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L’Intelligenza artificiale come nuovo fuoco, Benanti al Festival della Mente: “Abbiamo costruito un oracolo che non sappiamo leggere”

È stato Paolo Benanti, presbitero, teologo e filosofo del Terzo ordine regolare di San Francesco, a inaugurare ufficialmente la 23esima edizione del Festival della Mente con la lectio magistralis “Custodire il fuoco. Tecnica, potere e futuro nell’età dell’intelligenza artificiale”, tenuta venerdì, nella prima serata della rassegna, in piazza Matteotti. “È una gioia per il cuore scoprire una comunità così intessuta di civismo”, ha esordito Benanti rivolgendosi al pubblico di Sarzana prima di entrare nel tema scelto quest’anno e mettere in relazione il primo fuoco dominato dall’uomo con quello nuovo e ancora in parte indecifrabile dell’Intelligenza artificiale.

Paolo Benanti, Festival della Mente 2026. Autore: Benedetto Marchese 4 settembre 2026

Secondo Benanti, l’Intelligenza artificiale rappresenta “la cosa più termodinamica costruita dall’uomo”: una struttura composta da enormi processori, una vera e propria “fornace” che consuma grandi quantità di energia per produrre previsioni. “È un’immensa macchina di preveggenza. Abbiamo costruito Prometeo” ha osservato. La macchina di previsione può diventare anche “una macchina di dominio”, capace di restringere gli spazi di libertà individuale attraverso una conoscenza sempre più approfondita delle persone. Il rischio indicato da Benanti riguarda infatti non soltanto ciò che la tecnologia è in grado di vedere, ma anche ciò che sottrae agli esseri umani: “Rubiamo anche il diritto delle persone di rimanere opache”.

Paolo Benanti, Festival della Mente 2026. Autore: Benedetto Marchese 4 settembre 2026

La raccolta e l’elaborazione dei dati possono rendere prevedibili aspetti della vita che fino a oggi appartenevano alla sfera privata, lasciando sempre meno spazio all’imprevisto e alla possibilità di sottrarsi allo sguardo della macchina. “Abbiamo costruito un oracolo che non sappiamo leggere”, ha aggiunto Benanti, il cui funzionamento resta spesso incomprensibile anche a chi lo utilizza, con il pericolo di affidargli decisioni senza possedere gli strumenti necessari per interpretarne le risposte. Custodire questo nuovo fuoco significa allora imparare a governarla, evitando che la promessa di conoscenza si trasformi in una nuova forma di controllo. “Non dobbiamo cedere all’opacità del futuro”, ha concluso Benanti, affidando al pubblico del Festival della Mente l’invito a mantenere aperto lo spazio della responsabilità, della comprensione e della scelta umana.