Grande partecipazione all'incontro promosso da Pontremoli Città Aperta
|E se a ripensare la città fossero i bambini? Pontremoli si interroga con Francesco Tonucci
Una terrazza gremita, tante domande e una proposta concreta per la città. Giovedì 27 agosto la Terrazza di Palazzo Dosi Magnavacca ha ospitato l’incontro “E se a ripensare la città fossero i bambini?”, promosso da Pontremoli Città Aperta con il patrocinio del Comune di Pontremoli. Protagonista Francesco Tonucci, pedagogista di fama internazionale, ricercatore del CNR e ideatore de “La città dei bambini”, progetto nato nel 1991 e oggi attivo in oltre 200 città di 15 Paesi. Un ospite di casa, in realtà: Tonucci vive infatti a Cervara. A moderare Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia all’Università Cattolica, con gli interventi della pediatra Caterina Quiligotti e di Elisa Marconcini, dottoressa in tecniche psicologiche. In sala istituzioni, famiglie, insegnanti ed educatori.
Il punto di partenza è un paradosso. Mentre i reati in Italia calano costantemente, con gli omicidi passati dai quasi 2.000 del 1991 ai circa 300 attuali, i bambini hanno perso quasi del tutto la libertà di uscire e giocare da soli. Non per un pericolo reale, ha spiegato Tonucci, ma per un allarme sicurezza amplificato dai media e per l’iperprotezione degli adulti. Il risultato è un’infanzia sempre più al chiuso: pomeriggi saturi di attività strutturate, parchi giochi che richiedono la presenza costante dei genitori e, sempre più precocemente, lo smartphone come baby-sitter. Eppure, ha ricordato con un sorriso, statisticamente la casa e l’automobile dei genitori sono più pericolose per i bambini degli spazi aperti della città.
Il progetto, ha chiarito Tonucci, non è un’iniziativa educativa ma una scelta politica: assumere i bambini come parametro delle decisioni sulla città, al posto dell’adulto, maschio, lavoratore e motorizzato attorno a cui sono cresciute nel dopoguerra. Se una città è a misura di bambino, è migliore per tutti. Da qui il riconoscerli come cittadini di oggi e non solo di domani, come stabilisce l’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, ratificata dal Parlamento italiano il 27 maggio 1991, lo stesso giorno in cui nasceva il progetto.
Lo strumento più conosciuto è il Consiglio dei bambini: una ventina di alunni di quarta e quinta elementare, metà bambine e metà bambini, scelti per sorteggio e non per elezione né per merito, così che tutti abbiano la stessa possibilità. Restano in carica due anni e segnalano al sindaco ciò che non funziona. Oltre al Consiglio, assemblee di classe settimanali, perché l’ascolto riguardi tutti.
La proposta al centro della serata è però un patto educativo tra bambini, famiglie e scuole: i bambini rinunciano al possesso dello smartphone durante la scuola primaria e dell’obbligo e, in cambio, ottengono la libertà di uscire a giocare da soli con gli amici e l’alleggerimento dei compiti pomeridiani. Accanto al patto, idee concrete già sperimentate altrove: i “negozi amici dei bambini”, esercizi commerciali dove i più piccoli possono chiedere aiuto, un bicchiere d’acqua o usare il bagno durante i loro spostamenti; la trasformazione dei tradizionali parchi giochi in spazi verdi liberi dove inventare i propri giochi; percorsi sicuri per andare a scuola a piedi in autonomia.
Caterina Quiligotti ed Elisa Marconcini hanno portato lo sguardo della pediatria e della psicologia: la prima invitando a ridare respiro ai pomeriggi dei bambini e a rimandare l’incontro con gli schermi, la seconda riscoprendo la noia come motore di creatività e il valore di lasciare ai bambini esperienze reali, piccoli rischi compresi.
Vivace il dibattito con il pubblico, aperto dalla Dirigente Scolastica Lucia Baracchini, che ha condiviso con franchezza le responsabilità che le scuole gestiscono sull’uscita autonoma dei ragazzi, concordando però sul valore educativo del cadere e del rialzarsi. Un’educatrice del nido ha raccontato come il gioco libero sia il principale strumento di apprendimento, anche quando comporta graffi e morsi che spaventano i genitori.
La serata si è chiusa con la volontà di proseguire il percorso, ascoltando famiglie e bambini e spronando scuole e istituzioni a muoversi in questa direzione, con Tonucci disponibile a collaborare. L’idea di città che Pontremoli Città Aperta vuole portare avanti parte da qui: una città a misura di bambine e bambini è una città pensata per le relazioni, per sostenere chi è più fragile, per avere come obiettivo la comunità. Spesso invece le città crescono attorno a esigenze particolari: l’automobile, la velocità, l’edilizia, gli equilibri economici. Rovesciare questo sguardo non è questione di pochi mesi, ed è proprio per questo che serve partire da un’ambizione alta: come ha ricordato il Prof. Triani citando Emmanuel Mounier, quando gli uomini smettono di sognare cattedrali non sanno più costruire nemmeno le soffitte.
E l’infanzia dura poco: occorre cominciare adesso. Pontremoli Città Aperta è un’iniziativa civica nata per creare spazi di partecipazione sul futuro della città. Il gruppo si ritrova circa una volta al mese ed è aperto a tutti: per informazioni, contattare Elena 331 813 3545 e Fiamma 333 924 2592.


