un aneddoto distante 14 anni
|Dal verde speranza alla cravatta del “buon auspicio”. Per lo Spezia Angelozzi si affida anche alla scaramanzia
La storia dell’accessorio scelto per la conferenza di fine mercato, un passaggio fondamentale tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Anche la scaramanzia gioca la sua parte nel personaggio Guido Angelozzi. Nel giorno del suo terzo ritorno in aquilotto, il direttore si era presentato con una cravatta verde. “Verde speranza, avevo tre possibilità ma ho scelto questa anche per scaramanzia”, aveva raccontato. E la scaramanzia, a giudicare dal lavoro svolto nei circa sessanta giorni di mercato, non gli ha portato male: 64 operazioni complessive, 23 acquisti per la prima squadra, 22 cessioni e 19 risoluzioni contrattuali, tra calciatori, staff e dipendenti, più due ingressi in Primavera, che da questa stagione sarà sotto la sua direzione con l’aiuto di Mattia Biso. Numeri che raccontano la portata della rivoluzione costruita da Angelozzi e dalla sua squadra, partita anche sotto il segno di quella cravatta verde. Oggi, però, nel giorno dell’analisi del mercato, quella cravatta è tornata nel cassetto. Perché Angelozzi è meticoloso anche in queste cose e ha una storia per quasi ogni dettaglio. Quella della cravatta scelta questa mattina per la conferenza stampa affonda le radici in un’altra epoca, in un Bari e in uno dei momenti più delicati della carriera del direttore catanese.
È una cravatta blu, con motivi circolari, e per Angelozzi è soprattutto una cravatta di buon auspicio. La storia risale al maggio 2012, quando il Bari, guidato per il quarto anno consecutivo sul mercato dal direttore, vive una situazione drammatica: il fallimento è a un passo e proprio Angelozzi prova a trovare una soluzione. “A quei tempi ho attinto ai miei impegni, dopo tre anni li ho riottenuti”, ha raccontato oggi nel parallelismo con lo Spezia attuale, mandando un messaggio a quei calciatori che non hanno scelto la via del passo verso il club che aveva chiesto lo stesso direttore. In quel periodo deve raggiungere Londra per incontrare un imprenditore romano interessato all’acquisto del Bari. La sera precedente i pugliesi vincono 2-1 sul campo del Carpi. Angelozzi resta in hotel e la mattina prende il treno da Modena verso Milano, da dove deve poi volare in Inghilterra. Durante il viaggio, però, qualcuno gli ruba la valigia. Un disastro, proprio alla vigilia di un incontro che può decidere il futuro del club. Così entra nella prima boutique che trova e ricompra tutto ciò che gli serve: l’abito, gli indumenti e la cravatta. L’incontro a Londra va bene e quella cravatta, acquistata quasi per necessità in una giornata cominciata nel peggiore dei modi, finisce per assumere un significato diverso: diventa per Angelozzi un oggetto legato al buon auspicio.
Quattordici anni dopo, la storia torna al punto di partenza. Questa mattina Angelozzi ha scelto proprio quella cravatta per la conferenza che chiude idealmente i due mesi più intensi della sua terza esperienza allo Spezia: un appuntamento importante, quasi uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò che adesso è, dopo una rivoluzione che ha cambiato profondamente il volto della squadra. E allora quella cravatta blu torna al collo del direttore, ancora una volta nel mezzo di un passaggio delicato, ancora una volta con la speranza che possa portare fortuna. Allora era una valigia rubata a costringerlo a comprarla, oggi sceglierla è una mossa precisa, quasi un piccolo rito. Non sarà certo una cravatta a fare una squadra, ma Angelozzi ha deciso di affidarle ancora una volta un significato: quello di un buon auspicio per uno Spezia che lui stesso considera candidato al titolo. Non il favorito, ma costruito per provarci e dare fastidio a quelle 3-4 squadre che partono con i favori del pronostico.


