commentava subito. Ricordo una mattinata a Sarzana, durante la quale mi fece orgogliosamente da guida a tutti i segreti del patrimonio culturale della città, che conosceva come pochi. Mi portò anche in tutte le botteghe storiche: quando vado, mi accorgo che scompaiono una ad una, e penso al suo amore per Sarzana e per la sua storia.
Alla fine Corrado si è ritrovato a pieno nella Chiesa, con papa Francesco. In fondo papa Francesco è ripartito dal momento chiave della formazione di Corrado: indisse l’anno santo straordinario ripartendo dal Concilio, esattamente dal punto, anzi dal giorno, l’8 dicembre, in cui il Concilio era stato interrotto. Perché quell’“evento”, come il papa lo chiamò, non era affatto finito. E, superata la palude, si ricongiungeva al pontificato di Francesco, sicché Concilio e papa Francesco non sono due eventi, ma un unico evento.
Dalla “Laudato sì” – da lui, da noi, così amata – si può ripartire nell’impegno per custodire la casa comune e per cambiare un mondo sempre più disumanizzato.

Corrado Bernardini nella piana di Marinella - 2010-2020 (archivio famiglia Bernardini)
Corrado Bernardini nella piana di Marinella – 2010-2020 (archivio famiglia Bernardini)

Post scriptum:
Le fotografie provengono dall’archivio della famiglia Bernardini.
La foto in alto ritrae Corrado alla fine degli anni Sessanta, da Capo Scout.
Le successive risalgono al decennio 2010-2020. Nella seconda foto Corrado è con il comune amico don Sandro Lagomarsini. Nella terza è nella piana di Marinella.

lucidellacitta2011@gmail.com