Temi del giorno:
Il giornalista a Sarzana: "L'idea del fuoco descrive bene i tempi in cui viviamo"
|Mario Calabresi al Festival della Mente: “La crisi della politica è figlia della mancanza di cura e pazienza”
“Una delle grandi illusioni del nostro tempo è aver dimenticato la trasformazione vera perché richiedere sempre pazienza e cura che servono per gestire un fuoco lento”.
La pazienza della brace e la rapidità delle fiamme, la cura quotidiana contrapposta a un tempo dominato dall’immediatezza. Nella serata inaugurale Mario Calabresi ha portato al Festival della Mente di Sarzana una riflessione sui meccanismi dell’informazione, sulle trasformazioni della società e sulla crisi della politica, declinata secondo il tema del fuoco che guida questa edizione. “Mi piace l’idea della pazienza del fuoco” ha esordito il giornalista e scrittore in piazza Matteotti, affrontando uno degli aspetti meno appariscenti del tema che viene spesso utilizzato come metafora di un cambiamento improvviso, che divampa e consuma ma rappresenta anche la prima grande tecnologia utilizzata dell’umanità, capace di offrire calore e luce. Il fuoco contiene allo stesso tempo la vita e il pericolo e, secondo Calabresi, nessun altro elemento racchiude una tensione altrettanto radicale. Proprio per questo descrive bene anche il tempo presente, caratterizzato dalla velocità del ciclo dell’informazione e dei social network.
“Le fiamme sono l’inizio del fuoco, così come nella notizia che si propaga rapidamente. Aspettando si ottiene invece la brace che non è sexy, non viene considerata notizia” ha osservato Calabresi. Le fiamme sono “narrativamente perfette”, mentre ciò che continua a bruciare lentamente trova meno spazio nel racconto pubblico. Eppure, ha sottolineato, “le grandi trasformazioni della nostra vita assomigliano più alla brace che alle fiamme”. I cambiamenti autentici raramente si compiono attraverso un’esplosione improvvisa: hanno bisogno di tempo, continuità e dedizione. Una delle grandi illusioni contemporanee è proprio avere dimenticato che la vera trasformazione richiede sempre pazienza e cura, le stesse necessarie per governare un fuoco lento. Calabresi nel suo intervento sarzanese ha consigliato anche la lettura dell’ultimo libro di Emmanuel Carrère “Kolchoz” e ha ricordato la restauratrice Pinin Brambilla, che dedicò oltre vent’anni al recupero dell’Ultima Cena di Leonardo nel Cenacolo di Santa Maria delle Grazie. Un lavoro lontano dai riflettori, assunto come esempio della pazienza della brace e della capacità di prendersi cura nel tempo di qualcosa destinato a rimanere. Una metafora che Calabresi ha applicato anche alla politica: “La sua crisi è figlia della mancanza di brace, ovvero di cura e pazienza. Nessuno vince facendo manutenzione ma ci si arrabbia se si inciampa in una strada rotta”. Un riferimento che ha assunto un significato particolare in vista di una sua possibile, e discussa, candidatura a sindaco di Milano per il dopo Sala. Dal palco non ha parlato direttamente della corsa a Palazzo Marino ma ha ricordato la recente conclusione della sua esperienza nella società di podcast da lui fondata. “Lunedì ho lasciato Chora Media e ho pensato molto a questi sei anni. Ho ritrovato un po’ di appunti e ho rivisto che per fare il primo milione di ascolti ci abbiamo messo un anno, mentre per fare il secondo milione ci sono voluti sei mesi. Avevo soci visionari come me e ci siamo dati quattro anni per valutare”, ha raccontato. “Oggi Chora fa un milione di ascolti ogni 48 ore: è stata la pazienza a farci raggiungere questo risultato” ha aggiunto Calabresi, riconducendo la crescita del progetto non a una fiammata improvvisa, ma alla capacità di aspettare, correggere e continuare a investire nel lavoro. La pazienza diventa così anche un modo per guardare con rispetto a chi produce cambiamenti reali senza ricevere riconoscimenti – in primis gli insegnanti secondo il relatore – lontano dalla visibilità immediata e dalle logiche dei social.



